cosí mi sono sentito domenica quando, 5 minuti prima dell’inizio della celebrazione dei Battesimi in carcere, suor Mariangels mi ha chiesto di fare da padrino a un detenuto che non si era organizzato al riguardo.
Mi sembrava inopportuno dire di no, perchè probabilmente l’uomo di fronte a me l’avrebbe inteso come un rifiuto verso di sé più che come una riflessione sulla mia capacità di essere davvero il suo padrino di Battesimo, con tutte le responsabilità del caso. Prima di sabato ero stato padrino solo di mio nipote con la consapevolezza che lo avrei potuto davvero accompagnare nella sua crescita e nel percorso di fede e stargli vicino (anche se non sempre fisicamente…) per il resto dei miei giorni.
Davanti a un detenuto però la situazione è molto diversa: io non sarò in Bolivia per sempre, quanti anni dovrà stare dentro lui? Che percorso lo ha portato a richiedere il Battesimo? Come potrò stargli vicino? Avrà davvero un desiderio di conversione?
Di tutti questi dubbi però ho preso coscienza mentre passava il tempo e attraversavamo le varie tappe della celebrazione. Di fatto da sabato ho accettato di farmi carico del cammino di fede di un detenuto che prima avevo incontrato solo alcune volte alla messa e spero che il Signore mi potrà aiutare in questo difficile compito.
Nel frattempo questa settimana, nell’altro carcere maschile della città che io non ho ancora visitato, si è creata una situazione davvero surreale: i detenuti hanno iniziato una protesta perchè il nuovo governatore del penitenziario sta cercando di porre fine alla corruzione. In accordo con la responsabile del regime penitenziario, che è già stata più volte attaccata dai detenuti per il suo impegno nello smantellare il sistema di corruzione e taglieggiamneti, il colonnello ha imposto controlli rigidi sui nuovi entrati cercando di evitare che subiscano ricatti e abusi, non pemette più che le perosne in visita paghino l’ingresso e ha ridotto, a norma di legge, gli accessi dei parenti al carcere. Il mio pensiero è andato subito alla maggioranza dei detenuti che, oltre ad avere subito taglieggiamenti e soprusi, sono stati costretti ad inscenare questa protesta dai loro “delegati”, che sono i veri artefici della rivolta per conservare la loro posizione di potere.
Mi auguro che la situazione si risolva al più presto e che questo sistema di ritorno alla legalità possa diffondersi anche alle altre carceri del paese e non rimaga un caso isolato. Molto dipenderà dal fatto che la responsabile venga lasciata lavorare e non sia costretta a dimettersi, come già altri 4 hanno dovuto fare prima di lei, per il dilagare delle proteste dei detenuti.
Daniele

Che bellezza!
Scopro oggi per caso il vostro blog e vengo a sapere della vostra scelta!
Vi faccio tantissimi complimenti e aguri, con molta invidia. Sono papà adottivo di una bellissima bimba nata a La Paz, dove siamo andati nel 2004 e da allora mi sono innamorato di quel paese. Ogni tanto riporto informazioni e notizie su http:/vivabolivia.splinder.com
Ho pensato spesso alla possibilità di fare un’esperienza simile alla vostra, per ora non si è ancora realizzata, chissà in futuro.
Tantissimi auguri, vi seguirò con passione!
Dimenticavo: quando siete andati alla Caritas di La Paz, avete avuto modo di conoscere Suor Domitilla? E’ una persona fantastica e un personaggio incredibile.
A presto.