Di ritorno dal viaggio in Chapare, qualche mese fa, vi avevamo promesso un approfondimento del mondo “coca e cocaina”… a distanza di un po’ di tempo cerchiamo di raccontare qualcosa. Abbiamo avuto modo di chiacchierare dell’argomento con Padre Mauro, missionario bergamasco che per 10 anni ha vissuto in quella regione., alla fine della sua missione in terra boliviana ha condiviso con noi qualche settimana in Condebamba, ci siamo consegnati l’entusiasmo del nostro inizio, il suo rammarico per il rientro in Italia accompagnato dalla bellezza di 12 anni intensi… lo ringraziamo davvero per la sua presenza e per il suo sguardo semplice e disincantato su alcuni temi importanti della vita e della politica qui in Bolivia. Non abbiamo la pretesa di spiegarvi il narcotraffico boliviano, semplicemente vogliamo condividere alcune idee emerse da queste chiacchierate.
Il Chapare, che è una regione preamazzonica dove il clima caldo umido permette una abbondante coltivazione della pianta di coca, da alcuni anni da piccola regione disabitata è diventata una regione importante che ha subito un fenomeno migratorio: molti campesinos vi si sono trasferiti sfruttando anche l’incentivo governativo per cui ogni abitante riceve e ha diritto di coltivare legalmente a coca un “cato” ovvero un appezzamento di terra. La coltivazione legale risponderebbe alla preservazione della “cultura tradizionale della foglia di coca dei popoli andini” ma nella realtà è sotto gli occhi di tutti che nessuno possiede solo un “cato” e che la produzione effettuata non risponde solo al bisogno del mercato interno per gli usi tradizionali della coca (da masticare, per gli infusi o per i rituali) ma alimenta il fiorente mercato internazionale della cocaina.La coltivazione della coca garantisce una rendita nettamente superiore a qualsiasi altro coltivo: 3 o 4 raccolti all’anno, poco investimento in mano d’opera e un prezzo di mercato che non ha pari con altri raccolti. Ogni campesino appartiene ad un “sindicato” ovvero ad una organizzazione territoriale che presiede allo svolgimento della vita sociale nelle piccole comunità sparse nella foresta, ma i rappresentanti stessi dei sindicati sanno dove e come si trasforma la foglia della coca nella pasta base da esportare per fare la cocaina. Il metodo di trasformazione prevede l’essiccazione e la triturazione della foglia che poi viene fatta macerare e trattata con alcuni acidi e con la benzina fino ad ottenere la pasta base.: tutto questo si svolge in piccole fabbriche-baracche sperse nella foresta. La pasta base viene poi fatta uscire dal Chapare attraverso i posti di blocco della polizia con vari metodi, dai più fantasiosi ai più orrendi. Appena arrivati qui in Cochabamba era apparsa la notizia che ad un distributore di gas era scoppiata una bombola di una macchina provocando una nube bianca di cocaina che era stata nascosta nel serbatoio, ma molto spesso la pasta viene inserita nei palloncini delle bombe d’acqua che poi vengono fatti ingerire ai trasportatori, a volte anche ai bambini. Tutto questo mercato illegale immette una quantità di denaro nella regione che destabilizza la vita personale e sociale delle persone: gente abituata a vivere con poco si ritrova a poter usare molto denaro e, in forma accelerata, si stanno presentando i problemi della società del benessere. Una scala di valori che si sta capovolgendo dove il possesso dell’auto o del cellulare vale più dell’essere, dello studio, della morale, una società dove si può pensare di comprare tutto, dalla promozione del figlio al silenzio della famiglia di una vittima di stupro… E’ davvero difficile restare ai margini di questo fenomeno, ogni contadino accetta moralmente di lucrare pur sapendo le conseguenze del mercato della droga. Di fronte a questa situazione che cosa si può fare o che cosa fa il governo? La politica attuale sembra una politica lassista: sotto il motto “coca sì, cocaina no” in realtà si cela un permissivismo che sa di colluso, le rare incursioni in foresta per distruggere le fabbriche non portano nulla se non al trasferimento delle stesse. Una proposta molto pubblicizzata dal Governo è l’impianto di una fabbrica statale di trasformazione della foglia di coca in prodotti di consumo (infusi, biscotti, bevanda gasata al gusto di coca, prodotti per l’igiene) ma il limite di questa iniziativa è il mercato stesso della foglia di coca: il prezzo che pagano i narcotrafficanti è ben più del doppio rispetto a quello che potrebbe pagare la fabbrica. Il tema economico è davvero il centro, tutti i tentativi di soluzione al problema hanno proposto l’incentivo di colture alternative (caffè, banane, arance..) proponendo anche fabbriche di trasformazione per incrementare il mercato: la questione è che nessuna di queste è altrettanto redditizia come la coltivazione della coca e quindi non ha potere attrattivo sui produttori.
Difficile dare soluzioni facili e veloci… stimiamo il lavoro di persone come Padre Mauro che provano a diffondere una cultura della legalità ma ancor prima a mostrare la bellezza di una vita dignitosa e piena anche sostenendo progetti di scolarizzazione e socializzazione… piccoli semi affidati nelle mani del Padre.
In conclusione vi lasciamo due link a due siti di amici di Padre Mauro che hanno realizzato un interessante lavoro di documentazione in Chapare: www.cocaland.org (blog con video e racconti) www.photoshelter.com/c/marco_vernaschi/gallery-list (sito con belle foto del Chapare col titolo “BROKEN PROMISES – Bolivia”).
