Archive for novembre, 2010

GRAZIE…


2010
11.21

…a chi ha lavorato, a chi ha preparato e pensato, a chi ha voluto esserci. Ancor prima del risultato, é stato bello vedervi in tanti, sentirci accompagnati.

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Vi aspettiamo!


2010
11.15

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VISITE!


2010
11.13

In questi due giorni é venuto a trovarci Marco, un collega fisioterapista che sta pedalando lungo l’America Latina un po’ per vacanza e un po’ per promuovere un progetto di sostegno e amicizia con il Popolo Saharawi . E’ stata una bella occasione per conoscersi, per scambiarsi opinioni sulla lettura che ognuno fa’ della realtá che incontriamo qui in Bolivia… e parlare di fisioterapia e riabilitazione argomento sul quale noi della categoria riusciamo sempre a scivolare.  Buon viaggio a Marco che da buon Fisioterapista senza Frontiere sta attraversando confini e culture, con l’attenzione, il rispetto e il “non rumore” tipico del ciclista ma anche con la voglia di comunicare qualcosa… ma guarda: proprio le caratteristiche di un buon progetto di  cooperazione! Con gioia vi segnaliamo il sito del suo progetto ( www.atravesla.it ), il popolo Saharawi é davvero un popolo di cui noi non conosciamo quasi nulla ma ci piace che sul nostro sito passino e si incrocino storie differenti, dall’Africa all’Oceania passando per la Bolivia: noi siamo qui ma il nostro operare concreto é solo un piccolo segno di un respiro piú grande che ci piacerebbe avere!

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Primo forum sulla condizione delle carceri


2010
11.01

Anche se con qualche giorno di ritardo, ci tengo a pubblicare qualche riflessione su un tema che mi sta coinvolgendo sempre piú, le condizioni delle carceri boliviane.

Ammetto che quando ho ricevuto l’invito a questo primo forum regionale organizzato dall’Istituzione di Regime penitenziario ero un po’ scettico. Essendo un incontro istituzionale, mi aspettavo una esposizione lontana dalla realtá e allineata a dare una buona immagine del governo e delle sue politiche. Invece, come una piacevole sorpresa, inizia a parlare il Colonnello Murillo, governatore del carcere di San Antonio dove svolgo gran parte delle mie visite, e illustra la situazione tragica in cui versano queste istituzioni. Con una bella presentazione ricca di foto e dati mostra la totale inadeguatezza delle strutture, sovraffolate, malsane, e umilianti per i detenuti.

Il primo dato: una sola delle 6 carceri della regione di Cochabamba é stata costruita con tale scopo, le altre 5 sono strutture recuperate da altri enti che le avevano in disuso. Questo vuol dire poche celle ripsetto alla popolazione carceraria, rischi dovuti alle migliaia di cavi elettrici che corrono sopra ad assi di legno di cui sono fatte la maggior parte delle “abitazioni”, corridoi strettissimi (in alcuni punti 60 cm), pochi e angusti spazi dedicati alle attivitá cosiddette riabilitative e purtroppo il triste elenco potrebbe continuare.

A seguire l’intervento del governatore di San Sebastian, carcere che sorge su una superficie di circa 500 mq ed ospita 600 detenuti (piú mogli e filgi di questi), ha posto in evidenza i gravi rischi relativi alla sicurezza, dei detenuti, dei polizziotti che li vigilano e della popolazione. Per la condizione degli ambienti giá descritta un qualsiasi evento come incendio, inondazione o terremoto provocherebbero una strage tra i detenuti, cosí come dei poliziotti che vivono in ambienti assolutamente inadatti.

Per quanto riguarda la vigilanza inoltre manca personale come a San Sebastian dove per 600 detenuti ci sono 2 turni di guardia da 24 agenti, di cui 6 sono ai posti di controllo, 4 in ingresso perció ne restano 14 a disposizioni che, quando ci sono udienze, a coppie devono uscire (spesso a piede perché non ci sono soldi per la benzina) ad accompagnare i detenuti, lasciando per questo non piú di 8 agenti a sorvegliare 600 detenuti.

Parlavo dei rischi per la popolazione perché se per un qualsiasi motivo i detenuti decidessero di intraprendere azioni violente potrebbero, per esempio, rompere il muro DI LEGNO che separa il carcere d San Antonio dalla vicina scuola materna e sequestrare i bimbi e docenti presenti. Oppure mentre vengono accompagnati a piedi in tribunale, come é giá capitato, far assaltare a mano armata la propria scorta in una piazza per farsi liberare.

Ma il dato piú drammatico di queste due presentazioni é che il 60 % dei privati di libertá non hanno una condanna definitiva ovvero sono sotto indagini preliminari quindi, come ha testualmente detto uno dei colonnelli, il sistema legislativo boliviano non  presuppone l’innocenza bensí la colpevolezza. É possibile che qualcuno venga detenuto anche 6 mesi senza avere nemmeno una udienza e che poi venga rimesso in libertá senza risarcimento e nemmeno le scuse per l’inferno passato.

Mi auguro davvero che questo primo forum sia solo l’inizio di un cammino verso la presa di coscienza del grave stato in cui versano le strutture penitenziarie boliviane e che da questa vengano soluzioni concrete per far in modo che i detenuti possano davvero avere un’occasione di riscatto e non vengano solo lasciati a marcire.

Nel frattempo a San Antonio hanno fatto 2 giorni di protesta per il ritardo di 2 mesi nel pagamento del prediario, ovvero i 4 boliviani al giorno che lo stato da per pagarsi la permanenza in carcere, cibo e bagno compresi.

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turisti!


2010
11.01

Qualche giorno di riposo prima dell’inizio pratico del progetto e di ributtarci nella parte finale dell’anno: Sucre. Capitale della Bolivia nonché tranquilla cittadina turistica, abbiamo trovato un piccolo hostal con un bel giardinetto dove giocare, riposare e chiacchierare con i turisti di passaggio. Tante famiglie con figli, alcune tanti figli… un po’ alla boliviana ma sono francesi, olandesi… Viene un po’ da pensare alle politiche sulla famiglia della cattolicissima Italia: o noi Italiani siamo proprio pigri ed egoisti, qualcuno diceva bamboccioni, rispetto ai vicini europei oppure c’é qualcosa nelle politiche di sostegno alla famiglia degli altri stati europei che ci sfugge. Bello il senso di libertá, di curiositá che alcune di queste famiglie si sentono di rischiare nel decidere grandi viaggi con tutti i bimbi, la voglia di far vedere un mondo piú grande della loro cittá, del loro Paese e della loro cultura, il desiderio di educarli ad uno stile “leggero” da viaggiatori! Non che per forza tutti si debba essere dei Marco Polo ma mi ha stuzzicato l’idea di una educazione in movimento!

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