Tarli…

2011
02.03

In questi giorni due provocazioni si sono “scontrate –incontrate” tra loro e si sono trasformate in un vero “ tarlo”… uno di quelli anche un po’ antipatici che con un certo fastidio cerchi di scacciare ma niente… è sempre li’; chissà che mettendo nero su bianco qualche idea si azittisca un po’!

Recentemente, grazie allo splendido lavoro del Centro Documentazione Mondialità, ho avuto l’opportunità di leggere un articolo di Popoli e missione in cui l’autore Franco Marton riflette alla luce del Vangelo su superfluo e necesario. Prendendo spunto dal fatto che in tempo di crisi economica c’è il rischio che diminuiscano le donazioni alle missioni, l’autore riflette su quanto siamo realmente disposti a condividere la nostra ricchezza con i poveri. L’ideale evangelico è molto alto, pensiamo all’episodio della vedova (Lc.21) o al modello delle prime comunità cristiane mentre la fotografía della realtà ci dice come “normalmente siamo disposti a dare una parte del nostro superfluo in modo che ce ne avanzi ancora da usare a piacinento nostro”. “ Cos’è oggi per me il superfluo e come si quantifica? Quanto necesario posso e debbo condividere?” è quindi una domanda che come cristiani dobbiamo porci, certo ognuno poi deve trovare “la sua radicalità” dice l’autore “che nel 2010 e dentro la crisi, non sarà certo uguale a quella della vedova” ma fuori da ricettari prestabiliti lo spirito deve restare comunque uguale. Questa lettura si è scontrata con la realtà di una mamma che vive qui vicino, sola con 5 figli e 12 ore di lavoro al giorno si trova a dover cambiare casa e ad inizio anno a fare un po’ di piani per il futuro. Continuare a lavorare 12 ore lasciando i figli soli, o cercare di essere più presente per accompagnarli ed educarli da vicino? E poi con quali soldi cambio casa, con quali pago la scuola superiore della grande? Proprio adesso che tutto è più caro!! Anche noi stiamo comprando casa (santi i nonni che stanno facendo tutto al posto nostro) e questo fatto ci accomuna a questa mamma! Ma che differenze, che abisso! Certo anche noi abbiamo dovuto fare un mutuo, scegliere le cose con uno stile il più possibile “sobrio”… ma cosa è superfluo e cosa necessario? Siamo partiti, abbiamo lasciato molte comodità cernuschesi per vivere in questo “barrio un po’ sgarruppato” di Cochabamba e fare un pezzo di strada con gente più povera e umile… ma questo ha messo in gioco il nostro necessario o stiamo ancora condividendo solo il superfluo? A volte mi sembra che c’è una riserva di superfluo con il quale ancora possiamo permetterci di “giocare” la nostra buona coscienza. A volte penso che “dovremmo” farci carico almeno di questa mamma, aiutandola anche economicamente a trovare una casa dignitosa anche a costo di intaccare un po’ quel necessario nostro. Altre volte penso che lo stile più corretto sia quello che una mia amica raccontava della sua esperienza in Benin “…Le mamme dei bimbi, inoltre, a poco a poco hanno cominciato a vedermi in maniera diversa, hanno capito che non ero una di quei bianchi che elargiva regali a destra e a manca e poi se ne andava, ma che a mani e tasche vuote ero lì a vivere con loro e in mezzo a loro. Allora pian piano è nata la fiducia reciproca…” Inutile negare che questi soldi, che comunque abbiamo in tasca, sono una benedizione per un lato e per un altro un grande ostacolo all’incontro sincero, ad una condivisione vera, fonte di sospetto per noi, motivo di distacco per altri. Quale il modo giusto per usarli? E perchè non esiste il ricettario delle cose giuste e sbagliate?

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