Disabilità e dintorni

2010
05.09

Eccoci qui in una pigra domenica pomeriggio, così ho un po di tempo per raccontarvi qualcosa.

Qualche giorno fa siamo stati a trovare il Dott. Pietro Gamba nel suo ospedale ad Anzaldo, un piccolo paesino sperso sull’altopiano cochabambino: l’occasione è buona per presentarvi questo testimone appassionato dell’amore di Cristo nel servizio agli altri e per fare qualche riflessione sulla disabilità e dintorni.

Pietro è “il medico dei campesinos” che da vent’anni lavora con passione nell’ospedale da lui fondato per poter assistere la gente di quest’area rurale lontana dai servizi della città: assistenza medica, chirurgica ma soprattutto il tentativo di restituire dignità al malato. Assistenza di alta qualità professionale, un ospedale pulito ed efficiente con il proprio laboratorio di analisi, la possibilità di dare accoglienza ai parenti dei malati che spesso risiedono a molte ore di cammino, l’abitudine di stabilire il compenso in base alle possibilità dell’utente… abbiamo davvero trovato un ambiente professionale e allo stesso tempo umano. Con gioia vi segnalo il link del sito dell’associazione che lo sostiene, vale la pena conoscerlo meglio: www.pietrogambaonlus.org .

Oltre ad essere una visita di conoscenza, Pietro ed io abbiamo approfittato per dare assistenza fisioterapica ad alcune persone seguite in ospedale: Emilio, che cito perchè la sua storia è già nel sito di Pietro, ed altri due pazienti. Con Emilio abbiamo proseguito il lavoro verso l’autonomia già iniziato da altri colleghi, esercizi di potenziamento del tronco e delle braccia, piccoli accorgimenti per vestirsi e svestirsi da solo…. piccole cose per ridargli il gusto di una riabilitazione che procede, di una speranza che si fa concreta! In settimana ho incontrato un altro ragazzo paraplegico, con una lesione molto alta e una storia medica post incidente abbastanza brutta: coma, letto per 3 mesi, rientro a casa senza ausili o aiuti.. lo ho incontrato a 4 mesi dall’incidente, le sue condizioni cliniche non sono ancora stabili ma soprattutto ancora nessuno lo ha accompagnato nel percorso di comprensione e rielaborazione della sua nuova condizione. E’ toccato a me! Parlare di danni permanenti, di disabilità ma anche di possibilità ancora aperte, di impegno e speranza!

Mentre parlavo con lui e con Emilio un po’ mi sentivo inadeguata ma soprattutto a disagio perchè ho chiaro in mente che purtroppo, a parità di disabilità, qui in Bolivia esita un handicap ben più grande che in Italia. Carrozzine standard, vecchie e inadeguate (non esiste una fabbrica in tutta Bolivia) da spingere su strade dissestate, sistema sanitario privo di mutua, una cultura che tende a nascondere il disabile più che integrarlo…. Che futuro ha davanti questo sedicenne?! In un mondo dove la maggior parte dei lavori sono irregolari, piccoli espedienti, piccoli lavori per lo più manuali… quale possibilità di lavoro può avere un disabile? Normalmente succede che rimane in casa, in un letto ad aspettare che passino le giornate, i mesi…

Fatico a parlare di speranza e voglia di farcela davanti a questo ragazzo, intuisco però che anche da piccole vittorie personali possa passare un possibile cambio per questo Paese… l’esperienza ventennale del Dott. Pietro e la sua grinta lo testimoniano con forza.  Elisa

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3 Responses to “Disabilità e dintorni”

  1. Lorenza scrive:

    Grazie, carissima! La tua vita raccontata ci fa condividere il vostro cammino

  2. Gio scrive:

    E’ già difficile parlare di disabilità in Italia con tante attrezzature e ausili sempre più innovativi, in Bolivia penso sia un lavoro arduo. Comunque il fatto di affrontare il problema parlando con il ragazzo specificando i limiti che la sua disabilità impone è già un passo avanti Immagino la tua sensazione di inadeguatezza che comunque dà un’impronta del tuo “saper fare” e come sempre è da tante piccole gocce che si forma il mare (come diceva madre Teresa di Calcutta
    Grazie di cuore della Vostra testimonianza
    Un abbraccio a tutti

  3. Annerieke scrive:

    Un saluto e un abbrcaccio forte. E grazie tantissimo per i vostri racconti sempre belli.

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