Archive for maggio, 2011
nella giusta direzione, anche se la strada è impegnativa…
05.25
Oggi è stato uno di quei pomeriggi difficili che non avevo da un po’.
Il programma non prevedeva niente di strano, un lavoretto in casa, qualche ora in carcere e poi a fare la pizza con i bimbi. Niente di strano perché ormai pensavo di essere abbastanza abituato ai racconti dei detenuti durante le mie visite. Proprio la scorsa settimana, mentre accompagnavo in visita una delegazione della Caritas Spagnola che ci sta appoggiando, vedendo la loro sofferenza nel constatare le condizioni miserabili in cui vivono i detenuti, nel sentire un piccolo frammento, nemmeno troppo crudo, di ciò che succede quotidianamente li dentro, mi rivedevo alle prime visite, quando a fatica riuscivo a processare ciò che vedevo.
E oggi mi ritrovo come un anno fa, attonito, arrabbiato, nauseato per i racconti ascoltati. Niente di molto diverso dal solito ma credo che la somma si sia trasformata in moltiplicazione.
Uno picchiato duro dai delegati, l’altro che ha dovuto dare 1000 $ per il “diritto di ingresso”, quelli che lavorano come schiavi per qualcuno dei capi, senza essere pagati, chi non ha il permesso di uscire dal laboratorio e quindi è di fatto “più prigioniero degli altri”. Insomma troppe ingiustizie tutte insieme anche per chi inizia a pensare di esserci abituato.
Alla fine però una buona notizia è arrivata: qualcuno dei delegati non è felice del lavoro che stiamo facendo in carcere da quando è iniziato il progetto di “terapia occupazionale”, quindi vuol dire che stiamo lavorando bene, per il bene di tutti e non per i privilegi di pochi. Deve essere per questo che ogni giorno c’è qualcuno di nuovo che si avvicina, che racconta, che chiede aiuto o che semplicemente ringrazia per quello che facciamo, anche se a me sembra sempre troppo poco.
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festa della mamma
05.22
Con una settimana di anticipo sulla data boliviana della festa della mamma in onore alle eroine della patria, oggi a scuola Irene ed Emanuele hanno fatto uno spettacolo per la mamma … sull’onda dei balli della festa parrocchiale, più boliviani dei loro compagni di corso, erano entusiasti di ballare e cantare.
Qui la retorica della festa della mamma è fortissima, non solo, anzi quasi per nulla, un affare commerciale ma si celebra davvero il ruolo della mamma, il suo sacrificarsi per la famiglia, il suo “aguantar” per i figli…retorica fatta di poemi, canzoni, atti civici ma realmente qui la condizione della donna è molto dura e davvero spesso le mamme si trovano a combattere da sole situazioni difficili (salute, economia…) senza un aiuto da parte dei mariti.
Quest’anno nel’unità educativa dove sono inscritti i bimbi si è deciso felicemente di fare un passo oltre celebrando la maternità come un fatto universale che unisce popoli e culture in un unico linguaggio di tenerezza. I bambini hanno ballato i balli tradizionali di tutte le regioni del Paese, ad indicare un rispetto per tutte le espressioni culturali, ma soprattutto la scuola ha ricevuto una delegazione di bambini e mamme provenienti da una comunità delle montagne dove si parla solo quechua, segno di una integrazione possibile tra le diverse anime del paese.
L’idea è stata bella, tanto che l’hanno ripresa perfino i giornali ( articolo di Opiniòn) , peccato che nella pratica ai bambini poco è stato spiegato di questa attività…va bhè non si può pretendere tutto… per oggi mi posso accontentare di “mamita mia, hoy es tu dìa, yo tu hijito, tu pedazito, te cantarè esta canciòn”!
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progettini, delusioni e tarli…
05.20
Da oggi pomeriggio, dopo una visita ad un ragazzo disabile che sto seguendo, continuo a pensare al mio lavoro. L’idea che pian piano avevo costruito rispetto al mio compito, era quella di entrare nelle case, conoscere ragazzi e familiari, accompagnarli affinché abbiano una diagnosi certa e poi scegliere con loro quale centro di riabilitazione sia il piú adatto; un “progettino” ben confezionato!! Accompagno JJ, grave cerebroleso di 16 anni, da un anno, visito la familia, e all’inizio la sua situazione mi sconvolge… tutto il giorno in un letto, spesso solo mentre i suoi sono al lavoro, niente medicine, niente fisioterapia… niente!! Applico bene il mio progettino, ma alla fine scopro che un centro diurno per disabili “gravi e grandi” in Cochabamba non c’é. Convinco un centro dove lavoro a farsene carico, convinco la famiglia a portare JJ al centro…. e dopo 6 mesi tutto fallisce: il centro non riesce a gestirlo e la famiglia non ne capisce l’utilitá… “non é guarito(?!)”. Il fallimento mi ha deluso, mi sono “arrabbiata” con la famiglia. A distanza di tempo ogni tanto passo a visitare JJ, come oggi pomeriggio. Oggi peró il mio sguardo “severo e deluso” é cambiato: JJ é sempre abbastanza pulito (non tutti i ragazzi che vanno al centro lo sono), la pelle é idratata, nonostante tutto non ha una lesione da decubito o una infezione… la famiglia, a modo suo, se ne fa carico! Forse tutto il resto sono esigenze mie, legittime, credo, ma mie… e allora.?.. ecco il tarlo che si insinua: cosa proporre, come aiutare??… adesso si va a nanna e domani si rinizia a lavorare! – Elisa-
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Los Tinkus
05.16
Ya passò… o meglio nelle gambe e nei piedi il ricordo dei due giorni di ballo è ancora vivo, ma la festa è finita! La festa è quella di sempre, novena con la statua della madonna che peregrina nel quartiere, serata di preghiera, concerto, festa con giostre e bancarelle, e i classici due giorni di balli e processioni (vedasi il post dell’anno scorso). Quest’anno però come famiglia abbiamo deciso di entrare nella festa, vivere il quartiere nelle sere di preparazione, provare a capire i sentimenti delle tante persone (più di mille) che offrono il loro ballo alla Mamma di questa comunità e così abbiamo deciso di ballare anche noi incorporandoci alla fraternità de “los tinkus”
ovvero al gruppo che nella festa rappresenta questo ballo tipico. Abbiamo davvero provato col cuore (e con le gambe!) a capire alcune dinamiche, ci siamo divertiti a ballare, a indossare il “traje da tinku”, ci è piaciuto incontrare nella semplicità i ragazzi, in questi giorni abbiamo destato la curiosità (e l’ilarità) di molti, ma…! Quanta strada dobbiamo fare, quanti passi di tinku,morenada, pujiay… per capire qualcosa davvero!
Non ci appartiene e penso non sarà mai nostra la capacità di esprimere la fede ballando, per noi è una bellissima modalità di condivisione di gioia ma non di devozione… contemporaneamente però mi chiedo quanti dei miei confraterni hanno vissuto con devozione la sfilata ballante? Ubriachi di fatica (e non solo, purtroppo!!!) davvero si arriva ai piedi della Madonna per offrire l’anno e ringraziare dei quello passato?
“Maria maestra di carità” questo lo slogan dell’anno che dava il sapore alla festa: carità intesa come vicinanza, come aiuto reciproco, come generosità! Bello! Il rovescio della medaglia però sono state sere difficili nel quartiere con rapine, taccheggi … e nessuno tra i vicini si è organizzato perché il quartiere potesse essere un po’ più sicuro per i ragazzi che rientravano a casa dopo le prove dei balli nelle strade. I gruppi folkclorici si chiamano “fraternidad”, ciascuna ha la sua famiglia di riferimento per l’anno, quella che paga la festa ma anche quella che si fa responsabile del suo gruppo… ma quanto davvero nelle notti di prove e durante la festa si coltiva la fraternità, il senso di condivisione?… si offre da bere ai minorenni, non ci si cura dello “stile” con cui si gestiscono le relazioni, non si invita a riflettere sul senso della festa parrocchiale….
Contraddizioni appunto che abbiamo vissuto e che ci interrogano… chi non si interroga sono sicuramente i nostri bimbi che hanno solo colto il lato bello di questa esperienza: giocare per strada la sera con altri 30 bambini (quasi a Cernusco ce ne siamo dimenticati!), conoscere nuovi amici, mangiare e bere tutti insieme (fra 8 giorni vi daremo notizie se la tifoidea ha colpito!),mascherarsi, ballare, godere della doccia di acqua benedetta con cui abbondantemente benedice il Padre all’arrivo della processione… che abbiano capito di più Irene ed Emanuele?
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DALLA PARTE DEI SOGNI, …CHE QUALCHE VOLTA SI AVVERANO
05.13
CON PIACERE VI INVITIAMO A QUESTA SERATA ORGANIZZATA DAGLI AMICI DI “FUTURA”
Una serata per ricordare Angelo e sostenere un progetto in Bolivia DALLA PARTE DEI SOGNI, …CHE QUALCHE VOLTA SI AVVERANO Un concerto del Gruppo Musicale Artegiovane costituisce l’evento scelto quest’anno dall’associazione Futura per la serata dedicata ad Angelo Spinelli. Ogni anno da quando, 10 anni fa, Angelo ci ha lasciato, organizziamo infatti un evento culturale il cui ricavato è destinato a progetti di sviluppo e solidarietà internazionale. Quest’anno sosterremo il progetto a cui i nostri amici Daniele ed Elisa Restelli stanno lavorando in Bolivia. Continuiamo, in questo modo, a seguire la strada tracciata da Angelo, mantenendo vivo il ricordo del suo impegno sociale, politico e culturale. “Dalla parte dei sogni” è il titolo del concerto che, come gli altri spettacoli del gruppo musicale Artegiovane, è costruito su brani musicali (canzoni di De Andrè, dei Nomadi e di altri cantautori), ma anche su coreografie simboliche, testi recitati, immagini proiettate su maxischermo. I temi trattati sono la pace, la libertà, l’amore, l’impegno per una società più giusta, “Dalla parte dei sogni” appunto. Ma se è vero che qualcuno chiama ironicamente sogno, utopia, il desiderio di un mondo migliore, noi no. Noi, come Angelo, siamo ancora dalla parte dei sogni, convinti che impegno, passione, idealità possano far sì che, qualche volta, anche i sogni si possano avverare.
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Emmaus
05.11
Il Vangelo di Domenica era il “relato” dei discepoli di Emmaus… a Messa tra un “Emanuele non saltare” ed un “Irene parliamo dopo” un pensiero mi ha solleticato… che bella questa fede che si alimenta e cresce non per nostro merito ma grazie al contributo di tanti. Amici, come i due discepoli di Emmaus, che dopo aver intuito qualcosa in piú della Parola tornano e condividono, le donne che riportano la Buona Notizia del Risorto… racconti ed occasioni che certo alcuni non colgono, ma che ad altri scaldano il cuore e ne alimentano la fede. Grazie allora alle tante persone che ci hanno aiutato ad incontrare la Buona Notizia con un racconto, con una condivisione semplice. Grazie anche a questo Maestro che affida il suo Vangelo a un semplice “passaparola” con il desiderio che questo costruisca la Chiesa.
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nuovo progetto, nuova sfida!
05.05
Come molti di voi giá hanno saputo attraverso il blog di Vivere Cernusco e l’invito alla serata in ricordo di Angelo Spinelli, ho da poco iniziato un nuovo progetto qui in Cochabamba.
Precisamente si tratta di un progetto di riabilitazione attraverso il lavoro nel carcere di San Antonio. La Pastorale Penitenziaria, dopo alcuni anni di collaborazioni a vario titolo con i piccoli laboratori auto-condotti all’interno delle carceri, ha deciso di iniziare questo progetto pilota nel carcere piú disastrato della cittá in cui i detenuti sono meno organizzati.
L’idea é quella di rendere gli ambienti di lavoro, che sono davvero ristretti, per lo meno vivibili e sicuri, attraverso il rifacimento dell’impianto elettrico, l’installazione di estrattori d’aria e altri piccoli interventi di poco costo ma buona efficacia. Il progetto prevede anche la riparazione di alcune macchine giá presenti e l’acquisto di altre nuove, assieme a strumentazioni manuali. Inoltre sono previste la realizzazione di corsi di formazione e la costituzione di un fondo rotatorio per l’acquisto di materiali al fine di abituare i detenuti coinvolti a programmare le spese e a risparmiare.
L’aspetto piú importante del progetto è però la presenza costante di un educatore, per accompagnare il processo di riabilitazione dei detenuti e per vigilare che nessuno si appropri delle risorse messe a disposizione dalla Pastorale Penitenziaria. In questa prima fase, sia per poter adattare progetto teorico alle risposte che daranno gli interni coinvolti che per i rapporti di conoscenza con molti detenuti e i loro delegati, sono io stesso ad entrare almeno 4 giorni alla settimana in carcere.
Questo maggior tempo che mi sto prendendo per stare con i detenuti a lavorare, a chiacchierare e a cercare di capire meglio le dinamiche interne mi sta provocando profondamente perchè sto entrando piú a fondo nelle vite e nelle storie di disperazione di alcuni di essi. Ad esempio l’altro giorno uno di quelli che conosco da piú di un anno mi raccontava che sta aspettando con ansia i pochi mesi che lo separano dalla scadenza dei termini della carcerazione preventiva (che qui puó durare fino a 3 anni) con la speranza che qualcosa si inceppi e che possa finalmente uscire da questo inferno grazie ai ritardi della giustizia. Mentre lo ascoltavo mi sorgeva spontanea la domanda: <<come faccio a dirgli che è giusto che lui stia qui, in questo posto con poche finestre, piú detenuti che letti, sporco e con continui soprusi, visto che ha violentato una ragazza?>> ovvero, come fargli intendere la differenza tra la giusta pena e il modo sbagliato in cui lo stato dimentica i detenuti in ambienti malsani, violenti e senza possibilitá di una vera riabilitazione? Lui sogna la libertá grazie alla lentezza della burocrazia e invece mi sento in dovere di accompagnarlo nel capire che, pur nelle pessime condizioni in cui è, dovrebbe trovare la forza di affrontare i suoi errori e prepararsi ad una vita nuova dopo aver scontato la pena.
Come questo potrei raccontare altri episodi che mi hanno scosso nel profondo ma che allo stesso tempo mi danno la voglia di lavorare duramente per poter dare a queste persone una speranza in un futuro diverso.
Prima di concludere cito due dati: una recente inchiesta ha rivelato che il 74 % dei detenuti in Bolivia sono senza giudizio e generalmente le carceri accolgono tra il 70 e il 100 % in piú delle persone per cui sono state pensate. Due indicatori delle gravi deficienze del sistema giudiziario boliviano contro cui ogni giorno, grazie a Dio, molti volontari e professionisti si battono.
Quindi vi invito a partecipare della serata musicale a ricordo di Angelo del 14 maggio a partire dalle 21.00 presso l’auditorium Maggioni, in via don Milani a Cernusco sul Naviglio e rinnovo il ringraziamento a tutti gli amici di Vivere Cernusco che hanno deciso di sostenere questo progetto.
Daniele
P.S. A breve cercheró di pubblicare la traduzione in italiano delle parti salienti del progetto, se qualcuno nel frattempo volesse informazioni piú dettagliate puó contattarmi attraverso la e-mail del blog.





