Archive for aprile, 2011

…non mancate…


2011
04.28

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La religiositá popolare della Pasqua in Bolivia


2011
04.22

Riceviamo e pubblichiamo con piacere un contributo di P.Eugenio Coter

A parte le celebrazioni liturgiche ufficiali previste in questi giorni in tutto il mondo, e che logicamente qui si vivono con la caratterizzzazione boliviana (musica e canti, qualche tovaglia o paramento di aguayo, …) dopo la celebrazione della “cena domini” la tradizione vuole che si faccia un pellegrinaggio per 7 chiese per una breve adorazione eucaristica (almeno la metá del cammino della viacrucis o ricordando il perregrinare di Gesú dall’orto degli ulivi a Pilato, al pretorio, al litostroto, a Caifa, ….). E’ una peregrinazione notturna seguendo le sequenze del giudizio a Gesú in questa notte e per accompagnarlo e stare con lui.

Altro elemento della tradizione pasquale locale, il giorno del venerdí santo,  é quello dei 12 piatti: mentre per la tradizione normale della Chiesa occidentale il venerdí santo si fa digiuno, in segno di penitenza, il venerdí santo di Bolivia, e specialmente di Cochabamba, consiste nel preparare i 12 piatti che ricordano i 12 apostoli. Oviamente sono “assaggi” o poco piú. E’ una maniera popolare, che viene dalla tradizione di ricordare in questo giorno gli amici di Gesú.

1.      Minestra di baccalá;

2.      Sajta di patate dolci (tipo patate in umido);

3.      zuppa di pane e uovo (con formaggio);

4.      minestra di gamberi;

5.      zucca in umido con pomodori, prezemolo e patate bianche e colorante rosso;

6.      riso con latte (dolce)

7.      pane dolce con uva passita inzuppato in chioccolato;

8.      piselli in umido;

9.      pane dolce con latte e canella cocco uva passa (al forno)

10.  zucca piccola in umido al forno o in umido;

11.  maccheroni (grandi) al forno;

12.  pesche dolci bollite con cannella, chiodi di garofano e anice.

A questo  indirizzo web, tratto dal giornale di oggi la Razón, ne vengono proposti alcuni.

( http://www.la-razon.com/version_temp.php?ArticleId=1462&EditionId=2505&idp=10&ids=273 )

Normalmente si consumano dopo aver camminato nel mattino presto raggiungendo una cima di montagna dove c’é la croce (e qui in cittá al Cristo della Concordia) portandosi un poco di acqua e basta. Si rivede in questo la salita al Calvario di Cristo. La gente lo fa, non come una processione, ma proprio per camminare  con Gesú, in maniera semplice, senza preoccupazione di pregare; é proprio un andare accompagnando idealmente il Signore.

Si rientra per poter servirsi i 12 piatti e poter poi partecipare della celebrazione delle ore 15 (non molto diffusa nella partecipazione popolare) e in massa al Viacrucis o alla processione del Cristo morto, la cui partecipazione é massiva. Normalmente chi partecipa a questo si veste di nero, a lutto, per indicare che la morte di Cristo  é la morte di qualcuno caro a lui come un famigliare.

Il sabato mattina, all’alba alcuni devoti accompagnano la processione della Madonna addolorata. Questa é una piccola processione nel centro della cittá e dei paesi e si chiude riportando la Madonna nella Chiesa. E’ alle prime luci dell’alba. La statuta della Madonna é accompagnata dalla banda che suona una marcha funebre.

In alcuni paesi della provincia si riprende alle prime luci dell’alba la domenica di Pasqua la processione, sulla piazza principale. A un angolo della piazza, la statuta della Madonna incontra una statua di Cristo ( qualcuno ha il Cristo risorto) e dopo un inchino di saluto delle statue la processione ritorna alla Chiesa e comincia la Messa di Pasqua.

Tutto questo é una maniera popolare di vivere questi giorni di settimana Santa e accompagnare la liturgia ufficile con manifestazioni popolari.

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Buona Pasqua!


2011
04.21

… annuncio di intrecci di liberazione, portati da donne ansimanti dopo lunghe corse sull’erba. É l’incontro di compagni trafelati sulla strada polverosa. É il tripudio di una notizia che si temeva non potesse giungere piú e che invece corre di bocca in bocca ricreando rapporti nuovi tra vecchi amici. É la gioia delle apparizioni del  Risorto che scatena abbracci nel cenacolo. (Mons. Tonino Bello)

Un abbraccio di buona Pasqua

Elisa, Daniele con Irene ed Emanuele

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Libia


2011
04.05

Purtroppo qui in Bolivia i periodici non brillano per approfondimenti e inchieste, men che meno in politica internazionale… niente cartine, pochi box esplicativi, quasi mai una colonna che ricostruisca la storia.  Il tempo su internet é sempre tiranno e quindi, un po’ per negligente pigrizia e un po’ per le  circostanze, le nostre informazioni su quanto stia succedendo in Libia davvero, su come la societá civile si stia movendo in Italia sono abbastanza limitate. Lungi da esprimere commenti pro-intervento  ma anche incapace di pensare quali possano essere concretramente le possibili alternative, suggerisco solamente un articolo passato qualche mese fa su Internazionale:io no ho tutti gli strumenti per capire quanto sia obiettivo, neppure si  occupa direttamente di Libia, ma mi ha fatto riflettere sul nostro modo occidentale di intervenire nei conflitti, quando, quanto … Un piccolo contributo per non lasciare dormire le coscienze!

Il lato oscuro degli aiuti di Philip Gourevitch

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2011
04.04

Aprile, caspita é giá tempo che non aggiorniamo il sito… le cose da fare ci assorbono e il fatto di aver semirotto il portatile non ci aiuta! Finalmente seduta davanti al computer di casa provo a fare qualche riflesione sulla recente “Festa della Fraternitá” che è stata celebrata dalla Arcidiocesi di Cochabamba lo scorso 27 marzo. Circa 15000 persone da quasi tutte le parrocchie si sono riunite per un giorno in un solo parco sotto lo slogan “Vamos al encuentro del hermano”; messe sospese , uno spazio di incontro, festa, una sola celebrazione eucaristica per tutta la Diocesi. Nell’idea del Vescovo dimostrare che la Chiesa di Cochabamba non è solamente un ente spirituale ma anche una realtá tangibile, costituita da persone reali che insieme stanno lavorando per la “missione permanente”. Una festa ben preparata e ben riuscita, sicuramente un’opportunità di incontro… ma… Davanti a queste grandi manifestazioni faccio fatica: fatico a stare nei grandi numeri, fatico a comprendere la necessitá di contarsi quasi una voglia di sapersi e mostrarsi “forti”. Forse é un problema soltanto mio e forse é reale questa necessità per una chiesa attorniata da mille sette e confessioni, una festa grande per dare animo a quanti ogni giorno si affacciano sul panorama frammentato di questa societá.  In queso tempo di Quaresima peró mi viene spontaneo guardare al Crocifisso, a questo Dio che dall’alto del legno non si ferma a contare quanti sono rimasti ai suoi piedi, a questo Dio che si lascia spogliare delle sue vesti; Don Tonino Bello commentava questa stazione della ViaCrucis invitando a “deporre le vesti della ricchezza, del lusso, dello spreco, della mentalità borghese, per indossare le trasparenze della modestia, della semplicità, della leggerezza. Dobbiamo abbandonare i segni del potere, per conservare il potere dei segni.” Parole che sono innanzitutto un invito per me, ad abbandonare il mio metro di giudizio occidentale ed attraversare con piú leggerezza le strade dei miei barrios. Parole che peró mi fanno anche pensare a che immagine di Chiesa vogliamo dare, una Chiesa forte e sicura o una Chiesa che sa stare con la gente tra la gente annunciando quel Dio che ama fino alla croce? In quest’ottica mi piace davvero molto il cammino che, all’interno della  “missione permanente”, il Vescovo di Cochabamba ha chiesto quest’anno di percorrere alle parrocchie, uscire dalle Chiese per andare nei quartieri, cercare famiglie e persone che nel piccolo si facciano volto della comunità cristiana per le case e le persone attorno a loro. Portare gli avvisi, sapere chi é malato o in necessità, creare relazioni vive e vivificanti… un piano pastorale che chiede la fatica delle formiche ma che mi entusiasma piú di mille celebrazioni.

Il Vangelo nella società occidentale scristianizzata: Chiesa, che fare? (di S. Dianich Regno-att. n.20, 2010), un articolo interessante per riflettere su che immagine di Chiesa vogliamo dare.

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