La “III feria international del agua” , a 10 anni dalla “guerra dell’acqua”, è stata si’ una commemorazione, ma anche un’occasione per realizzare un bilancio delle conquiste e delle conseguenze della guerra: infatti, oltre alla creazione di un Ministero ad hoc per la gestione delle risorse idriche e al riconoscimento del “derecho fundamentalisimo al agua” all’interno della nuova Costituzione boliviana, purtroppo il caso cochabambino evidenzia una sconfitta nella gestione pubblica del servizio idrico nella città cui prova a fare da contraltare l’iniziativa popolare dei quartieri più periferici e più disagiati.
Nella zona sud di Cochabamba risiede quasi il 44% della popolazione censita nell’intero comune con una densità abitativa ben superiore alla media cittadina perché i quartieri in questa zona sono cresciuti in modo incontrollato, come conseguenza dei forti flussi migratori. Questa zona si presenta quindi come un contesto degradato, in cui la maggior parte della popolazione vive sotto la linea di povertà, e in cui le abitazioni sono quasi sempre prive di allacciamenti alla rete idrica e fognaria municipale: nonostante il grande impegno e la massiva partecipazione degli abitanti dei quartieri meridionali alla sollevazione del 2000, infatti, quest’area ha continuato negli anni a non avere accesso all’acqua e a non beneficiare delle infrastrutture e degli allacciamenti alla rete di SEMAPA. Queste criticità hanno spinto la popolazione della zona sud ad auto-organizzarsi in comitati d’acqua potabile, risparmiando e investendo proprie risorse nella costruzione di reti e infrastrutture (molti comitati erano presenti alla fiera con i loro stand,materiale informativo ed educativo).
Ed è in questo contesto che è nata nel 2004 ASICA Sur, l’associazione che oggi raggruppa oltre 50 dei circa 120 sistemi comunitari di acqua potabile nati per iniziativa spontanea dei cittadini. Tale associazione è stata creata con l’obiettivo di rappresentare e rafforzare tali sistemi, appoggiandoli nella gestione e nella soluzione delle problematiche relative al rifornimento d’acqua, come per esempio attraverso l’elaborazione di progetti e corsi di formazione relativi alla gestione dei comitati. Questa organizzazione, oltre a fornire una serie di servizi ai suoi associati, ne rappresenta le istanze di fronte all’azienda pubblica SEMAPA e alla società Misicuni, istituita per dirigere i lavori di ampliamento dell’omonima diga e del bacino idrico che rifornisce la città di Cochabamba, finanziata dalla cooperazione bilaterale con il Governo italiano.
Curiosa l’Italia! Mentre in Italia è stata approvata la legge di privatizzazione dell’acqua, qui in Bolivia il nostro Ministero degli Esteri finanzia progetti di cooperazione internazionale quali “Misicuni” di cui sopra e “Yaku al Sur” (dove ‘Yaku’ significa ‘acqua’ in lingua quechua) delle Ong italiane CEVI, ACRA e CVCS. Il progetto si propone di garantire l’accesso all’acqua a circa 200.000 boliviani residenti a sud di Cochabamba, e nello specifico vuole intervenire sui meccanismi di partecipazione e controllo sociale delle imprese idriche pubbliche Semapa e Misicuni, con il duplice obiettivo di monitorare e controllare la realizzazione delle opere di ampliamento del bacino Misicuni e di espansione delle reti di distribuzione e fognaria, oltre a realizzare una gestione comunitaria dei servizi di erogazione idrica. Nel progetto saranno, quindi, coinvolti anche i cittadini dei 70 comitati dell’acqua che costituiscono l’associazione Asica Sur.
Quindi mentre con una mano l’Italia lavora per il ritorno alla gestione pubblica delle risorse idriche in Bolivia, con l’altra mano il Governo firma la legge (articolo 15 del decreto legge Ronchi-Fitto 135/2009)che privatizza l’acqua .
A questo proposito vogliamo ricordare che il 24 aprile parte in tutta Italia la raccolta di firme del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione dell’acqua, il forum, insieme a numerose realtà sociali e culturali ha deciso di promuovere 3 quesiti referendari, depositati presso la Corte di Cassazione di Roma mercoledì 31 marzo 2010 per tentare di abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo nel novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella cioè di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti. Se tale iniziativa avesse buon esito verrebbero poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini e si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.
“Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua. Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo. Per conservarlo per le future generazioni.
Perché si scrive acqua ma si legge democrazia”
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