Cronache da Cochabamba

2010
05.02

Prima di iniziare a raccontarvi ci tengo a ringraziare tutti gli amici che ieri hanno organizzato la Marcia del Kem Kogi, gli oltre 100 partecipanti e la Cooperativa Agricola Cernuscchese che ha offerto il rinfresco. Grazie per farci sentire la vostra vicinanza.

Questo periodo è stato abbastanza pieno di cose da fare e di malanni di casa e così non abbiamo avuto molto tempo per scrivere; però oggi vi voglio raccontare della mia prima visita in carcere assieme a Padre Eugenio e, come mi ricorda giustamente il Kuda, un paio di impressioni sulla conferenza climatica.

Iniziamo da quest’ultima, che si è tenuta la scorsa settimana. In Italia, da quello che ho visto sui siti dei principali quotidiani, probabilmente non si è discusso molto nè prima nè dopo, mentre qui le attese erano davvero alte e i commenti sono stati innumerevoli. Questa conferenza, convocata dal Presidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia – Evo Morales – aveva la pretesa di rilanciare il dialogo tra i governi dopo l’insuccesso (dal punto di vista degli impengi presi dai governi) del vertice di Copenaghen e soprattutto voleva fare in modo che le soluzioni ai problemi legati alla conservazione dell’ambiente e ai cambiamenti climatici arrivassero dai paesi più poveri e meno sviluppati.

Purtroppo il livello di serietà della Conferenza è stato drasticamente abbattutto il primo giorno, proprio da un discorso del Presidente Morales. Durante il discorso di apertura, al quale ho assistito per intero, Morales cercando di portare l’attenzione su uno stile di vita meno consumistico e di valorizzare alcuni prodotti tradizionali si è in realtà reso ridicolo con affermazioni tipo: << a Cochabamba gli idraulici quando non sanno come fare a sturare un bagno usano la Coca Cola che, piena di sostanze chimiche, lo libera in pochi minuti>> oppure << in Europa sono tutti calvi perchè mangiano OGM>> o ancora <<mangiare molto pollo, che contiene ormoni femminili, da delle difficoltà nell’orientamento sessuale degli uomini>>.

Io, come molti degli stranieri presenti, ero lì perchè davvero speravo che questo incontro potesse fornire non una soluzione, ma per lo meno una prospettiva nuova invece questo discorso che si è concluso con <<morte al capitalismo!>> mi ha lasciato molto deluso. L’impressione, data anche dagli altri interventi al discorso inaugurale, è stata che si volesse criticare il modello capitalistico senza avere una proposta davvero alternativa da portare.

Io personalmente non ho partecipato a nessun tavolo di lavoro ma ho solo seguito alcune conferenze, anche perchè l’organizzazione è stata davvero scarsa. Il primo giorno la media di attesa per ritare il pass è stata di 4 ore, molti dei seminari sono stati cambiati di orario e di sede senza preavviso e la maggior parte degli incontri iniziavano con almeno mezz’ora di ritardo.

Ritornando al discorso del Presidente, le cronache e tutti i talk show della settimana, sono stati occupati da interventi di esperti pro o contro il fatto che mangiare pollo faccia diventare gay. Anche nelle strade o nei locali della città non si è parlato d’altro per alcuni giorni.

In conclusione io credo che questa Conferenza sia stata un’occasione sprecata. Invece di promuovere un movimento che cerchi davvero un’alternativa al modello capitalistico, che qui in America Latina fa vedere il lato peggiore di se,  Morales ha dato l’impressione di usare questo evento per fare un po’ di campagna politica di bassa lega in suo favore.

Passando invece alla visita in carcere devo dire che è stata un’esperienza molto forte. Vedere con i miei occhi le condizioni in cui vivono 380 persone mi ha colpito molto nonostante fossi preparato a quello che avrei trovato dato che in casa con Padre Eugenio, che si occupa anche di pastorale penitenziaria,a partire dalle notizie dei giornali a volte si parla dei problemi dei detenuti.

Iniziamo dall’ingresso: mentre si va dal revisore, ovvero il poliziotto incaricato di perquisire chi entra, si passa accanto ad una stanzetta 2 per 2 con il tetto che cade a pezzi dove vengono messi i detenuti arrestati il sabato e la domenica o quelli che hanno creato problemi all’interno del carcere. Oggi quando siamo entrati c’erano 2 persone rannicchiate sul pavimento, perchè non c’è il letto, che dormivano.

Entrando quasi ci sale in spalla un ragazzo che stava scendendo dalle celle del “secondo piano”, gabbiette di legno costruite sopra alle celle in muratura, alle quali si accede con delle scalette simili a quelle che ci sono dietro ai camper. Nei corridoi è difficile passare in due e si trova un po’ di tutto; c’è chi si taglia i capelli, ci sono dei negozietti gestiti dai detenuti e al centro del carcere c’è una sala con due televisori, un biliardo e alcuni tavoli per mangiare ciò che si vende nei negozi. Si, proprio così, il mangiare i detenuti lo devono comprare da altri detenuti e lo stato riconosce a ciascuno 0,45 € al giorno che generalmente arrivano con un paio di mesi di ritardo e che servono per un paio di zuppe scarse .

Il cibo però non è l’unica cosa che pagano i detenuti. La corruzione e la violenza diffusa nelle carceri, hanno imposto un regime in cui tutto si paga, a cominciare dal “diritto di suolo”. Quando una persona viene detenuta, i delegati, ovvero i più influenti e più violenti dei detenuti, gli chiedono da 200 a 500 dollari per assegnare una cella. Se uno non può pagare viene lasciato a dormire negli spazi comuni e contemporaneamente costretto a fare pulizie e altri lavori di mantenimento. Chi si ribella viene torturato, violentato o sottoposto a maltrattamenti di ogni genere, ovviamente con la complicità dei poliziotti che prendono una parte dei soldi riscossi dai delegati. Inoltre, come dicevo, tutto si paga, docce e bagni compresi. Capita spesso che i più poveri portino tutta la famiglia in carcere perchè non possono permettersi di pagare la loro permanenza in carcere e anche l’affito di casa. Oggi per esempio hanno portato, mentre eravamo in infermeria, un bimbo di 2 mesi scarsi, che a fatica riusciva a piangere dal tanto che aveva la gola infiammata.

In un ambiente così malsano e violento, è difficile pensare a una riabilitazione dei detenuti. L’unico momento di riflessione è la messa domenicale, Cattolica o Evangelica che sia. Tutte le attività formative sono lasciate alla buona volontà di organizzazioni civili o religiose.

Adesso vi saluto perchè dobbiamo finire di prepararci per andare a cena dal dott. Pietro Gamba, che da vent’anni vive su un altopiano a circa un’ora da Cochabamba e dove ha fondato un ospedale. Prossimamente racconteremo anche la sua storia, che è un esempio di generosità e anche delle assurdità che si vivono in Bolivia.

Daniele

1° MAGGIO- MARCIA KemKogi

2010
04.30

ciao amici, vi ricordiamo che il primo maggio come tutti gli anni ci sarà la tradizionale marcia non competitiva organizzata dal KemKogi per un momento di festa insieme e per finanziare i progetti. Quest’anno l’incasso sarà destinato al  progetto della falegnameria in cui lavora Daniele e che già abbiamo presentato. Le info tecniche le trovate sul sito comunque inscrizioni e partenza saranno nel parco degli Alpini lungo il Naviglio a partire dalle 9.30. Un grazie a chi potrà partecipare e a tutti gli amici che stanno lavorando per e con noi!

Marcia non competitiva di 5 km                                    XVIIa edizione

sabato 1 maggio 2010

Ritrovo: h. 9.30 al Parco degli Alpini-Lungo Naviglio (Cernusco sul Naviglio) Partenza: h. 10.00

All’arrivo rinfresco per tutti i partecipanti

OFFERTO DA NUOVA COOPERATIVA AGRICOLA CERNUSCHESE

Iscrizione: € 3,00 ragazzi – € 5,00 adulti

Il ricavato verrà devoluto per la sistemazione della falegnameria

Unidad Solidaria Crippa in Bolivia – Cochabamba

Le iscrizioni si raccolgono direttamente alla partenza,

sabato 1 maggio fino alle ore 9.45

da “FUTURA”

2010
04.30

… In questo spazio che ci avete concesso vogliamo darvi una panoramica del mondo carcerario boliviano che stiamo iniziando a conoscere e per il quale abbiamo deciso di creare un progetto con l’associazione Kem Kogi.

Purtroppo non siamo ancora riusciti a visitare un carcere perché, a seguito di vari servizi andati in onda su diversi canali televisivi stranieri sullo spaccio di droga nelle carceri, sono severamente limitati e controllati gli accessi delle persone non residenti in Bolivia, e noi non abbiamo ancora tutti i documenti in regola.

Le informazioni che abbiamo raccolto ci presentano ambienti malsani e sovraffollati, ma qui in Bolivia la carcerazione oltre che essere una pena molto dura per le condizioni interne ai centri di detenzione, spesso si trasforma in un peso insostenibile per tutta la famiglia del detenuto. Il regime penitenziario infatti prevede che i detenuti debbano pagare, oltre alla loro pena, anche vitto e alloggio. Questo significa che quando un padre di famiglia entra in prigione, oltre a far mancare il proprio apporto economico, crea una situazione per cui molto spesso le mogli e i figli, che non riescono più a pagare l’affitto, devono lasciare la casa e trasferirsi letteralmente anch’essi in prigione. Oltre a quanto previsto dalla legge poi la corruzione e la violenza fanno si che si debba pagare per utilizzare i bagni, per farsi la doccia, per essere lasciati tranquilli dalle bande e per molte altre cose.

Per cercare di dare una prospettiva alle persone che vivono la drammatica esperienza del carcere la Caritas di Cochabamba ha deciso di rilanciare l’attività di una falegnameria in cui impiegare ex detenuti per reinserirli nel mondo lavorativo e, nello stesso stabile, avviare dei corsi di taglio e cucito rivolti alle mogli dei detenuti e alle persone del quartiere, per migliorare il loro reddito.

Per riuscire a far decollare l’attività l’associazione Kem Kogi ha attivato il progetto Bolivia che ha come obiettivo il finanziamento di alcuni macchinari. Trovate tutti i dettagli su www.kemkogi.com

Festa Parrocchiale “Virgen de la Annunciacion”

2010
04.26

Rientriamo da tre giorni di festa parrocchiale.. un po’ stanchi (forse anche per la gastroenterite che ci ha colpiti in 6 su 8 ) ma sicuramente entusiasti di questa festa di popolo e devozione alla “Virgencita”, semplice ma assolutamente sincera!! Qui la devozione mariana è forte, spesso davanti alla teca con la statua della Madonna incontriamo persone, giovani, famiglie per una semplice preghiera a questa Mamma… la devozione si esprime con rituali come cambiare l’abito alla statua in relazione alle feste e al periodo dell’anno, con i canti e con la danza. Il cuore della festa infatti sono i balli tradizionali che le 11 fraternità della parrocchia danzano in onore della Virgen: sotto il sole cocente per 3 volte (la domenica antecedente -convite-, il sabato -entrada- e la domenica -processione con la statua-) i ballerini fanno il giro della parrocchia accompagnati dalla banda.

Per noi è una bellissima esplosione di colori e di ritmi; ogni ballo ha la sua storia e origine e lentamente ti permette di conoscere riti e credenze delle varie regioni boliviane. Altrettanto bella è la preparazione della festa: il mese che la precede ogni sera per le strade c’è musica perchè le famiglie, i ragazzi del quartiere che si trovano, si organizzano provano i passi. In questo stesso tempo la statua della Madonna ogni sera, in processione, viene portata per un momento di preghiera nella casa della famiglia che per quell’anno si incarica di pagare le spese della fraternità (banda, costumi, cibo..). In alcuni quartieri alcune famiglie si sono organizzate in cooperativa per suddividersi l’onere, che però è anche un onore, di essere “il passante” , si dice così, della fraternità.

Come ogni festa che si rispetti fuori dalla parrocchia ci sono giostre bancarelle, soprattutto di dolci cibi e… chicha (la bevanda alcoolica tipica)!!

Questo è l’unico risvolto negativo della festa: i fiumi di chicha e birra che musici, ballerini e non solo bevono nella giornata. Nella festa si incontrano tanti ubriachi: anziani, nonnine ma anche ragazzi giovani o papà con i bimbi accanto…tanto che questa sera è arrivato alla porta un bimbo che era stato perso dai due genitori ubriachi!!

Ma oggi è festa e noi siamo davvero felici di averla vissuta bene (gastroenterite permettendo!) con queste persone; probabilmente le foto non rendono merito ma ci proviamo ugualmente a regalarvi un po’ di colore.

Tinku

Dalla Bolivia all’Italia: ACQUA che PASSIONE

2010
04.20

La “III feria international del agua” , a 10 anni dalla “guerra dell’acqua”, è stata si’ una commemorazione, ma anche un’occasione per realizzare un bilancio delle conquiste e delle conseguenze della guerra: infatti, oltre alla creazione di un Ministero ad hoc per la gestione delle risorse idriche e al riconoscimento del “derecho fundamentalisimo al agua” all’interno della nuova Costituzione boliviana, purtroppo il caso cochabambino evidenzia una sconfitta nella gestione pubblica del servizio idrico nella città cui prova a fare da contraltare l’iniziativa popolare dei quartieri più periferici e più disagiati.

Nella zona sud di Cochabamba risiede quasi il 44% della popolazione censita nell’intero comune con una densità abitativa ben superiore alla media cittadina perché i quartieri in questa zona sono cresciuti in modo incontrollato, come conseguenza dei forti flussi migratori. Questa zona si presenta quindi come un contesto degradato, in cui la maggior parte della popolazione vive sotto la linea di povertà, e in cui le abitazioni sono quasi sempre prive di allacciamenti alla rete idrica e fognaria municipale: nonostante il grande impegno e la massiva partecipazione degli abitanti dei quartieri meridionali alla sollevazione del 2000, infatti, quest’area ha continuato negli anni a non avere accesso all’acqua e a non beneficiare delle infrastrutture e degli allacciamenti alla rete di SEMAPA. Queste criticità hanno spinto la popolazione della zona sud ad auto-organizzarsi in comitati d’acqua potabile, risparmiando e investendo proprie risorse nella costruzione di reti e infrastrutture (molti comitati erano presenti alla fiera con i loro stand,materiale informativo ed educativo).

Ed è in questo contesto che è nata nel 2004 ASICA Sur, l’associazione che oggi raggruppa oltre 50 dei circa 120 sistemi comunitari di acqua potabile nati per iniziativa spontanea dei cittadini. Tale associazione è stata creata con l’obiettivo di rappresentare e rafforzare tali sistemi, appoggiandoli nella gestione e nella soluzione delle problematiche relative al rifornimento d’acqua, come per esempio attraverso l’elaborazione di progetti e corsi di formazione relativi alla gestione dei comitati. Questa organizzazione, oltre a fornire una serie di servizi ai suoi associati, ne rappresenta le istanze di fronte all’azienda pubblica SEMAPA e alla società Misicuni, istituita per dirigere i lavori di ampliamento dell’omonima diga e del bacino idrico che rifornisce la città di Cochabamba, finanziata dalla cooperazione bilaterale con il Governo italiano.

Curiosa l’Italia! Mentre in Italia è stata approvata la legge di privatizzazione dell’acqua, qui in Bolivia il nostro Ministero degli Esteri finanzia progetti di cooperazione internazionale quali “Misicuni” di cui sopra e Yaku al Sur (dove ‘Yaku’ significa ‘acqua’ in lingua quechua) delle Ong italiane CEVI, ACRA e CVCS. Il progetto si propone di garantire l’accesso all’acqua a circa 200.000 boliviani residenti a sud di Cochabamba, e nello specifico vuole intervenire sui meccanismi di partecipazione e controllo sociale delle imprese idriche pubbliche Semapa e Misicuni, con il duplice obiettivo di monitorare e controllare la realizzazione delle opere di ampliamento del bacino Misicuni e di espansione delle reti di distribuzione e fognaria, oltre a realizzare una gestione comunitaria dei servizi di erogazione idrica. Nel progetto saranno, quindi, coinvolti anche i cittadini dei 70 comitati dell’acqua che costituiscono l’associazione Asica Sur.

Quindi mentre con una mano l’Italia lavora per il ritorno alla gestione pubblica delle risorse idriche in Bolivia, con l’altra mano il Governo firma la legge (articolo 15 del decreto legge Ronchi-Fitto 135/2009)che privatizza l’acqua .

A questo proposito vogliamo ricordare che il 24 aprile parte in tutta Italia la raccolta di firme del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione dell’acqua, il forum, insieme a numerose realtà sociali e culturali ha deciso di promuovere 3 quesiti referendari, depositati presso la Corte di Cassazione di Roma mercoledì 31 marzo 2010 per tentare di abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo nel novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella cioè di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti. Se tale iniziativa avesse buon esito verrebbero poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini e si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.

Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua. Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo. Per conservarlo per le future generazioni.

Perché si scrive acqua ma si legge democrazia”


Voglia di normalità!

2010
04.18

E’ tanto che non scriviamo… la quotidianità lavorativa e di casa ci tiene lontani dal sito… buon segno!

Da condividere abbiamo la bella esperienza di Chiesa vissuta questa settimana in cui c’è stata la tre giorni di incontro e ritiro, qui in casa nostra, con una ventina di missionari e volontari che lavorano in Bolivia inviati dalla Diocesi di Bergamo.

Ma questa sera mi fa piacere raccontarvi di un festival cui abbiamo partecipato oggi pomeriggio: “guardami per le mie abilità e non per le mie disabilità!” , manifestazione organizzata da CEOLI ( una fondazione per disabili)  per promuovere una cultura dell’inclusone con una rassegna nazionale di ballo e spettacolo presentata da tutti i centri che lavorano con ragazzi disabili sia fisici che mentali.  Noi abbiamo accompagnato e fatto il tifo per il centro con cui collaboro ma ogni ragazzo, ballando danze tradizionali, moderne, cantando ha potuto esprimere la propria voglia di vivere! In mezzo a mille cose fatte “alla boliviana” , è stato bello vedere una manifestazione ben organizzata, bella… all’altezza della dignità e dell’impegno che ciscun ragazzo ha messo in gioco oggi pomeriggio soprattutto in un Paese in cui spesso la disabilità è ancora un tabù e molti ragazzi vengono tenuti in casa privati del diritto ad una diagnosi certa,  alle cure mediche o semplicemente ad una vita di relazione.

Ci aspetta una settimana culturalmente densa:”3^ feria international de l’agua” a 10 anni dalla storica guerra dei cochabambini per il diritto all’acqua e “conferencia mundial sobre el cambio climatico” (la Cumbre climatica come si dice qui) per discutere di ambiente, clema e Pacha Mama… cercheremo di partecipare a qualche evento così da potervi raccontare qualcosa!

http://cmpcc.org (CUMBRE CLIMATICA)

www.feriainternationaldelagua.org

BUONA PASQUA!

2010
04.04

Cena ebraica

 

Via Crucis

 

Messa di Resurrezione

Gita in Chapare

2010
03.24

… un assaggio di Amazzonia per vegetazione lussureggiante e clima caldo e umido.. un assaggio di surubi  (Alessandra avevi ragione questo pesce è fantastico) e succo di papaya e maracuya… un volo in altalene da 18 metri… la pioggia ci ha impedito di vedere molti animali (Irene era un po’ delusa!)… nel complesso un fine settimana davvero bello anche grazie a Padre Mauro che ci ha ospitati, accompagnati e che ci ha spiegato alcune dinamiche di questa regione tra coca, cocaleros…. ma di questo vi racconteremo con calma!

Ecco il progetto Bolivia del KemKogi!

2010
03.24
 

PROGETTO BOLIVIA 

“Falegnameria – Unidad Solidaria Crippa”

LUOGO DELL’INTERVENTO Bolivia, città di Cochabamba

PARTNERS LOCALI Daniele Restelli – Caritas di Cochabamba

DESTINATARI ex detenuti per un reinserimento nel mondo lavorativo ed abitanti del quartiere di ubicazione del  progetto  

OBIETTIVI GENERALI acquisto di 5 macchine da cucire , acquisto degli attrezzi manuali ed elettrici per lavorare il legno, acquisto e installazione contatore trifasico, fondo per avviare i corsi
CONTESTO La Pastorale Sociale di Caritas Cochabamba sta cercando di far ripartire l’attività produttiva di una falegnameria che possa creare opportunità di lavoro per ex detenuti al fine di reinserirli nel mondo lavorativo. Nel capannone troveranno posto anche dei corsi di falegnameria, taglio e cucito e altre materie ancora in via di valutazione per gli abitanti del quartiere e per le mogli dei detenuti che molto spesso sono in condizioni di indigenza.

 COME SOSTENERE IL PROGETTO 

 Costo di una macchina da cucire € 400,00  

  Costo attrezzi manuali € 2000,00  

Costo attrezzi elettrici € 3500,00

Contatore trifasico € 1000,00

 Fondo per avviare i corsi € 500,00

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Associazione Kem Kogi Cuore Unico Onlus

 Sede: P.za Matteotti 20 – 20063 Cernusco sul Naviglio (MI)

Per le tue offerte:

 Credito Cooperativo Interprovinciale Lombardo   Filiale di Cernusco Tre Torri Via don Mazzolari 2 IBAN IT 56 T 08214 32881 000000040089 20063 Cernusco s/N

 Conto corrente postale n° 37853207intestato: KEM KOGI – CUORE UNICO O.N.L.U.S.  Piazza Matteotti 20

    Per informazioni Web: www.kemkogi.com  E-mail:  info@kemkogi.com     www.iltarloboliviano.it 

 

NOTA BENE!!!

2010
03.20

Ciao a tutti, domattina noi partiamo per una gita nella foresta del Chapare (la zona del tropico della regione di Cochabamba). Al ritorno vi promettiamo foto di scimmie e pappagalli… Voi nel frattempo NON PERDETEVI IL BANCHETTO DEL KEMKOGI alla fiera di San Giuseppe e qualche striscia di MAFALDA che abbiamo caricato nella sezione PAROLE!