Archive for dicembre, 2011

in marcia


2011
12.30

Oggi arriva alle porte di Cochabamba la carovana di disabili che da circa 40 giorni sta camminando da Trinidad verso La Paz, sede del Governo, come segno di protesta verso la disattenzione dell’esecutivo verso il settore e per reclamare l’approvazione della legge di trattamento preferenziale il cui punto saliente é un bono di 3000Bs.

Il 15 novembre un totale di 17 persone disabili sono partite in sedie a rotelle e stampelle con l’obiettivo di dare visibilitá alla lotta per i loro diritti, nel cammino si aggiungono varie delegazioni e in tutte le principali cittá (Santa Cruz, Cochabamba, La Paz) si stanno svolgendo manifestazioni di appoggio ai “marcisti” con cortei e bloquei. Fermo restando la necessitá che questo Paese faccia un punto serio sulle politiche verso il settore disabilitá, non riesco a sposare completamente la causa dei marcisti, in primis mi lascia sempre molto in dubbio lo “strumento marcia” utilizzando la  debolezza di disabili, donne e bambini per forzare l’opinione pubblica, in secondo luogo sebbene la dirigenza del settore stia premendo per l’approvazione della legge, alla maggior parte della popolazione disabile e dei marcisti interessa soprattutto lo stanziamento del bono, che ancora una volta si situerebbe nel quadro delle politiche assistenzialiste e non strutturali del paese.

In Bolivia da qualche anno é stato stanziato un famigerato fondo di “40 millones de bolivianos” destinati alla disabilitá, sfortunatamente non é ancora applicativo un decreto legge che indichi come spendere questi soldi e secondo quale progettualitá.

Sotto la pressione dei marcisti la “Comisión Integrada de Política Social y Derechos Humanos de la Cámara de Diputados” l’altro ieri ha iniziato il dibattito sul progetto di legge que conferisce un trattamento preferenziale alle persone con disabilitá nel quale vengono prese in considerazione: un sistema di assistenza sanitaria e riabilitativa, misure per l’inclusione scolare e lavorativa, la pensione anticipata, sconti sulle utenze e i trasporti e il famoso “bono dignidad” per 25 mila persone con disabilitá severa. Misure necessarie, ma in un Paese dove quasi non esitono strutture di accoglienza , centri diurni per maggiorenni, dove ancora un bimbo disabile puó essere rifiutato dal centro medico piú prossimo per un banale raffreddore o dalla scuola di quartiere “perché noi non ci occupiamo di disabilitá”, dove i farmaci antiepilettici o neuroattivi non sempre si trovano o costano troppo a causa delle tasse di importazione, mi chiedo se siano queste misure prioritarie rispetto ad altri interventi strutturali.

L’augurio é che questa protesta trovi una modalitá di espressarsi rispettosa delle persone e che il Governo trovi la strada giusta per elaborare politiche intelligenti che soddisfino il settore.

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2011
12.23

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9 mesi


2011
12.15

… in veritá fino ad adesso sono solo 7 e ½!
Avevo promesso di scrivere qualcosa al riguardo di questo tempo di attesa… aspettare un bimbo, il mistero  che avvolge ogni nuova vita, sentire che si muove nella pancia, l’attesa e l’emozione che si crea nella famiglia é sempre qualcosa di bello e intimo, davvero  mi é difficile mette tutto questo in lettere e punteggiatura, cercheró di farlo soprattutto nella prospettiva del “hecho en bolivia” come ci dicono scherzando alcuni amici di qui! Cosa cambia, cosa aggiunge (o toglie!?) alla gravidanza il fatto di essere qui in Bolivia, terra in cui é piú normale avere 5 figli pittosto che uno o nessuno?
La prima cosa che mi viene in mente é che, nel bene e nel male, scompare l’aura magica che creiamo in occidente, questa nuvoletta rosa di protezione che sembra ovattare molte neomamme, questa iper-attenzione a qualsiasi cosa concerna il bebé (a volte esclusivamente a beneficio del mercato) ed il tutto viene restituito alla sfera dell’ordinario, assume una dimensione piú normale. Cosa significa? Banalmente che la gravidanza é molto meno medicalizzata, che nessun ginecologo si sogna di prescrivere costosi e molto spesso superflui esami o integratori alimentari, che se stai bene anche nelle cliniche piú belle ti chiedono solo 3 ecografie e 2 batterie di esami del sangue, che le donne lavorano per legge fino a 1 ½ prima del parto (quelle senza contrato anche fino all’ultima ora), che non ti vengono propinati tiralatte, bilance, passeggini spaziali e gadget impensabili. Nel bene… in negativo certo c´é molta meno attenzione sul piano dell’alimentazione della donna e poi del bambino, la superficialitá a volte nel gestire gli aspetti medici (molto poche sono le mamme che prendono la folina per abbattere il rischio di spina bifida per esempio), la minor corresponsabilitá dei papá, per cui si vedono donne col pancione, indaffarate senza tregua tra faccende domestiche con un bimbo sulle spalle e 3 attaccati alla gonna. In alcuni ambiti la sproporzione tra ixattenzione occidentale e “disinteresse” boliviano é spaventoso: se da noi dalle neomamme ci si aspetta quasi una preparazione da “esperta puericultrice” e i neonati sono ixbombardati da stimoli e quindi via con corsi pre e post parto, corso in acqua per il  bebé, blog, libri e riviste specializzate, ricette, Cd di musica selezionata, giochi e giocattoli per ogni sorta di aspetto educativo… che quasi ti senti in colpa se non conosci l’utima tecnica di svezzamento; qui in Bolivia purtroppo a molti bambini non viene neppure dato il nome per i primi mesi, non si parla con la wawa (bebé) tanto non capisce, molte mamme giovani, magari sradicate dal contesto comunitario dove il passaparola nonna-mamma e la gestione allargata della famiglia svolgono ancora un ruolo prezioso, sono perse davanti alle esigenze di cura primaria e di affetto che esprime il loro bimbo… e cosí per descuido, ignoranza, reale impossibilitá abbiamo ancora un tasso di mortalitá infantile del 54‰ contro il 4‰ italiano. Ultimamente in questo campo sono stati fatti passi avanti, una copertura sanitaria per mamme e bambini fino ai 5 anni, un bono una-tantum per ogni nascita il cui pagamento in alcune poste di salute é correlato alla partecipazione ad un picclo corso di puericultura e all’effettuarsi dei controlli pre e post natali, una “beca alimenticia” per integrare l’alimentazione delle donne in cinta e dei bambini fino al primo anno… provvedimenti che nascondono in alcuni casi un retro della medaglia ma che sicuramente sono un qualcosa rispetto a prima.
Esiste una via di mezzo tra i due estremi, tra la mitizzazione italiana del pancione (dovuta forse ad un tasso di natalitá tra i piú bassi al mondo?) e la poca importanza data all’evento nascita che si vive qui in Bolibia? Esiste un modo per rispettare e celebrare il mistero della vita senza scadere nel “commerciale”? Credo di sí! Personalmente ho cercato di trovarlo, sará che naturalmente  al terzo giro ci sono un po’ di ambasce e angosce in meno, sará che il contesto boliviano mi ha aiutato ulteriormente a spazzare la “nuvoletta rosa”  (come fai a lamentarti di piedi gonfi e acidezza di stomaco quando la tua vicina con 4 figli lavora tutto il giorno al mercato col pancione?) e a spostare l’attenzione sul senso dell’essere genitore, al servizio della vita e della libertá dei figli. In questo senso un bellissimo regalo di natale é stato lo scritto di un amico, la riflessione sul nostro stile di genitorialitá a confronto con la genitorialitá di Dio, l’ho stampato e appeso in casa insieme ai mille disegni che Irene sta facendo per la sua sorellina Matilde, lo ringrazio pubblicamente… ho controllato sul loro sito e non é ancora on-line, prometo di linkarla appena sará disponibile.
Ho scritto tanto, troppo forse… e ancora ci sarebbe da scrivere e riflettere, Tagore scriveva: “Ogni bambino che nasce ci ricorda che Dio non è ancora stanco degli uomini.” … quanta pazienza deve avere con la nostra famiglia per regalarci ancora questa opportunitá!

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… un valore umano, un ricordo, un insegnamento


2011
12.05

“Fausto era il nostro papà: non è più con noi da poco tempo ma nel lungo periodo della sua malattia ha conosciuto attraverso Don Paolo il progetto di Elisa e Daniele.

Ce ne aveva parlato, gli erano piaciuti la concretezza e lo spirito di questi due giovani, come lui persone reali, pratiche e pronte a mettersi in gioco in un paese così lontano.

Come lui ha fatto in ogni giorno della sua vita, con la famiglia, con le responsabilità di un lavoro, il suo, che pur nell’arido mondo degli affari non gli ha impedito di pensare alle conseguenze che le sue decisioni potevano avere per le persone che lo circondavano.

Ha deciso di lasciare di lui un tangibile ricordo a tanti chilometri di distanza ma nell’unità delle persone che soffrono, di cui è pieno il mondo. Per lasciarci un valore umano, un ricordo, un insegnamento.”

Questo ricordo e insegnamento sono oggi aiuto concreto: abbiamo ricevuto 3000 € e con questi soldi siamo riusciti a fare 2 cose:

– acquisto di materiale riabilitativo per i centri disabili con cui collabora Elisa, nello stile del lavoro che raccontava in un precedente post.

- aiuto economico ad una bella fondazione (FUNAC – Fundación Nacional de Ayuda Contra el Cancer) che é l’unica istituzione in Cochabamba che si occupa di accompagnare nel lungo percorso della malattia le persone affette da tumore (attualmente ha in carico circa 300pazienti), cercando i farmaci chemioterapic, non sempre disponibili sul mercato, ottenendo sconti negli ospedali (la sanitá in Bolivia é tutta a pagamento), sostenendoli con il servizio di psicologia e assistenza sociale familiare, con visite domiciliari e in ospedale dove dopo anni di battagle sono riusciti ad attrezzare una stanza con 6 posti letto per i ricoveri e una postazione day-hospital. Il lavoro di questa associazione é davvero grande, il mercoledí davanti alla loro sede c´é sempre una lunga coda di persone che chiedono loro assistenza e accompagnamento dato che, come spiegavamo, qui in Bolivia la salute per molte famiglie é un lusso: un ciclo di chemioterapia mediamente costa circa 6000 boliviani, 3000 attraverso la mediazione di FUNAC a fronte di uno stipendio medio di 1200bs.

Speriamo che questa collaborazione sia l’inizio di una relazione continuativa e proficua per il lavoro di FUNAC e i loro assistiti, per la nostra parrocchia che spesso si trova a indirizzare e assistere famiglie alle prese con questi problemi e perché no, per tutti voi amici e familiari di Fausto che nella sua memoria state contribuendo ad un progetto che vale nel segno di una corresponsabilitá sociale e umana importante.

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en el mundo a patas arriba!


2011
12.03

dicembre… neve, freddo, avvento, fra poco si prepara albero e presepe….???

Con questo caldo (oggi sono 35 gradi) davvero facciamo fatica a entrare nell’atmosfera natalizia e a prepararci al Natale; se non fosse per le preghiere serali nel vari quartieri della parrocchia e per le lodi mattutine quando accendiamo la candela della corona d’avvento, i mille progetti da seguire, le nostre stanchezze e limiti, ci offrirebbero una preziosa scusa per non fissare gli occhi sul fatto sconvolgente che Dio ha scelto di farsi “corpo” e quindi anche “limite”, per poter entrare in relazione con noi.  Ma siamo qui, in questo mondo alla rovescia a cui ancora non ci abituiamo, e questo popolo in coda paziente per aspettare qualsiasi cosa, dallo zucchero al bono escolar, alla carta d’identitá,  ci aiuta a riflettere sul senso del tempo e dell’attesa… ci proviamo allora ad augurarvi e augurarci un buon avvento cosí!

Festeggiare l’Avvento significa saper aspettare;

aspettare è un arte

che il nostro tempo impaziente ha dimenticato.

Dobbiamo attendere

le cose più grandi, profonde e tenere del mondo,

e questo non si può fare nel tumulto,

ma secondo le leggi divine

del germogliare, crescere e divenire.

(Dietrich Bonhoeffer)

P.S. leggendo questo brano non posso non pensare all’attesa che caratterizza la nostra famiglia in questi mesi… non l’abbiamo ancora condiviso sul blog anche se molti lo sanno: a febbraio nascerá Matilde! Le leggi divine del germogliare sono davvero preziose, 9 mesi sono un tempo privilegiato per entrare nel mistero della vita, spero prossimamente di riuscire a condividere qualche riflessione con voi.



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