Ieri avevo un po’ di commissioni e acquisti da fare e cosí ho passato il pomeriggio in cancha. Cos’é la cancha? é il mercato all’aperto piú grande di tutto il sudamerica, quello che tutti i turisti appena arrivano ti chiedono “mi porti in cancha?” Bancarelle e casette che si susseguono all’aperto al chiuso, dove puoi trovare di tutto: vestiti, cancelleria, scarpe, cibo, piante, pesticidi, giocattoli, computer (sí anche quelli al mercato!) cose rubate e cose nuovissime!
La cancha peró é anche il termine che si usa per il campo da calcio, quello in cui devi giocartela per fare goal e per vincere.
Mentre passeggiavo per le viuzze in cerca dei miei acquisti, ho incontrato moltissimi bimbetti che se ne stavano lí con le loro mamme a vendere: chi fa i compiti, chi piange, chi mangia infinitá di dolci per non fare capricci, chi dorme infagottato in un aguayo, chi guarda la tele… l’associazione tra i due significati mi faceva pensare: davvero i bimbi che passano le loro giornate tra le bancarelle della cancha devono giocarsele bene le loro possibilitá per crescere e non é un gioco da ragazzi riuscirci… provate a pensare cosa vuol dire fare i compiti in mezzo al caos di un mercato, o litigarsi l’attenzione della mamma tra un cliente e l’altro. Una cancha (mercato) che ruba la possibilitá di giocare in un altra cancha (canchita é il parco giochi) all’aperto, con un pallone o uno scivolo…
E ieri pensavo anche ad una suora magnifica (la Rosmy per tutti noi, e spero non me ne voglia per averla citata ma per me é uno dei piú begli esempi di vita cristiana), belga, in Bolivia da almeno 30 anni… piccola sorella che nella vita ha girato le canche di mezzo paese facendo di tutto: pelatrice di patate, facchino, venditrice di carta da giornale, lavori umilissimi per condividere la vita di quanti vivono in questi mercati disumanizzanti, per restituire un sorriso e una buona parola che la violenza e la frenesia tra le bancarelle spesso si rubano con il borsellino dei turisti.



