Archive for marzo 12th, 2010

cronoca di un viaggio a La Paz


2010
03.12

Martedì notte, alle 23.00, sono partito con uno di quei pullman comodissimi con sedili reclinabili, alla volta di La Paz. Con me viaggiavano Soledad, con la quale avevamo fissato una serie di incontri con produttori di artigianato per il nostro progetto di aprire un negozio in Cochabamba, e Alessandra, che aveva un incontro del movimento Sem Terra fissato per venerdì. Mentre il bus lasciava la città distesi nei nostri comodi sedili ci siamo addormentati con la voglia di vedere l’alba a La Paz: ora prevista di arrivo 6.00.

Verso la 1.30 ho notato che ci siamo fermati in una zona buia da qualche parte sulle Ande ma il sonno ha avuto il sopravvento sulla curiosità. Alle 2.00 però la mia curiosità è stata risvegliata forzosamente dalle luci che si sono accese e dalla voce dell’autista: estamos bloqueados! Dopo una sgranchita di gambe e una schiarita di idee ho scoperto che gli abitanti di Tapaquari, in conflitto con quelli di Arque per questioni di confini e relativo sfruttamento di una cava di gesso, avevano bloccato la strada in 3 punti differenti per un totale di 2 chilometri. Un po’ come se gli abitanti di Cavenago e Cambiago bloccassero l’A4 per questioni locali! Un po’ per il sonno un po’ per la consapevolezza di non avere molto altro da fare, sono tornato sul mio sedile per proseguire la dormita in attesa di novità. All’alba, invece di assere a La Paz, eravamo ancora lì, a due ore e mezza da Cochabamba, assieme ad una colonna di circa un chilometro di mezzi fermi in attesa di passare.

Alle 10.30 dopo notizie contrastanti sullo sblocco della situazione abbiamo deciso di “trasbordare” ovvero passare a piedi gli sbarramenti e cercare un autobus dall’altra parte che proseguisse per La Paz. Dopo quasi due ore di cammino a 4100 m durante le quali centinaia di persone si scambiavano informazioni sull’altra parte della barricata, abbiamo trovato un pullman in partenza per Oruro, più o meno sulla strada per La Paz.

Una volta raggiunta la città ci abbiamo cercato un altro bus per La Paz. Nel frattempo i nostri piani erano ovviamente saltati e abbiamo cercato di riprogrammare gli incontri della giornata.

Giunti al casello di El Alto, sopra a La Paz, quando già stavamo chiedendo dove scendere per incontrarci con Dario, della Caritas di La Paz, una fumata dal motore ha spazzato via i nostri pensieri e ci ha costretti a lasciare l’autobus in panne e a prendere un altro pullmino, per fortuna l’ultimo. Ora di arrivo effettiva: 16.45, solo 10.45 ore di ritardo!

Un po’ rintronati dall’altezza e dalla stanchezza abbiamo visitato i gruppi Senor de Mayo e CDIMA, il primo già ben inserito in vari canali di commercializzazione e il secondo alla ricerca di mercato.

Due esperienze significativamente diverse, il primo fondato da una vera leader, oggi Ministro dello sviluppo economico, e il secondo volto alla promozione e istruzione delle donne Aymara, ma unite dall’obiettivo di migliorare la condizione di vita di chi, lavorando soprattutto nel campo, fatica ad avere un reddito per sostenere la sua famiglia.

Alle 21.00 circa siamo arrivati alla parrocchia di Munaypata, sulle pendici della conca di La Paz, dove ci aspettavano Don Andrea, il parroco, Don Fausto, il suo vicario, inviato assieme a noi da Mons. Beschi a Ottobre, e Don Eugenio, segretario della Conferenza Episcopale Boliviana, ovviamente tutti bergamaschi.

La mattina di mercoledì siamo stati ricevuti in Senato dall’Onorevole Marta Poma, fondatrice di molti gruppi di donne artigiane. E’ stato suggestivo vedere come questa donna del campo, con i suoi abiti tradizionali, siede in uno dei più grandi centri di potere del Paese… la domanda però che emerge è sempre la stessa: integrazione indigena o retorica populista? Quanto questa senatrice che si è sempre occupata di emancipazione femminile e artigianato può realmente gestire la nascita e modifica di leggi dello stato?

La giornata è poi proseguita con un incontro con i rappresentati di Caritas La Paz, un po’ di spese per il nostro campionario, e un rapido e indolore rientro in aereo, visto che i media avevano ventilato un altro bloqueo.

Sono pentito di aver preso il bus? No, perché al di là della stanchezza ho avuto l’occasione di parlare con un sacco di persone durante l’attesa e l’attraversamento del bloqueo, ho potuto vedere i meravigliosi panorami degli altopiani andini e mi sono esercitato nell’arte della pazienza boliviana!

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