Da poche ore sono partiti gli amici del gruppo bergamo, non ancora tutti a dire il vero, e davvero si é respirata aria di festa in questi giorni. Infatti la
visita del nostro Vicario Generale, Mons. Davide Pelucchi, con don Giambattista e Massimiliano ha dato la possibilitá di convocare ancora una volta la riunione di tutti i missionari fidei domun della Diocesi di Bergamo che lavorano in Bolivia, e questa volta la risposta é stata davvero grande… praticamente tutti si sono radunati qui a Condebamba per condividere l’apertura dei 50 anni di missione diocesana in Bolivia. E’ stata l’occasione per leggere i cambiamenti di questa terra e di questa Chiesa che ci accoglie e guardare alla Chiesa che ci invia.
Figure importanti di missionari e uomini di fede hanno intrecciato le loro vite con la storia di questi 50 anni; nella semplicitá ci siamo ritrovati per ridirci le bellezze e le fatiche di questi anni, bellezze e fatiche che, bello ascoltarlo per noi “missionari in erba” al confronto di presenze trentennali, accompagnano il servizio di tutti e di ciascuno. Raccolgliamo come dono prezioso di questi giorni una riflessione emersa dalla condivisione e illuminata dal contributo di Mons. Davide: la missione come grazia esigente. L’esperienza missionaria “scarnifica” ovvero “strappa da addosso” il superfluo e avolte anche ció che siamo abituati a considerare necessario: la facilitá dei mezzi e delle relazioni, la logica, la stima e comprensione dei vicini… si viene messi a nudo, ma Dio arricchisce togliendo. E allora uno dei regali dell’esperienza missionaria é quello che non possiamo spegnerci ma anzi continuamente siamo spinti a lavorare su noi stessi, a lasciarci interrogare dal vivere in mezzo alle contraddizioni, dal sentirsi stranieri, consci del ruolo che giochiamo agli occhi delle persone con cui lavoriamo. Un regalo prezioso che ci spinge a non fermarci alla lettura della realtá, che a volte per il suo essere dura ti corrode dentro, ma a cercare e tenere fisso lo sguardo sulla Meraviglia che é Dio Padre, scoprire e credere nella Sua presenza “nonostante”, lasciarsi stupire e conquistare dalla meraviglia del Suo Amore. Una Meraviglia che é il motore di desideri, relazioni, libertá… di missione… ecco quindi che l’esperienza missionaria trova il suo fine: contagiare la Meraviglia!
Con questo spirito, con questo motore speriamo poter vivere le sfide che ci attendono, felici di saperci accompagnati dalla nostra Chiesa che, ci permettiamo di dire, un po’ come una mamma nonostante la lontananza non diminuisce affetto e cure.
