Sono semplici appunti di viaggio che mi sono segnato in questi pochi giorni (dal 4 al 10 febbraio 2011) trascorsi con voi. Non so se tutto quello che ho visto e udito mi rimarrà per sempre nel cuore, ma raccontarlo penso faccia bene a tanti!
Prima di tutto perché sono partito per la Bolivia? Avevo un solo obiettivo: vedere Daniele ed Elisa. Avevo voglia di vederli, di guardarli in faccia, di abbracciarli, di dirgli il mio affetto e la mia vicinanza, il mio desiderio di “compartir” (oramai non ho solo il my perfect english, ma anche il mi mejor castellano). Quando si è lontano, diventa più forte il desiderio di dimostrarlo!
Quando ero piccolo mi esaltava una canzone da bivacco che raccontava di un falco. Una frase diceva così: “e quando partivo per un lungo sentiero partivo ragazzo e tornavo guerriero…”: quante volte ci siamo detti che il nostro cuore è un campo di battaglia, che la lotta “spirituale e non” fa parte dell’essere discepoli del Maestro di Galilea.
E mentre li ho visti, abbiamo avuto il tempo di confrontarci sui primi passi, le prime fatiche e le prime gioie e così via. Mi premeva condividere con loro (certi vizi si fanno fatica a perdere!) la possibilità concreta di vivere questi anni come esperienza di fede, più che come servizio pastorale, da discepoli più che da operatori o da addetti ai progetti. Ogni dono che si riceve infatti, aiuta a rinnovare la propria fiducia nel donatore.
E mentre li ho visti, ho visto molto altro
Un falco volava nel cielo un mattino
ricordo quel tempo quando ero bambino
io lo seguivo nel rosso tramonto
dall’alto di un monte vedevo il suo mondo.
Fiumi mari e boschi senza confine
i chiari orizzonti e le verdi colline
Ho visto due giovani con le loro caratteristiche di sempre. Daniele è sempre Daniele… anche se non si addormenta più a messa o durante gli incontri (i miracoli della Bolivia!!!) e Elisa è sempre Elisa, e quando punta i piedi è sempre lei, anche se lo fa in spagnolo perfetto. Ma ho visto anche una mamma e un papà, dominati dalla passione educativa più che dalle preoccupazioni o dalle angosce. Certo Irene e Lele hanno dato loro proprio una mano da subito, anche se forse in modo inconsapevole. Ho avuto la possibilità di accompagnarli alla scuola materna del barrio (quartiere) con il pulmino di linea e di andarli a riprendere a fine mattina e così ho potuto vedere la loro capacità di inserimento, di normalità serena e di giusta effervescenza: Lele per due mattine di fila è riuscito anche a dire le sue alla maestra e dare un bella patada ad un suo compagno, con papà Dani e mamma Eli che diventavano rossi per le figuracce. E poi vedere due bimbi che parlano scorrettamente italiano, spagnolo fluente… con tanto di vocaboli in perfetto accento bergamasco non è cosa da tutti i giorni. E così ho scoperto che i bambini in una missione rendono la vita più vera, legata alla realtà e ti impediscono di sederti.
Ho visto anche la fatica e la maturità dell’uomo, di Daniele, nel affrontare e organizzare i progetti di cui è responsabile, nel portare la lentezza dei tempi lunghi e il peso delle cose che non funzionano e forse non funzioneranno mai. Ho visto il disagio profondo, la serenità e la misericordia della donna, di Elisa, nel offrire relazioni e cure alle famiglie e a chi più soffre, con la consapevolezza che il più delle volte non servirà a nulla.
Ho visto una famiglia fidei donum capace di accoglienza nella loro casa comune e condivisa con p. Sergio e p. Eugenio e alcuni volontari della Caritas; una casa ospitale, di passaggio per tanti missionari, un luogo di incontro di esperienze diverse, uno spazio abitato nella normalità, lì dove niente è normale.
Li avevo conosciuti innamorati e fidanzati, ora li ho visti coppia e famiglia…. anche se vi assicuro: Daniele è sempre Daniele…. che si dimentica, ed Elisa è sempre Elisa… che non si dimentica!!!!
Ho visto p. Sergio e p. Eugenio preti appassionati nei fatti e non nelle riunioni. Certo talvolta appesantiti dalle mille questioni, ma preti normali, capaci di ridere, di vivere la delusione e lo scoraggiamento, ma anche di ripartire e di cercare vie nuove, senza angosce di risultato e profondamente radicati nei drammi del paese che li ha accolti come (fidei)dono, anche se molto spesso il paese stesso non ne è consapevole.
Ho visto e conosciuto solo rapidamente i volontari (anzi le volontarie) del Servizio Civile Internazionale della Caritas Ambrosiana, il loro desiderio di vivere in pienezza un anno così.
Ho visto un popolo molte volte in ginocchio, a volte testardo nel non riuscire ad alzarsi, a volte incapace perfino di sperarlo e ho pensato a quanto il Dio della Bibbia sia capace di sopportare il suo popolo di dura cervice, ripiegato nel non sollevare lo sguardo, rinnovando lui sì ostinatamente la sua alleanza “a perdere”, la sua misericordia affidabile, sempre nuova e senza condizioni.
Ho visto le problematiche politiche ed economiche che portano il paese a sprofondare sempre di più; ho visto la gente in fila per comprare lo zucchero e le preoccupazioni per il prossimo periodo: manca l’acqua, ma manca anche una politica economica e industriale almeno intelligente e aperta; esiste invece ed è sempre più insistente una politica scolastica senza futuro e arroccata sulle ideologie. Ho visto, o forse sarebbe meglio dire, mi hanno raccontato anche dell’ignoranza politica, della corruzione e del clientelismo.
Alla sera, quando riuscivo, mi collegavo ad internet per avere notizie dall’Italia e così capivo la nostra distanza: da alcuni mesi ormai il nostro problema è la casa di Arcore o di Montecarlo!
Ho visto anche la sempre presente e cattolica religiosità pagana che poco ha a che fare con il cristianesimo, anche se spesso lo si confonde (non solo in Bolivia!): la compravendita dei sacramenti, la cura del proprio orticello religioso e pastorale e la divisione tra gli ordini religiosi.
Alla sera, quando riuscivo, leggevo qualche testo che mi ero portato dall’Italia, in particolare alcuni documenti della CEI e così capivo ancora meglio la distanza ecclesiale dalla gente che stiamo vivendo: da ormai decenni la nostra preoccupazione è pronunciarsi su tutto… fare “convegni”, al posto di “entregarsi” in cose concrete
Ma ho visto anche sr. Bruna piangere di passione contro le ingiustizie e p.Matteo con i suoi genitori portare il peso e le preoccupazioni per la gestione della Ciudad del Nino; e ancora p. Massimo commuoversi per la sua gente, p. Giuseppe vincere pian piano la paura degli inizi, p. Tito (il vescovo) soffrire sul serio e pagare di persona, senza perdere lucidità, fede e speranza.
Alla sera, quando riuscivo, riflettevo su cosa il Signore stesse dicendo con questa esperienza a me e alla mia parrocchia che amo, e ogni tanto capivo ancora meglio il perché la sua Parola si è fatta carne e non solo libro, si è fatta vita e non solo verità definita autorevolmente
Ho visto il mercato e il carcere, ho visto le “case” e la gente ubriaca, ma soprattutto e ancora una volta ho visto il peso e la fatica, l’ingiustizia e la violenza a cui è costretto il mondo femminile e talvolta, speranza che dà vita, anche la sua tenacia.
Ho visto anche come si può gioire per delle caramelle o dei coccodrilli di gomma o per un barattolo di nutella e addirittura per un paiolo a motore per la polenta regalato dai nonni sempre troppo geniali nel dimostrare il loro affetto e ricordare le loro preoccupazioni….
La canzone continuava cosi
Le tende rosse vicino al torrente
la vita felice tra la mia gente
e quando il mio arco colpiva lontano
sentivo l’orgoglio di essere indiano.
Con Daniele ed Elisa ho parlato anche dei possibili progetti futuri, di come non sia possibile perdere un’occasione come questa per far vivere ad alcuni giovani e famiglie - i numeri non sono importanti quando sono importanti le persone - un’esperienza così. Con quanti lo vorranno proveremo in questo prossimo periodo a stendere un arco per colpire lontano!… magari facendo nascere il desiderio di darci reciprocamente una mano
Grazie Daniele ed Elisa: con voi ho vissuto solo 5 giorni, ma sono stati giorni intensi di incontri, di viaggi, di verifiche e di confronto…. Molti anni fa vi ho incontrati ragazzi, ma ora vi ho visti guerrieri….di pace
E infine un grazie a p.Sergio e a p. Genio
Un falco volava nel cielo un mattino
e verso il sole mi indicava il cammino
un falco che un giorno era stato colpito
ma no, non è morto, era solo ferito.
perché sappiano sempre accompagnarvi nelle vostre gioie e nelle vostre fatiche così da riprendere ogni giorno il vostro cammino, feriti dal vangelo incarnato e vivente e finalmente spiccare il volo… e tornare a casaaaaa! (con quest’ultima frase i nonni mi hanno promesso una mancia impressionante)
E allora eha, eha eha …
e allora eha, eha
- Un grazie a Bonnie e a Baileys, i cani della parrocchia perché mi hanno dimostrato di essere diventato coraggioso!!!!
- Un grazie ad Irene, perché con le sue frasi ingenue e inconsapevoli su quanto sta vivendo in Bolivia, aiuta molto il papà e la mamma nel sentirsi come famiglia al posto giusto!
- Un grazie a Emanuelito, perché dorme sereno…. nella speranza che più avanti recuperi in fretta abitudini culturali e alimentari italiane
Ps La prima sera, nella camera che mi ospitava, ho trovato due regali:
uno di Irene e Lele: sotto il cuscino un foglio gigante con su scritto da loro con i pennarelli: benvenuto don Paolo
uno di Daniele ed Elisa: un librone intitolato “Toda Mafalda”. E allora mi sembra giusto concludere regalandovi una striscia di questa bambina, capace di liberare i “falchi” che abitano chiusi nei nostri cuori per farli volare e diventare realtà.
Con un affetto nuovo
dPaolinho



che meraviglia leggere le vostre fatiche, le vostre gioie, i passi avanti fatti in questo anno e quelli che ancora si dovranno compiere, la meravigliosa genuinità dei vostri piccoli, tutto cio’ che siete stati capaci di “costruire” in questa esperienza boliviana con gli occhi di un inviato davvero speciale!
un abbraccio a voi e buon proseguimento
silvia
Dopo tanto tempo eccomi nuovamente qui… ci conosciamo solo virtualmente ma per me siete quel filo (non troppo sottile) che mi tiene collegato ad un mondo e a tante esperienze vissute.
Avevo smesso per un po’ di seguire il blog, semplicemente perchè mi aiutava a ricordare tanti momenti belli che hanno contribuito a cambiare la mia vita, questo generava nostalgia e soprattutto commozione. Anche quando ho letto questo post mi sono detto “non avrei dovuto”, mi sono commosso.
Ma sono contento, sì! Contento di aver aperto nuovamente il cassetto delle lacrime, quelle causate dalla gioia di non sentirsi soli nel mondo e di condividere la fede con milioni di altre persone.
Già, siamo discepoli fragili forse, ma discepoli a cui è dato un dono grande, la speranza, quella che cambia tutto della vita.
è bello tornare ad allargare gli orizzonti e uscire dalla caverna senza luce della quotidianità per respirare l’aria pulita e gelida delle vette andine.
Mi permetto di sostituire il falco con il condor… e, immaginandomi condor, volo sopra il mondo e guardo dall’alto come esistano ancora uomini e donne di “buona volontà” che seguendo il Maestro vivono e generano vita, come la Buona Notizia alimenti ancora gioie, speranze degli uomini, ovunque.
Grazie di tutto, un grazie che però esce dalla virtualità ed è sincero.
Un saluto e un abbraccio a tutti voi e in modo speciale a Sergio e Genio.
Viva la vida!