Anche se con qualche giorno di ritardo, ci tengo a pubblicare qualche riflessione su un tema che mi sta coinvolgendo sempre piú, le condizioni delle carceri boliviane.
Ammetto che quando ho ricevuto l’invito a questo primo forum regionale organizzato dall’Istituzione di Regime penitenziario ero un po’ scettico. Essendo un incontro istituzionale, mi aspettavo una esposizione lontana dalla realtá e allineata a dare una buona immagine del governo e delle sue politiche. Invece, come una piacevole sorpresa, inizia a parlare il Colonnello Murillo, governatore del carcere di San Antonio dove svolgo gran parte delle mie visite, e illustra la situazione tragica in cui versano queste istituzioni. Con una bella presentazione ricca di foto e dati mostra la totale inadeguatezza delle strutture, sovraffolate, malsane, e umilianti per i detenuti.
Il primo dato: una sola delle 6 carceri della regione di Cochabamba é stata costruita con tale scopo, le altre 5 sono strutture recuperate da altri enti che le avevano in disuso. Questo vuol dire poche celle ripsetto alla popolazione carceraria, rischi dovuti alle migliaia di cavi elettrici che corrono sopra ad assi di legno di cui sono fatte la maggior parte delle “abitazioni”, corridoi strettissimi (in alcuni punti 60 cm), pochi e angusti spazi dedicati alle attivitá cosiddette riabilitative e purtroppo il triste elenco potrebbe continuare.
A seguire l’intervento del governatore di San Sebastian, carcere che sorge su una superficie di circa 500 mq ed ospita 600 detenuti (piú mogli e filgi di questi), ha posto in evidenza i gravi rischi relativi alla sicurezza, dei detenuti, dei polizziotti che li vigilano e della popolazione. Per la condizione degli ambienti giá descritta un qualsiasi evento come incendio, inondazione o terremoto provocherebbero una strage tra i detenuti, cosí come dei poliziotti che vivono in ambienti assolutamente inadatti.
Per quanto riguarda la vigilanza inoltre manca personale come a San Sebastian dove per 600 detenuti ci sono 2 turni di guardia da 24 agenti, di cui 6 sono ai posti di controllo, 4 in ingresso perció ne restano 14 a disposizioni che, quando ci sono udienze, a coppie devono uscire (spesso a piede perché non ci sono soldi per la benzina) ad accompagnare i detenuti, lasciando per questo non piú di 8 agenti a sorvegliare 600 detenuti.
Parlavo dei rischi per la popolazione perché se per un qualsiasi motivo i detenuti decidessero di intraprendere azioni violente potrebbero, per esempio, rompere il muro DI LEGNO che separa il carcere d San Antonio dalla vicina scuola materna e sequestrare i bimbi e docenti presenti. Oppure mentre vengono accompagnati a piedi in tribunale, come é giá capitato, far assaltare a mano armata la propria scorta in una piazza per farsi liberare.
Ma il dato piú drammatico di queste due presentazioni é che il 60 % dei privati di libertá non hanno una condanna definitiva ovvero sono sotto indagini preliminari quindi, come ha testualmente detto uno dei colonnelli, il sistema legislativo boliviano non presuppone l’innocenza bensí la colpevolezza. É possibile che qualcuno venga detenuto anche 6 mesi senza avere nemmeno una udienza e che poi venga rimesso in libertá senza risarcimento e nemmeno le scuse per l’inferno passato.
Mi auguro davvero che questo primo forum sia solo l’inizio di un cammino verso la presa di coscienza del grave stato in cui versano le strutture penitenziarie boliviane e che da questa vengano soluzioni concrete per far in modo che i detenuti possano davvero avere un’occasione di riscatto e non vengano solo lasciati a marcire.
Nel frattempo a San Antonio hanno fatto 2 giorni di protesta per il ritardo di 2 mesi nel pagamento del prediario, ovvero i 4 boliviani al giorno che lo stato da per pagarsi la permanenza in carcere, cibo e bagno compresi.

Molto interessante, è un piccolo segno di come stia cambiando la Bolivia…