Prima di iniziare a raccontarvi ci tengo a ringraziare tutti gli amici che ieri hanno organizzato la Marcia del Kem Kogi, gli oltre 100 partecipanti e la Cooperativa Agricola Cernuscchese che ha offerto il rinfresco. Grazie per farci sentire la vostra vicinanza.
Questo periodo è stato abbastanza pieno di cose da fare e di malanni di casa e così non abbiamo avuto molto tempo per scrivere; però oggi vi voglio raccontare della mia prima visita in carcere assieme a Padre Eugenio e, come mi ricorda giustamente il Kuda, un paio di impressioni sulla conferenza climatica.
Iniziamo da quest’ultima, che si è tenuta la scorsa settimana. In Italia, da quello che ho visto sui siti dei principali quotidiani, probabilmente non si è discusso molto nè prima nè dopo, mentre qui le attese erano davvero alte e i commenti sono stati innumerevoli. Questa conferenza, convocata dal Presidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia – Evo Morales – aveva la pretesa di rilanciare il dialogo tra i governi dopo l’insuccesso (dal punto di vista degli impengi presi dai governi) del vertice di Copenaghen e soprattutto voleva fare in modo che le soluzioni ai problemi legati alla conservazione dell’ambiente e ai cambiamenti climatici arrivassero dai paesi più poveri e meno sviluppati.
Purtroppo il livello di serietà della Conferenza è stato drasticamente abbattutto il primo giorno, proprio da un discorso del Presidente Morales. Durante il discorso di apertura, al quale ho assistito per intero, Morales cercando di portare l’attenzione su uno stile di vita meno consumistico e di valorizzare alcuni prodotti tradizionali si è in realtà reso ridicolo con affermazioni tipo: << a Cochabamba gli idraulici quando non sanno come fare a sturare un bagno usano la Coca Cola che, piena di sostanze chimiche, lo libera in pochi minuti>> oppure << in Europa sono tutti calvi perchè mangiano OGM>> o ancora <<mangiare molto pollo, che contiene ormoni femminili, da delle difficoltà nell’orientamento sessuale degli uomini>>.
Io, come molti degli stranieri presenti, ero lì perchè davvero speravo che questo incontro potesse fornire non una soluzione, ma per lo meno una prospettiva nuova invece questo discorso che si è concluso con <<morte al capitalismo!>> mi ha lasciato molto deluso. L’impressione, data anche dagli altri interventi al discorso inaugurale, è stata che si volesse criticare il modello capitalistico senza avere una proposta davvero alternativa da portare.
Io personalmente non ho partecipato a nessun tavolo di lavoro ma ho solo seguito alcune conferenze, anche perchè l’organizzazione è stata davvero scarsa. Il primo giorno la media di attesa per ritare il pass è stata di 4 ore, molti dei seminari sono stati cambiati di orario e di sede senza preavviso e la maggior parte degli incontri iniziavano con almeno mezz’ora di ritardo.
Ritornando al discorso del Presidente, le cronache e tutti i talk show della settimana, sono stati occupati da interventi di esperti pro o contro il fatto che mangiare pollo faccia diventare gay. Anche nelle strade o nei locali della città non si è parlato d’altro per alcuni giorni.
In conclusione io credo che questa Conferenza sia stata un’occasione sprecata. Invece di promuovere un movimento che cerchi davvero un’alternativa al modello capitalistico, che qui in America Latina fa vedere il lato peggiore di se, Morales ha dato l’impressione di usare questo evento per fare un po’ di campagna politica di bassa lega in suo favore.
Passando invece alla visita in carcere devo dire che è stata un’esperienza molto forte. Vedere con i miei occhi le condizioni in cui vivono 380 persone mi ha colpito molto nonostante fossi preparato a quello che avrei trovato dato che in casa con Padre Eugenio, che si occupa anche di pastorale penitenziaria,a partire dalle notizie dei giornali a volte si parla dei problemi dei detenuti.
Iniziamo dall’ingresso: mentre si va dal revisore, ovvero il poliziotto incaricato di perquisire chi entra, si passa accanto ad una stanzetta 2 per 2 con il tetto che cade a pezzi dove vengono messi i detenuti arrestati il sabato e la domenica o quelli che hanno creato problemi all’interno del carcere. Oggi quando siamo entrati c’erano 2 persone rannicchiate sul pavimento, perchè non c’è il letto, che dormivano.
Entrando quasi ci sale in spalla un ragazzo che stava scendendo dalle celle del “secondo piano”, gabbiette di legno costruite sopra alle celle in muratura, alle quali si accede con delle scalette simili a quelle che ci sono dietro ai camper. Nei corridoi è difficile passare in due e si trova un po’ di tutto; c’è chi si taglia i capelli, ci sono dei negozietti gestiti dai detenuti e al centro del carcere c’è una sala con due televisori, un biliardo e alcuni tavoli per mangiare ciò che si vende nei negozi. Si, proprio così, il mangiare i detenuti lo devono comprare da altri detenuti e lo stato riconosce a ciascuno 0,45 € al giorno che generalmente arrivano con un paio di mesi di ritardo e che servono per un paio di zuppe scarse .
Il cibo però non è l’unica cosa che pagano i detenuti. La corruzione e la violenza diffusa nelle carceri, hanno imposto un regime in cui tutto si paga, a cominciare dal “diritto di suolo”. Quando una persona viene detenuta, i delegati, ovvero i più influenti e più violenti dei detenuti, gli chiedono da 200 a 500 dollari per assegnare una cella. Se uno non può pagare viene lasciato a dormire negli spazi comuni e contemporaneamente costretto a fare pulizie e altri lavori di mantenimento. Chi si ribella viene torturato, violentato o sottoposto a maltrattamenti di ogni genere, ovviamente con la complicità dei poliziotti che prendono una parte dei soldi riscossi dai delegati. Inoltre, come dicevo, tutto si paga, docce e bagni compresi. Capita spesso che i più poveri portino tutta la famiglia in carcere perchè non possono permettersi di pagare la loro permanenza in carcere e anche l’affito di casa. Oggi per esempio hanno portato, mentre eravamo in infermeria, un bimbo di 2 mesi scarsi, che a fatica riusciva a piangere dal tanto che aveva la gola infiammata.
In un ambiente così malsano e violento, è difficile pensare a una riabilitazione dei detenuti. L’unico momento di riflessione è la messa domenicale, Cattolica o Evangelica che sia. Tutte le attività formative sono lasciate alla buona volontà di organizzazioni civili o religiose.
Adesso vi saluto perchè dobbiamo finire di prepararci per andare a cena dal dott. Pietro Gamba, che da vent’anni vive su un altopiano a circa un’ora da Cochabamba e dove ha fondato un ospedale. Prossimamente racconteremo anche la sua storia, che è un esempio di generosità e anche delle assurdità che si vivono in Bolivia.
Daniele
Share this article