Posts Tagged ‘Carcere’

volti


2011
08.27

Questa settimana per la prima volta ho visto due espressioni sui volti dei detenuti: il sorriso che da la libertá e l’angoscia del primo giorno.

Mercoledí mentre camminavo sul marciapiede, dopo aver inaugurato l’esposizione di prodotti artigianali in San Antonio, ho visto un ragazzo che avevo conosciuto dentro ed era uscito il giorno prima. In questo anno e mezzo di servizio ho fatto un “in bocca al lupo” a molti detenuti che stavano per uscire, ma poi non li ho piú rivisti, mentre questa volta ho proprio percepito la gioia della libertá, il gusto di dire <<sono fuori!>>

Oggi invece mi é toccata l’altra faccia della medaglia: un ragazzo di 18 anni appena compiuti con gli occhi smarriti e l’espressione triste, timoroso di dire qualsiasi cosa, che accompagnato da un poliziotto e tre delegati dei detenuti (che hanno il compito di fare da testimoni) é entrato in infermeria dove gli hanno fatto una visita sommaria e una piccola introduzione alle “regole del gioco”.

Due volti legati al mondo del carcere che credo mi ramarranno impressi a lungo.

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un nuovo inizio


2011
06.14

Solo poche righe per condividere la gioia che ho visto oggi sul volto di molti detenuti a fine spoglio delle schede.

Grazie a Dio hanno vinto il buon senso e la voglia di cambiare e sono state elette come nuovi rappresentanti dei carcerati delle persone che sembra davvero possano cambiare la vita di molti. Tra loro anche un amico, che nel tempo ho imparato a conoscere e rispettare e che (sará il caso?) é stato scelto come incaricato di vigilare sui laboratori produttivi e con il quale quindi lavoreró gomito a gomito per lo sviluppo del progetto.

Ne approfitto solo per ringraziare ancora gli amici di Vivere Cernuco e tutti gli altri amici e conoscenti che ci hanno inviato, tramite i miei genitori, quasi 9000 €  (su un preventivo di circa 10800 €) grazie ai quali abbiamo potuto avviare senza pensieri il progetto. Adesso, una volta insediata la nuova giunta dei detenuti, pubblicherò un rapporto sullo stato di avanzamento dei lavori, perchè i sogni a volte si avverano!

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aria leggera…


2011
06.10

…si respira in questi giorni nel Carcere dove lavoro. Nell’ultimo post al riguardo mi sfogavo dopo un pomeriggio particolarmente difficile, a cui ne sono poi seguiti altri che peró sono finiti la scorsa settimana.

Un bel giorno i detenuti si sono svegliati e hanno capito che qualcosa di grosso stava succedendo: a seguito di un’investigazione delle autoritá per i troppi casi di violenza denunciati, sono stati trasferiti la maggior parte dei delegati dei detenuti ritenuti responsabili del clima di violenza e terrore che regnava nel recinto penitenziaro.

Dopo questa “pulizia” incontro facce molto piú rilassate in carcere, addirittura sorridenti, e c’è davvero un aria diversa. C’è voglia di cambiare, di riprendersi la dignitá e la serenitá perse per molto tempo, di raccontare tutti gli abusi subiti, come per esorcizzare gli spettri che ancora non lasciano dormire qualcuno.

Ma la cosa che piú mi da gioia è che si sono create le condizioni migliori, che mai avremmo sperato, perchè il progetto di terapia occupazionale possa procedere al meglio.

In questi giorni molti ci stanno chiedendo scusa se prima non ci hanno dato la massima disponibilità, perchè minacciati dai delegati, altri ci dicono che hanno molte idee da presentare per migliorare gli ambienti, per iniziare nuove produzioni, insomma tutti vogliono essere protagonisti di un nuovo modo di vivere piú serenamente.

Domani mi riuniró con gli artigiani per cercare di stilare un regolamento interno per l’utilizzo condiviso di spazi e attrezzature e poi la prossima settimana, dopo le elezioni dei nuovi coordinatori dei detenuti, inizieremo a rifare il pavimento e l’impianto elettrico dei laboratori di artigianato.

Colgo l’occasione per ringraziare i tanti amici che anche questa volta ci hanno inviato generose offerte per sostenere questo progetto.

A breve spero di potervi dare altre buone notizie!

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nella giusta direzione, anche se la strada è impegnativa…


2011
05.25

Oggi è stato uno di quei pomeriggi difficili che non avevo da un po’.

Il programma non prevedeva niente di strano, un lavoretto in casa, qualche ora in carcere e poi a fare la pizza con i bimbi. Niente di strano perché ormai pensavo di essere abbastanza abituato ai racconti dei detenuti durante le mie visite. Proprio la scorsa settimana, mentre accompagnavo in visita una delegazione della Caritas Spagnola che ci sta appoggiando, vedendo la loro sofferenza nel constatare le condizioni miserabili in cui vivono i detenuti, nel sentire un piccolo frammento, nemmeno troppo crudo, di ciò che succede quotidianamente li dentro, mi rivedevo alle prime visite, quando a fatica riuscivo a processare ciò che vedevo.

E oggi mi ritrovo come un anno fa, attonito, arrabbiato, nauseato per i racconti ascoltati. Niente di molto diverso dal solito ma credo che la somma si sia trasformata in moltiplicazione.

Uno picchiato duro dai delegati, l’altro che ha dovuto dare 1000 $ per il “diritto di ingresso”, quelli che lavorano come schiavi per qualcuno dei capi, senza essere pagati, chi non ha il permesso di uscire dal laboratorio e quindi è di fatto “più prigioniero degli altri”. Insomma troppe ingiustizie tutte insieme anche per chi inizia a pensare di esserci abituato.

Alla fine però una buona notizia è arrivata: qualcuno dei delegati non è felice del lavoro che stiamo facendo in carcere da quando è iniziato il progetto di “terapia occupazionale”, quindi vuol dire che stiamo lavorando bene, per il bene di tutti e non per i privilegi di pochi. Deve essere per questo che ogni giorno c’è qualcuno di nuovo che si avvicina, che racconta, che chiede aiuto o che semplicemente ringrazia per quello che facciamo, anche se a me sembra sempre troppo poco.

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nuovo progetto, nuova sfida!


2011
05.05

Come molti di voi giá hanno saputo attraverso il blog di Vivere Cernusco e l’invito alla serata in ricordo di Angelo Spinelli, ho da poco iniziato un nuovo progetto qui in Cochabamba.

Precisamente si tratta di un progetto di riabilitazione attraverso il lavoro nel carcere di San Antonio. La Pastorale Penitenziaria, dopo alcuni anni di collaborazioni a vario titolo con i piccoli laboratori auto-condotti all’interno delle carceri, ha deciso di iniziare questo progetto pilota nel carcere piú disastrato della cittá in cui i detenuti sono meno organizzati.

L’idea é quella di rendere gli ambienti di lavoro, che sono davvero ristretti, per lo meno vivibili e sicuri, attraverso il rifacimento dell’impianto elettrico, l’installazione di estrattori d’aria e altri piccoli interventi di poco costo ma buona efficacia. Il progetto prevede anche la riparazione di alcune macchine giá presenti e l’acquisto di altre nuove, assieme a strumentazioni manuali. Inoltre sono previste la realizzazione di corsi di formazione e la costituzione di un fondo rotatorio per l’acquisto di materiali al fine di abituare i detenuti coinvolti a programmare le spese e a risparmiare.

L’aspetto piú importante del progetto è però la presenza costante di un educatore, per accompagnare il processo di riabilitazione dei detenuti e per vigilare che nessuno si appropri delle risorse messe a disposizione dalla Pastorale Penitenziaria. In questa prima fase, sia per poter adattare progetto teorico alle risposte che daranno gli interni coinvolti che per i rapporti di conoscenza con molti detenuti e i loro delegati, sono io stesso ad entrare almeno 4 giorni alla settimana in carcere.

Questo maggior tempo che mi sto prendendo per stare con i detenuti a lavorare, a chiacchierare e a cercare di capire meglio le dinamiche interne mi sta provocando profondamente perchè sto entrando piú a fondo nelle vite e nelle storie di disperazione di alcuni di essi. Ad esempio l’altro giorno uno di quelli che conosco da piú di un anno mi raccontava che sta aspettando con ansia i pochi mesi che lo separano dalla scadenza dei termini della carcerazione preventiva (che qui puó durare fino a 3 anni) con la speranza che qualcosa si inceppi e che possa finalmente uscire da questo inferno grazie ai ritardi della giustizia. Mentre lo ascoltavo mi sorgeva spontanea la domanda: <<come faccio a dirgli che è giusto che lui stia qui, in questo posto con poche finestre, piú detenuti che letti, sporco e con continui soprusi, visto che ha violentato una ragazza?>> ovvero, come fargli intendere la differenza tra la giusta pena e il modo sbagliato in cui lo stato dimentica i detenuti in ambienti malsani, violenti e senza possibilitá di una vera riabilitazione? Lui sogna la libertá grazie alla lentezza della burocrazia e invece mi sento in dovere di accompagnarlo nel capire che, pur nelle pessime condizioni in cui è, dovrebbe trovare la forza di affrontare i suoi errori e prepararsi ad una vita nuova dopo aver scontato la pena.

Come questo potrei raccontare altri episodi che mi hanno scosso nel profondo ma che allo stesso tempo mi danno la voglia di lavorare duramente per poter dare a queste persone una speranza in un futuro diverso.

Prima di concludere cito due dati: una recente inchiesta ha rivelato che il 74 % dei detenuti in Bolivia sono senza giudizio e generalmente le carceri accolgono tra il 70 e il 100 % in piú delle persone per cui sono state pensate. Due indicatori delle gravi deficienze del sistema giudiziario boliviano contro cui ogni giorno, grazie a Dio, molti volontari e professionisti si battono.

Quindi vi invito a partecipare della serata musicale a ricordo di Angelo del 14 maggio a partire dalle 21.00 presso l’auditorium Maggioni, in via don Milani a Cernusco sul Naviglio e rinnovo il ringraziamento a tutti gli amici di Vivere Cernusco che hanno deciso di sostenere questo progetto.

Daniele

P.S. A breve cercheró di pubblicare la traduzione in italiano delle parti salienti del progetto, se qualcuno nel frattempo volesse informazioni piú dettagliate puó contattarmi attraverso la e-mail del blog.



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Primo forum sulla condizione delle carceri


2010
11.01

Anche se con qualche giorno di ritardo, ci tengo a pubblicare qualche riflessione su un tema che mi sta coinvolgendo sempre piú, le condizioni delle carceri boliviane.

Ammetto che quando ho ricevuto l’invito a questo primo forum regionale organizzato dall’Istituzione di Regime penitenziario ero un po’ scettico. Essendo un incontro istituzionale, mi aspettavo una esposizione lontana dalla realtá e allineata a dare una buona immagine del governo e delle sue politiche. Invece, come una piacevole sorpresa, inizia a parlare il Colonnello Murillo, governatore del carcere di San Antonio dove svolgo gran parte delle mie visite, e illustra la situazione tragica in cui versano queste istituzioni. Con una bella presentazione ricca di foto e dati mostra la totale inadeguatezza delle strutture, sovraffolate, malsane, e umilianti per i detenuti.

Il primo dato: una sola delle 6 carceri della regione di Cochabamba é stata costruita con tale scopo, le altre 5 sono strutture recuperate da altri enti che le avevano in disuso. Questo vuol dire poche celle ripsetto alla popolazione carceraria, rischi dovuti alle migliaia di cavi elettrici che corrono sopra ad assi di legno di cui sono fatte la maggior parte delle “abitazioni”, corridoi strettissimi (in alcuni punti 60 cm), pochi e angusti spazi dedicati alle attivitá cosiddette riabilitative e purtroppo il triste elenco potrebbe continuare.

A seguire l’intervento del governatore di San Sebastian, carcere che sorge su una superficie di circa 500 mq ed ospita 600 detenuti (piú mogli e filgi di questi), ha posto in evidenza i gravi rischi relativi alla sicurezza, dei detenuti, dei polizziotti che li vigilano e della popolazione. Per la condizione degli ambienti giá descritta un qualsiasi evento come incendio, inondazione o terremoto provocherebbero una strage tra i detenuti, cosí come dei poliziotti che vivono in ambienti assolutamente inadatti.

Per quanto riguarda la vigilanza inoltre manca personale come a San Sebastian dove per 600 detenuti ci sono 2 turni di guardia da 24 agenti, di cui 6 sono ai posti di controllo, 4 in ingresso perció ne restano 14 a disposizioni che, quando ci sono udienze, a coppie devono uscire (spesso a piede perché non ci sono soldi per la benzina) ad accompagnare i detenuti, lasciando per questo non piú di 8 agenti a sorvegliare 600 detenuti.

Parlavo dei rischi per la popolazione perché se per un qualsiasi motivo i detenuti decidessero di intraprendere azioni violente potrebbero, per esempio, rompere il muro DI LEGNO che separa il carcere d San Antonio dalla vicina scuola materna e sequestrare i bimbi e docenti presenti. Oppure mentre vengono accompagnati a piedi in tribunale, come é giá capitato, far assaltare a mano armata la propria scorta in una piazza per farsi liberare.

Ma il dato piú drammatico di queste due presentazioni é che il 60 % dei privati di libertá non hanno una condanna definitiva ovvero sono sotto indagini preliminari quindi, come ha testualmente detto uno dei colonnelli, il sistema legislativo boliviano non  presuppone l’innocenza bensí la colpevolezza. É possibile che qualcuno venga detenuto anche 6 mesi senza avere nemmeno una udienza e che poi venga rimesso in libertá senza risarcimento e nemmeno le scuse per l’inferno passato.

Mi auguro davvero che questo primo forum sia solo l’inizio di un cammino verso la presa di coscienza del grave stato in cui versano le strutture penitenziarie boliviane e che da questa vengano soluzioni concrete per far in modo che i detenuti possano davvero avere un’occasione di riscatto e non vengano solo lasciati a marcire.

Nel frattempo a San Antonio hanno fatto 2 giorni di protesta per il ritardo di 2 mesi nel pagamento del prediario, ovvero i 4 boliviani al giorno che lo stato da per pagarsi la permanenza in carcere, cibo e bagno compresi.

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Incastrato!


2010
07.31

cosí mi sono sentito domenica quando, 5 minuti prima dell’inizio della celebrazione dei Battesimi in carcere, suor Mariangels mi ha chiesto di fare da padrino a un detenuto che non si era organizzato al riguardo.

Mi sembrava inopportuno dire di no, perchè probabilmente l’uomo di fronte a me l’avrebbe inteso come un rifiuto verso di sé più che come una riflessione sulla mia capacità di essere davvero il suo padrino di Battesimo, con tutte le responsabilità del caso. Prima di sabato ero stato padrino solo di mio nipote con la consapevolezza che lo avrei potuto davvero accompagnare nella sua crescita e nel percorso di fede e stargli vicino (anche se non sempre fisicamente…) per il resto dei miei giorni.

Davanti a un detenuto però la situazione è molto diversa: io non sarò in Bolivia per sempre, quanti anni dovrà stare dentro lui? Che percorso lo ha portato a richiedere il Battesimo? Come potrò stargli vicino? Avrà davvero un desiderio di conversione?

Di tutti questi dubbi però ho preso coscienza mentre passava il tempo e attraversavamo le varie tappe della celebrazione. Di fatto da sabato ho accettato di farmi carico del cammino di fede di un detenuto che prima avevo incontrato solo alcune volte alla messa e spero che il Signore mi potrà aiutare in questo difficile compito.

Nel frattempo questa settimana, nell’altro carcere maschile della città che io non ho ancora visitato, si è creata una situazione davvero surreale: i detenuti hanno iniziato una protesta perchè il nuovo governatore del penitenziario sta cercando di porre fine alla corruzione.  In accordo con la responsabile del regime penitenziario, che è già stata più volte attaccata dai detenuti per il suo impegno nello smantellare il sistema di corruzione e taglieggiamneti, il colonnello ha imposto controlli rigidi sui nuovi entrati cercando di evitare che subiscano ricatti e abusi, non pemette più che le perosne in visita paghino l’ingresso e ha ridotto, a norma di legge, gli accessi dei parenti al carcere. Il mio pensiero è andato subito alla maggioranza dei detenuti che, oltre ad avere subito taglieggiamenti e soprusi, sono stati costretti ad inscenare questa protesta dai loro “delegati”, che sono i veri artefici della rivolta per conservare la loro posizione di potere.

Mi auguro che la situazione si risolva al più presto e che questo sistema di ritorno alla legalità possa diffondersi anche alle altre carceri del paese e non rimaga un caso isolato. Molto dipenderà dal fatto che la responsabile venga lasciata lavorare e non sia costretta a dimettersi, come già altri 4 hanno dovuto fare prima di lei, per il dilagare delle proteste dei detenuti.

Daniele

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Cronache da Cochabamba


2010
05.02

Prima di iniziare a raccontarvi ci tengo a ringraziare tutti gli amici che ieri hanno organizzato la Marcia del Kem Kogi, gli oltre 100 partecipanti e la Cooperativa Agricola Cernuscchese che ha offerto il rinfresco. Grazie per farci sentire la vostra vicinanza.

Questo periodo è stato abbastanza pieno di cose da fare e di malanni di casa e così non abbiamo avuto molto tempo per scrivere; però oggi vi voglio raccontare della mia prima visita in carcere assieme a Padre Eugenio e, come mi ricorda giustamente il Kuda, un paio di impressioni sulla conferenza climatica.

Iniziamo da quest’ultima, che si è tenuta la scorsa settimana. In Italia, da quello che ho visto sui siti dei principali quotidiani, probabilmente non si è discusso molto nè prima nè dopo, mentre qui le attese erano davvero alte e i commenti sono stati innumerevoli. Questa conferenza, convocata dal Presidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia – Evo Morales – aveva la pretesa di rilanciare il dialogo tra i governi dopo l’insuccesso (dal punto di vista degli impengi presi dai governi) del vertice di Copenaghen e soprattutto voleva fare in modo che le soluzioni ai problemi legati alla conservazione dell’ambiente e ai cambiamenti climatici arrivassero dai paesi più poveri e meno sviluppati.

Purtroppo il livello di serietà della Conferenza è stato drasticamente abbattutto il primo giorno, proprio da un discorso del Presidente Morales. Durante il discorso di apertura, al quale ho assistito per intero, Morales cercando di portare l’attenzione su uno stile di vita meno consumistico e di valorizzare alcuni prodotti tradizionali si è in realtà reso ridicolo con affermazioni tipo: << a Cochabamba gli idraulici quando non sanno come fare a sturare un bagno usano la Coca Cola che, piena di sostanze chimiche, lo libera in pochi minuti>> oppure << in Europa sono tutti calvi perchè mangiano OGM>> o ancora <<mangiare molto pollo, che contiene ormoni femminili, da delle difficoltà nell’orientamento sessuale degli uomini>>.

Io, come molti degli stranieri presenti, ero lì perchè davvero speravo che questo incontro potesse fornire non una soluzione, ma per lo meno una prospettiva nuova invece questo discorso che si è concluso con <<morte al capitalismo!>> mi ha lasciato molto deluso. L’impressione, data anche dagli altri interventi al discorso inaugurale, è stata che si volesse criticare il modello capitalistico senza avere una proposta davvero alternativa da portare.

Io personalmente non ho partecipato a nessun tavolo di lavoro ma ho solo seguito alcune conferenze, anche perchè l’organizzazione è stata davvero scarsa. Il primo giorno la media di attesa per ritare il pass è stata di 4 ore, molti dei seminari sono stati cambiati di orario e di sede senza preavviso e la maggior parte degli incontri iniziavano con almeno mezz’ora di ritardo.

Ritornando al discorso del Presidente, le cronache e tutti i talk show della settimana, sono stati occupati da interventi di esperti pro o contro il fatto che mangiare pollo faccia diventare gay. Anche nelle strade o nei locali della città non si è parlato d’altro per alcuni giorni.

In conclusione io credo che questa Conferenza sia stata un’occasione sprecata. Invece di promuovere un movimento che cerchi davvero un’alternativa al modello capitalistico, che qui in America Latina fa vedere il lato peggiore di se,  Morales ha dato l’impressione di usare questo evento per fare un po’ di campagna politica di bassa lega in suo favore.

Passando invece alla visita in carcere devo dire che è stata un’esperienza molto forte. Vedere con i miei occhi le condizioni in cui vivono 380 persone mi ha colpito molto nonostante fossi preparato a quello che avrei trovato dato che in casa con Padre Eugenio, che si occupa anche di pastorale penitenziaria,a partire dalle notizie dei giornali a volte si parla dei problemi dei detenuti.

Iniziamo dall’ingresso: mentre si va dal revisore, ovvero il poliziotto incaricato di perquisire chi entra, si passa accanto ad una stanzetta 2 per 2 con il tetto che cade a pezzi dove vengono messi i detenuti arrestati il sabato e la domenica o quelli che hanno creato problemi all’interno del carcere. Oggi quando siamo entrati c’erano 2 persone rannicchiate sul pavimento, perchè non c’è il letto, che dormivano.

Entrando quasi ci sale in spalla un ragazzo che stava scendendo dalle celle del “secondo piano”, gabbiette di legno costruite sopra alle celle in muratura, alle quali si accede con delle scalette simili a quelle che ci sono dietro ai camper. Nei corridoi è difficile passare in due e si trova un po’ di tutto; c’è chi si taglia i capelli, ci sono dei negozietti gestiti dai detenuti e al centro del carcere c’è una sala con due televisori, un biliardo e alcuni tavoli per mangiare ciò che si vende nei negozi. Si, proprio così, il mangiare i detenuti lo devono comprare da altri detenuti e lo stato riconosce a ciascuno 0,45 € al giorno che generalmente arrivano con un paio di mesi di ritardo e che servono per un paio di zuppe scarse .

Il cibo però non è l’unica cosa che pagano i detenuti. La corruzione e la violenza diffusa nelle carceri, hanno imposto un regime in cui tutto si paga, a cominciare dal “diritto di suolo”. Quando una persona viene detenuta, i delegati, ovvero i più influenti e più violenti dei detenuti, gli chiedono da 200 a 500 dollari per assegnare una cella. Se uno non può pagare viene lasciato a dormire negli spazi comuni e contemporaneamente costretto a fare pulizie e altri lavori di mantenimento. Chi si ribella viene torturato, violentato o sottoposto a maltrattamenti di ogni genere, ovviamente con la complicità dei poliziotti che prendono una parte dei soldi riscossi dai delegati. Inoltre, come dicevo, tutto si paga, docce e bagni compresi. Capita spesso che i più poveri portino tutta la famiglia in carcere perchè non possono permettersi di pagare la loro permanenza in carcere e anche l’affito di casa. Oggi per esempio hanno portato, mentre eravamo in infermeria, un bimbo di 2 mesi scarsi, che a fatica riusciva a piangere dal tanto che aveva la gola infiammata.

In un ambiente così malsano e violento, è difficile pensare a una riabilitazione dei detenuti. L’unico momento di riflessione è la messa domenicale, Cattolica o Evangelica che sia. Tutte le attività formative sono lasciate alla buona volontà di organizzazioni civili o religiose.

Adesso vi saluto perchè dobbiamo finire di prepararci per andare a cena dal dott. Pietro Gamba, che da vent’anni vive su un altopiano a circa un’ora da Cochabamba e dove ha fondato un ospedale. Prossimamente racconteremo anche la sua storia, che è un esempio di generosità e anche delle assurdità che si vivono in Bolivia.

Daniele

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da “FUTURA”


2010
04.30

… In questo spazio che ci avete concesso vogliamo darvi una panoramica del mondo carcerario boliviano che stiamo iniziando a conoscere e per il quale abbiamo deciso di creare un progetto con l’associazione Kem Kogi.

Purtroppo non siamo ancora riusciti a visitare un carcere perché, a seguito di vari servizi andati in onda su diversi canali televisivi stranieri sullo spaccio di droga nelle carceri, sono severamente limitati e controllati gli accessi delle persone non residenti in Bolivia, e noi non abbiamo ancora tutti i documenti in regola.

Le informazioni che abbiamo raccolto ci presentano ambienti malsani e sovraffollati, ma qui in Bolivia la carcerazione oltre che essere una pena molto dura per le condizioni interne ai centri di detenzione, spesso si trasforma in un peso insostenibile per tutta la famiglia del detenuto. Il regime penitenziario infatti prevede che i detenuti debbano pagare, oltre alla loro pena, anche vitto e alloggio. Questo significa che quando un padre di famiglia entra in prigione, oltre a far mancare il proprio apporto economico, crea una situazione per cui molto spesso le mogli e i figli, che non riescono più a pagare l’affitto, devono lasciare la casa e trasferirsi letteralmente anch’essi in prigione. Oltre a quanto previsto dalla legge poi la corruzione e la violenza fanno si che si debba pagare per utilizzare i bagni, per farsi la doccia, per essere lasciati tranquilli dalle bande e per molte altre cose.

Per cercare di dare una prospettiva alle persone che vivono la drammatica esperienza del carcere la Caritas di Cochabamba ha deciso di rilanciare l’attività di una falegnameria in cui impiegare ex detenuti per reinserirli nel mondo lavorativo e, nello stesso stabile, avviare dei corsi di taglio e cucito rivolti alle mogli dei detenuti e alle persone del quartiere, per migliorare il loro reddito.

Per riuscire a far decollare l’attività l’associazione Kem Kogi ha attivato il progetto Bolivia che ha come obiettivo il finanziamento di alcuni macchinari. Trovate tutti i dettagli su www.kemkogi.com

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Ecco il progetto Bolivia del KemKogi!


2010
03.24

PROGETTO BOLIVIA

“Falegnameria – Unidad Solidaria Crippa”

LUOGO DELL’INTERVENTO Bolivia, città di Cochabamba

PARTNERS LOCALI Daniele Restelli – Caritas di Cochabamba

DESTINATARI ex detenuti per un reinserimento nel mondo lavorativo ed abitanti del quartiere di ubicazione del  progetto

OBIETTIVI GENERALI acquisto di 5 macchine da cucire , acquisto degli attrezzi manuali ed elettrici per lavorare il legno, acquisto e installazione contatore trifasico, fondo per avviare i corsi
CONTESTO La Pastorale Sociale di Caritas Cochabamba sta cercando di far ripartire l’attività produttiva di una falegnameria che possa creare opportunità di lavoro per ex detenuti al fine di reinserirli nel mondo lavorativo. Nel capannone troveranno posto anche dei corsi di falegnameria, taglio e cucito e altre materie ancora in via di valutazione per gli abitanti del quartiere e per le mogli dei detenuti che molto spesso sono in condizioni di indigenza.

COME SOSTENERE IL PROGETTO

Costo di una macchina da cucire € 400,00

Costo attrezzi manuali € 2000,00

Costo attrezzi elettrici € 3500,00

Contatore trifasico € 1000,00

Fondo per avviare i corsi € 500,00

_____________________________________________________________________________

Associazione Kem Kogi Cuore Unico Onlus

Sede: P.za Matteotti 20 – 20063 Cernusco sul Naviglio (MI)

Per le tue offerte:

Credito Cooperativo Interprovinciale Lombardo   Filiale di Cernusco Tre Torri Via don Mazzolari 2 IBAN IT 56 T 08214 32881 000000040089 20063 Cernusco s/N

Conto corrente postale n° 37853207intestato: KEM KOGI – CUORE UNICO O.N.L.U.S.  Piazza Matteotti 20

Per informazioni Web: www.kemkogi.com E-mail: info@kemkogi.com www.iltarloboliviano.it

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