da “FUTURA”

2010
04.30

… In questo spazio che ci avete concesso vogliamo darvi una panoramica del mondo carcerario boliviano che stiamo iniziando a conoscere e per il quale abbiamo deciso di creare un progetto con l’associazione Kem Kogi.

Purtroppo non siamo ancora riusciti a visitare un carcere perché, a seguito di vari servizi andati in onda su diversi canali televisivi stranieri sullo spaccio di droga nelle carceri, sono severamente limitati e controllati gli accessi delle persone non residenti in Bolivia, e noi non abbiamo ancora tutti i documenti in regola.

Le informazioni che abbiamo raccolto ci presentano ambienti malsani e sovraffollati, ma qui in Bolivia la carcerazione oltre che essere una pena molto dura per le condizioni interne ai centri di detenzione, spesso si trasforma in un peso insostenibile per tutta la famiglia del detenuto. Il regime penitenziario infatti prevede che i detenuti debbano pagare, oltre alla loro pena, anche vitto e alloggio. Questo significa che quando un padre di famiglia entra in prigione, oltre a far mancare il proprio apporto economico, crea una situazione per cui molto spesso le mogli e i figli, che non riescono più a pagare l’affitto, devono lasciare la casa e trasferirsi letteralmente anch’essi in prigione. Oltre a quanto previsto dalla legge poi la corruzione e la violenza fanno si che si debba pagare per utilizzare i bagni, per farsi la doccia, per essere lasciati tranquilli dalle bande e per molte altre cose.

Per cercare di dare una prospettiva alle persone che vivono la drammatica esperienza del carcere la Caritas di Cochabamba ha deciso di rilanciare l’attività di una falegnameria in cui impiegare ex detenuti per reinserirli nel mondo lavorativo e, nello stesso stabile, avviare dei corsi di taglio e cucito rivolti alle mogli dei detenuti e alle persone del quartiere, per migliorare il loro reddito.

Per riuscire a far decollare l’attività l’associazione Kem Kogi ha attivato il progetto Bolivia che ha come obiettivo il finanziamento di alcuni macchinari. Trovate tutti i dettagli su www.kemkogi.com

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2 Responses to “da “FUTURA””

  1. Piero scrive:

    Ma se le carceri sono così dure perché la gente continua a delinquere? Se un narcotrafficante si becca un bel periodo in galera e deve pagarsi il vitto, perché ci si preoccupa?!! E’ verissimo che la povertà spinge alla microcriminalità, allora bisognerebbe concentrarsi nel ridurla. In Italia vitto ed alloggio sono a carico dei cittadini onesti e questo non è proprio giusto. Storiella vera: un colombiano tenta di importare coca in Italia e lo becccano. Gli danno 4 anni di galera. Poi gli viene consentito di lavorare con un compenso di 500,000Lit/mese. Lui li invia alla figlia che se riescisse a trovare un lavoro guadagnerebbe un terzo!!!!!!! Al termine della detenzione piange per la tristezza di dover rinunciare a quel compenso, con vitto ed alloggio gratuito!!!!!!!!

  2. boliviarestelli scrive:

    ..non vorremmo aprire una spazio di polemica, solo ci sembra opportuno far notare come l’essere sottoposto a taglieggiamenti e ricatti ( pena lo stupro o altre torture fisiche e morali) é una umiliazione della dignitá umana che non dovrebbe essere inflitta a nessun uomo. Del tentativo di ridare dignitá anche al peggior detenuto, perché quanso esca possa essere un “uomo” si occupa la pastorale penitenziaria.

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