Ya passò… o meglio nelle gambe e nei piedi il ricordo dei due giorni di ballo è ancora vivo, ma la festa è finita! La festa è quella di sempre, novena con la statua della madonna che peregrina nel quartiere, serata di preghiera, concerto, festa con giostre e bancarelle, e i classici due giorni di balli e processioni (vedasi il post dell’anno scorso). Quest’anno però come famiglia abbiamo deciso di entrare nella festa, vivere il quartiere nelle sere di preparazione, provare a capire i sentimenti delle tante persone (più di mille) che offrono il loro ballo alla Mamma di questa comunità e così abbiamo deciso di ballare anche noi incorporandoci alla fraternità de “los tinkus”
ovvero al gruppo che nella festa rappresenta questo ballo tipico. Abbiamo davvero provato col cuore (e con le gambe!) a capire alcune dinamiche, ci siamo divertiti a ballare, a indossare il “traje da tinku”, ci è piaciuto incontrare nella semplicità i ragazzi, in questi giorni abbiamo destato la curiosità (e l’ilarità) di molti, ma…! Quanta strada dobbiamo fare, quanti passi di tinku,morenada, pujiay… per capire qualcosa davvero!
Non ci appartiene e penso non sarà mai nostra la capacità di esprimere la fede ballando, per noi è una bellissima modalità di condivisione di gioia ma non di devozione… contemporaneamente però mi chiedo quanti dei miei confraterni hanno vissuto con devozione la sfilata ballante? Ubriachi di fatica (e non solo, purtroppo!!!) davvero si arriva ai piedi della Madonna per offrire l’anno e ringraziare dei quello passato?
“Maria maestra di carità” questo lo slogan dell’anno che dava il sapore alla festa: carità intesa come vicinanza, come aiuto reciproco, come generosità! Bello! Il rovescio della medaglia però sono state sere difficili nel quartiere con rapine, taccheggi … e nessuno tra i vicini si è organizzato perché il quartiere potesse essere un po’ più sicuro per i ragazzi che rientravano a casa dopo le prove dei balli nelle strade. I gruppi folkclorici si chiamano “fraternidad”, ciascuna ha la sua famiglia di riferimento per l’anno, quella che paga la festa ma anche quella che si fa responsabile del suo gruppo… ma quanto davvero nelle notti di prove e durante la festa si coltiva la fraternità, il senso di condivisione?… si offre da bere ai minorenni, non ci si cura dello “stile” con cui si gestiscono le relazioni, non si invita a riflettere sul senso della festa parrocchiale….
Contraddizioni appunto che abbiamo vissuto e che ci interrogano… chi non si interroga sono sicuramente i nostri bimbi che hanno solo colto il lato bello di questa esperienza: giocare per strada la sera con altri 30 bambini (quasi a Cernusco ce ne siamo dimenticati!), conoscere nuovi amici, mangiare e bere tutti insieme (fra 8 giorni vi daremo notizie se la tifoidea ha colpito!),mascherarsi, ballare, godere della doccia di acqua benedetta con cui abbondantemente benedice il Padre all’arrivo della processione… che abbiano capito di più Irene ed Emanuele?
