Oggi arriva alle porte di Cochabamba la carovana di disabili che da circa 40 giorni sta camminando da Trinidad verso La Paz, sede del Governo, come segno di protesta verso la disattenzione dell’esecutivo verso il settore e per reclamare l’approvazione della legge di trattamento preferenziale il cui punto saliente é un bono di 3000Bs.
Il 15 novembre un totale di 17 persone disabili sono partite in sedie a rotelle e stampelle con l’obiettivo di dare visibilitá alla lotta per i loro diritti, nel cammino si aggiungono varie delegazioni e in tutte le principali cittá (Santa Cruz, Cochabamba, La Paz) si stanno svolgendo manifestazioni di appoggio ai “marcisti” con cortei e bloquei. Fermo restando la necessitá che questo Paese faccia un punto serio sulle politiche verso il settore disabilitá, non riesco a sposare completamente la causa dei marcisti, in primis mi lascia sempre molto in dubbio lo “strumento marcia” utilizzando la debolezza di disabili, donne e bambini per forzare l’opinione pubblica, in secondo luogo sebbene la dirigenza del settore stia premendo per l’approvazione della legge, alla maggior parte della popolazione disabile e dei marcisti interessa soprattutto lo stanziamento del bono, che ancora una volta si situerebbe nel quadro delle politiche assistenzialiste e non strutturali del paese.
In Bolivia da qualche anno é stato stanziato un famigerato fondo di “40 millones de bolivianos” destinati alla disabilitá, sfortunatamente non é ancora applicativo un decreto legge che indichi come spendere questi soldi e secondo quale progettualitá.
Sotto la pressione dei marcisti la “Comisión Integrada de Política Social y Derechos Humanos de la Cámara de Diputados” l’altro ieri ha iniziato il dibattito sul progetto di legge que conferisce un trattamento preferenziale alle persone con disabilitá nel quale vengono prese in considerazione: un sistema di assistenza sanitaria e riabilitativa, misure per l’inclusione scolare e lavorativa, la pensione anticipata, sconti sulle utenze e i trasporti e il famoso “bono dignidad” per 25 mila persone con disabilitá severa. Misure necessarie, ma in un Paese dove quasi non esitono strutture di accoglienza , centri diurni per maggiorenni, dove ancora un bimbo disabile puó essere rifiutato dal centro medico piú prossimo per un banale raffreddore o dalla scuola di quartiere “perché noi non ci occupiamo di disabilitá”, dove i farmaci antiepilettici o neuroattivi non sempre si trovano o costano troppo a causa delle tasse di importazione, mi chiedo se siano queste misure prioritarie rispetto ad altri interventi strutturali.
L’augurio é che questa protesta trovi una modalitá di espressarsi rispettosa delle persone e che il Governo trovi la strada giusta per elaborare politiche intelligenti che soddisfino il settore.











