… un assaggio
di Amazzonia per vegetazione lussureggiante e clima caldo e umido.. un assaggio di surubi (Alessand
ra avevi ragione questo pesce è fantastico) e succo di papaya e maracuya… un volo in altalene da 18 metri… la pioggia ci ha impedito di vedere molti animali (Irene era un po’ delusa!)… nel complesso un fine settimana davvero bello anche grazie a Padre Mauro che ci ha ospitati, accompagnati e che ci ha spiegato alcune dinamiche di questa regione tra coca, cocaleros…. ma di questo vi racconteremo con calma!
Archive for marzo, 2010
Gita in Chapare
03.24
Ecco il progetto Bolivia del KemKogi!
03.24

PROGETTO BOLIVIA
“Falegnameria – Unidad Solidaria Crippa”
LUOGO DELL’INTERVENTO Bolivia, città di Cochabamba
PARTNERS LOCALI Daniele Restelli – Caritas di Cochabamba
DESTINATARI ex detenuti per un reinserimento nel mondo lavorativo ed abitanti del quartiere di ubicazione del progetto
COME SOSTENERE IL PROGETTO
Costo di una macchina da cucire € 400,00
Costo attrezzi manuali € 2000,00
Costo attrezzi elettrici € 3500,00
Contatore trifasico € 1000,00
Fondo per avviare i corsi € 500,00
_____________________________________________________________________________
Associazione Kem Kogi Cuore Unico Onlus
Sede: P.za Matteotti 20 – 20063 Cernusco sul Naviglio (MI)
Per le tue offerte:
Credito Cooperativo Interprovinciale Lombardo Filiale di Cernusco Tre Torri Via don Mazzolari 2 IBAN IT 56 T 08214 32881 000000040089 20063 Cernusco s/N
Per informazioni Web: www.kemkogi.com E-mail: info@kemkogi.com www.iltarloboliviano.it
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NOTA BENE!!!
03.20
Ciao a tutti, domattina noi partiamo per una gita nella foresta del Chapare (la zona del tropico della regione di Cochabamba). Al ritorno vi promettiamo foto di scimmie e pappagalli… Voi nel frattempo NON PERDETEVI IL BANCHETTO DEL KEMKOGI alla fiera di San Giuseppe e qualche striscia di MAFALDA che abbiamo caricato nella sezione PAROLE!
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DA VOCE AMICA…
03.20
…Ci stiamo lentamente integrando nella società e nella Chiesa cochabambina che ci ha altrettanto calorosamente accolti; volti, gruppi, modalità di vita nuove stanno entrando a far parte della nostra quotidianità ma questo molti di voi l’avranno già letto; sulle pagine di Voce Amica vogliamo condividere con voi alcune riflessioni sul Piano Pastorale della nostra nuova Diocesi che stiamo cercando di studiare per capire la Pastorale in cui ci troviamo ad operare.
La Pastorale è la continuazione e l’espressione storica e permanente dell’incarnazione di Cristo e ciò comporta l’incarnazione della vita e del messaggio cristiano nella nostra realtà concreta. In Bolivia questo implica obbligatoriamente un’opzione preferenziale per i poveri che è già di per sé parte integrante della nostra fede in quel Dio che si è fatto povero per noi . La povertà imposta, citiamo dai documenti del Piano Pastorale, offende il Padre che sogna la dignità e la felicità di tutti i suoi figli, cose spesso non rispettate in questa realtà socio-politica. Questa opzione non può restare un piano teorico o emotivo senza avere una reale incidenza nelle nostre decisioni, reclama gesti concreti; cercando di non cadere in una carità paternalistica è quindi necessario dedicare tempo ai poveri, prestare loro attenzione cercando con essi e da essi la trasformazione della loro situazione. “Il servizio della Chiesa all’umanità aspira alla trasformazione della società. I cristiani personalmente e comunitariamente, come lievito (Lc 13,21), sono chiamati a vivere e presentare un un altro mondo e un’altra società possibili in cui si manifesti la primazia dell’essere sull’avere, della persona sulle cose, della solidarietà sull’egoismo…Mondo e società in cui si viva il rispetto per la natura-Madre Terra e si difenda il futuro dei beni comuni..”. Leggendo questo passo del Piano Pastorale ci è sembrato forte il richiamo a quei desideri, che esprimevamo nel nostro precedente articolo, al riguardo del nostro operare qui in Bolivia; siamo felici di vedere come la ricerca e il lavoro perché questa società si possa avvicinare al modo di vivere secondo il Regno di Dio sono davvero parte integrante del carattere missionario e della Pastorale di questa Chiesa che abbiamo incontrato. Il documento aggiunge che “ …la Chiesa non è per se stessa. Essa non è il centro della sua vita e della sua missione. Come continuatrice della storia di salvezza del Padre, essa è per l’umanità, per servirla e salvarla… Essa è segno e sacramento di salvezza quando lava i piedi dell’umanità”. In questo tempo di Quaresima l’augurio che rivolgiamo per primo a noi e anche a voi è di saper guardare a questo Maestro che e capace di inginocchiarsi a lavarci i piedi!
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“INCONTRIAMOCI” IN FIERA
03.16
A Cernusco si avvicina la nostra festa di San Giuseppe e qui in Bolivia un po’ di nostalgia ci prende… bancarelle music
a e feste qui sono all’ordine del giorno ma domenica di sicuro ci mancherà il classico programma: montaggio del banchetto, messa, turno al banchetto e giro in fiera! Anche noi però, seppur virtualmente, saremo presenti con il KemKogi nel giardino di Villa Greppi dove potrete incontrare i volontari dell’associazione, il banchetto con l’artigianato che abbiamo spedito da qui e la presentazione di un nuovo progetto che abbiamo chiesto al KemKogi di adottare. A tutti coloro che ci hanno sostenuto economicamente, e a chi lo vorrà fare, chiediamo domenica di passare dal banchetto del KemKogi per prendere visione del primo progetto che ci vede direttamente coinvolti e nel quale abbiamo deciso di convogliare i primi soldi raccolti.
Buona festa a tutti!
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cronoca di un viaggio a La Paz
03.12
Martedì notte, alle 23.00, sono partito con uno di quei pullman comodissimi con sedili reclinabili, alla volta di La Paz. Con me viaggiavano Soledad, con la quale avevamo fissato una serie di incontri con produttori di artigianato per il nostro progetto di aprire un negozio in Cochabamba, e Alessandra, che aveva un incontro del movimento Sem Terra fissato per venerdì. Mentre il bus lasciava la città distesi nei nostri comodi sedili ci siamo addormentati con la voglia di vedere l’alba a La Paz: ora prevista di arrivo 6.00.
Verso la 1.30 ho notato che ci siamo fermati in una zona buia da qualche parte sulle Ande ma il sonno ha avuto il sopravvento sulla curiosità. Alle 2.00 però la mia curiosità è stata risvegliata forzosamente dalle luci che si sono accese e dalla voce dell’autista: estamos bloqueados! Dopo una sgranchita di gambe e una schiarita di idee ho scoperto che gli abitanti di Tapaquari, in conflitto con quelli di Arque
per questioni di confini e relativo sfruttamento di una cava di gesso, avevano bloccato la strada in 3 punti differenti per un totale di 2 chilometri. Un po’ come se gli abitanti di Cavenago e Cambiago bloccassero l’A4 per questioni locali! Un po’ per il sonno un po’ per la consapevolezza di non avere molto altro da fare, sono tornato sul mio sedile per proseguire la dormita in attesa di novità. All’alba, invece di assere a La Paz, eravamo ancora lì, a due ore e mezza da Cochabamba, assieme ad una colonna di circa un chilometro di mezzi fermi in attesa di passare.
Alle 10.30 dopo notizie contrastanti sullo sblocco della situazione abbiamo deciso di “trasbordare” ovvero passare a piedi gli sbarramenti e cercare un autobus dall’altra parte che proseguisse per La Paz. Dopo quasi due ore di cammino a 4100 m durante le quali centinaia di persone si scambiavano informazioni sull’altra parte della barricata, abbiamo trovato un pullman in partenza per Oruro, più o meno sulla strada per La Paz.
Una volta raggiunta la città ci abbiamo cercato un altro bus per La Paz. Nel frattempo i nostri piani erano ovviamente saltati e abbiamo cercato di riprogrammare gli incontri della giornata.
Giunti al casello di El Alto, sopra a La Paz, quando già stavamo chiedendo dove scendere per incontrarci con Dario, della Caritas di La Paz, una fumata dal motore ha spazzato via i nostri pensieri e ci ha costretti a lasciare l’autobus in panne e a prendere un altro pullmino, per fortuna l’ultimo. Ora di arrivo effettiva: 16.45, solo 10.45 ore di ritardo!
Un po’ rintronati dall’altezza e dalla stanchezza abbiamo visitato i gruppi Senor de Mayo e CDIMA, il primo già ben inserito in vari canali di commercializzazione e il secondo alla ricerca di mercato.
Due esperienze significativamente diverse, il primo fondato da una vera leader, oggi Ministro dello sviluppo economico, e il secondo volto alla promozione e istruzione delle donne Aymara, ma unite dall’obiettivo di migliorare la condizione di vita di chi, lavorando soprattutto nel campo, fatica ad avere un reddito per sostenere la sua famiglia. 
Alle 21.00 circa siamo arrivati alla parrocchia di Munaypata, sulle pendici della conca di La Paz, dove ci aspettavano Don Andrea, il parroco, Don Fausto, il suo vicario, inviato assieme a noi da Mons. Beschi a Ottobre, e Don Eugenio, segretario della Conferenza Episcopale Boliviana, ovviamente tutti bergamaschi.
La mattina di mercoledì siamo stati ricevuti in Senato dall’Onorevole Marta Poma, fondatrice di molti gruppi di donne artigiane. E’ stato suggestivo vedere come questa donna del campo, con i suoi abiti tradizionali, siede in uno dei più grandi centri di potere del Paese… la domanda però che emerge è sempre la stessa: integrazione indigena o retorica populista? Quanto questa senatrice che si è sempre occupata di emancipazione femminile e artigianato può realmente gestire la nascita e modifica di leggi dello stato?
La giornata è poi proseguita con un incontro con i rappresentati di Caritas La Paz, un po’ di spese per il nostro campionario, e un rapido e indolore rientro in aereo, visto che i media avevano ventilato un altro bloqueo.
Sono pentito di aver preso il bus? No, perché al di là della stanchezza ho avuto l’occasione di parlare con un sacco di persone durante l’attesa e l’attraversamento del bloqueo, ho potuto vedere i meravigliosi panorami degli altopiani andini e mi sono esercitato nell’arte della pazienza boliviana!
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assemblea, bloqueo, donazione… frammenti di vita ordinaria
03.09
La quotidianità che prende forma ci ha allontanato un po’ dal blog… non abbiamo grandi novità da raccontarvi ma piccole vicende ordinarie, o quasi.
Il 28 febbraio c’è stata l’Assemblea Parrocchiale che ha ufficializzato l’inizio della Missione Permanente anche qui a Condebamba, come sta lentamente accadendo in tutta l’America Latina.
Per noi è stato bello vedere quante persone, giovani, anziani, catechisti si “compromettono” con la vita della Parrocchia, dedicando tempo ed energia all’annuncio del Vangelo e al servizio degli altri. Contemporaneamente abbiamo però avuto modo di vedere quanto difficile sia fare proposte con un contenuto elaborato a causa di incostanza, difficoltà a rielaborare i contenuti, a volte problemi linguistici o di analfabetismo.
Per quanto riguarda la pastorale, sabato cominceremo un percorso per giovani famiglie che vogliono confrontarsi sull’essere coppia e genitori cristiani cercando contestualmente di creare delle relazioni amicali (ci stavamo provando a Cernusco e siamo finiti per rimetterci in gioco a Cochabamba).
La scommessa su questo percorso è alta perché sappiamo di chiedere un impegno fuori dal comune alle coppie di qua; ci hanno spiegato che normalmente la famiglia non lascia la casa vuota per paura dei furti, ci sono difficoltà culturali nel confrontarsi in pubblico su argomenti intimi della vita familiare e inoltre l’informalità dei lavori di molte persone non da spazio ad un “orario consueto” per gli appuntamenti perciò sarà difficile anche trovare il migliore per tutti.
Sul versante politico segnaliamo invece i nostri primi due giorni di “ferie forzate” a causa del bloqueo. Mercoledì e giovedì della scorsa settimana i conduttori di mezzi pubblici di tutta la Bolivia hanno incrociato le braccia e parcheggiato i loro mezzi nei punti di accesso alle città e sui principali incroci per protestare contro una legge proposta dal Governo al fine di arginare il problema degli incidenti dovuti alla guida in stato di ebbrezza che provocano numerosi morti al mese.
La norma più contestata della proposta di legge prevede il ritiro a vita della licenza di condurre mezzi pubblici all’autista “borracho” e la sospensione dal servizio per tutti i mezzi, e conducenti, della stessa compagnia per un mese.
Il dibattito su questo sciopero è stato molto acceso in tutto il paese perché se da una parte l’opinione pubblica è a favore della “mano pesante”, dall’altra pesa il pensiero di lasciare senza stipendio decine di famiglie per l’incoscienza di un singolo.
Domenica in Parrocchia c’è stata la seconda donazione collettiva di sangue a cura della neonata Associazione Boliviana Donatori di Sangue (ABDS) con una risposta positiva da parte soprattutto dei giovani. Vedere il grande lavoro fatto dall’associazione a livello cittadino e da Don Sergio e Don Eugenio qui in parrocchia per vincere le paure dovute a scarsa conoscenza medica e credenze popolari (donare sangue accelera l’invecchiamento, se ti tolgono il sangue ti rubano l’anima…) ci ha fatto rileggere l’importanza del gesto di donare il sangue. Noi cernuschesi siamo abituati ad un’AVIS attiva ed efficiente, alla presenza di un servizio sanitario nazionale gratuito e possiamo permetterci di non pensare a quante energie che stanno “dentro” alla sacca di sangue che potremmo ricevere nel momento del bisogno.
Ultima nota: ieri “abbiamo” iniziato il trasloco di casa… a Cernusco! Grazie di cuore a tutti gli amici e ai nonni che ci stanno aiutando anche con questi gesti concreti.


