TIPNIS: un governo indigenista in scontro aperto con le popolazioni indigene!

2011
09.06

In questi giorni l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica in Bolivia é tutta concentrata sull’affair “TIPNIS”. Questa sigla indica il “territorio indigeno parco nazionale Isiboro Securé” che dovrebbe essere attraversato da una nuova strada ad alto traffico per unire la zona orientale del Paese a Cochabamba e quindi alla zona andina. Gli indigeni abitanti questo territorio protestano adducendo temi ambientalisti e indicando il rischio che la strada porti con sé nuove conurbazioni, nuova “colonizzazione” delle loro terre da parte dei cocaleros minacciando cosí la loro peculiare organizzazione sociale. Il Governo, da parte sua, indica nella strada una via essenziale per la crescita commerciale ed economica del Paese e per la sua reale unificazione dato che dimezzerebbe i tempi di percorrenza tra le due regioni e aggiungendo che il momento é quello opportuno perché si potrebbe beneficiare di un prestito a bassissimo interesse da parte brasiliana. Quel che é certo é che alcuni pezzi di strada non hanno un piano di studio di fattibilitá reale, che si é scavalcato il diritto costituzionale della popolazioni indigene di essere preventivamente informate e consultate, che la strada in cui si innesterebbe la nuova é giá quasi al collasso di traffico e in condizioni di dissesto geologico e plausibilmente non potrebbe reggere un aumento del transito pesante…

Dal 15 di agosto le organizzazioni indigene delle terre basse si sono messe in marcia verso La Paz per dimostrare il loro dissenso e suscitare l’attenzione dell’opinione pubblica ma il Governo non sembra avere nessuna intenzione di rinegoziare il tracciato.

Nella difficoltá di avere una chiara presa di posizione ci restano alcune perplessitá: Ma morales non doveva essere il presidente degli indigeni? e non ha fortemente voluto questa nuova costituzione a cui ora si sta sottraendo? In un  paese dove manca ancora una mutua per tutti e l’istruzione presenta difficoltá gigantesche, é lecito fare investimenti per queste mega infrastrutture? É etico trascinare in marcia di protesta bambini e donne in cinta per aumentare la tensione e richiamare l’opinione pubblica?

Lascio un link di un sito (http://www.isiborosecure.com/) per saperne di piú con l’indicazione che é sicuramente molto schierato contro la strada.

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2 Responses to “TIPNIS: un governo indigenista in scontro aperto con le popolazioni indigene!”

  1. diego scrive:

    L’articolo lo si poteva tranquillamente pubblicare nella pagina “Cose così…” perché questa faccenda ha più di un lato assurdo e anche un po’ ridicolo, oltre a quelli che già avete sottolineato:
    - che ci siano troppi interessi che tutti fanno finta di ignorare, ma che questi siano in qualche modo contrari alla legge (disboscamento, produzione di coca con finalità di narcotraffico);
    - che l’ipotesi di costruzione sia fatta completamente in barba alla legge sul medio ambiente che impedisce la costruzione di qualsiasi cosa in un parco nazionale (figuriamoci di un’infrastruttura che sicuramente porta inquinamento);
    - che i dirigenti della marcia non accettino di aprire il dialogo con i mediatori presenti (prima 3 e poi 5 ministri, probabilmente tra qualche giorno l’intero governo) insistendo nel voler dialogare direttamente con il presidente e che quest’ultimo continui a negarsi magari con l’idea di non mostrarsi cedevole ai ricatti, quando a qualsiasi bloqueo cala immancabilmente le braghe, persino ritirando leggi appena promulgate;
    - che tra i 5 ministri mandati per intessere il dialogo ci sia il Ministro de la Presidencia, l’ideologo della linea indigenista del governo: che sia la sua testa a dover saltare?
    - che la tv statale impegni un quarto del tempo del suo notiziario serale per screditare uno dei dirigenti marcisti, probabilmente inventandosi un fotomontaggio -in violazione alla legge sulla privacy che esiste anche qui- di lui in casa di amici con un calice in mano, dicendo che ha lasciato la marcia per andare ad ubriacarsi (quando tutti quelli che hanno marciato in vita loro sanno cosa si fa nelle marce e tra questi c’è il presidente Morales in persona, che forse crede che tutti quelli che hanno marciato con lui, e che ora marciano contro, abbiano la memoria corta);
    - che il presidente dell’ABC (l’Administradora Boliviana de Carreteras, l’ANAS boliviana, società statalizzata) dica che ci siano ben 7 ipotesi alternative al tratto di strada contestato e che il presidente (e il giorno dopo il vicepresidente ribadisca) che non esistano alternative;
    - che il Ministerio de Comunicación spenda chissà quanti soldi per quasi un minuto di spot nelle fasce orarie strategiche per far sapere alla Bolivia intera che la marcia non ha senso in quanto il tracciato del tratto contestato non è ancora stato deciso, quando nel punto precedente è ben chiaro a qualsiasi persona non deficiente quali siano le irremovibili intenzioni del governo.

    E va bè, prendiamola come viene, ma intanto la curiosità sulle prossime mosse e su come andrà a finire aumenta.

  2. daniele scrive:

    Caro Diego,

    grazie per le precisazioni e quindi per l’attenzione con cui ci segui.
    Ne approfitto per aggiungere un’altra pagina surreale di questa vicenda…
    Oggi il Governo ha dichiarato di non accettare come mediatori del conflitto né il Defensor del Pueblo (organismo dello Stato nato per difendere i cittadini nei contenziosi con lo Stato stesso) né la Commissione per i Diritti Umani né tanto meno le Nazioni Unite, adducendo come giustificazione il fatto che questi organismi hanno giá dichiarato il loro appoggio alla marcia di protesta.

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