pellegrinaggio alla “Virgen de Urkupiña”

2010
08.28

Ogni anno, nel fine settimana a cavallo di ferragosto, a Quillacollo (13 Km da Cochabamba) si tiene una delle feste religiose più sentite della valle di Cochabamba e dell’intera Bolivia: la Fiesta de la Virgen de Urkupiña. Da tutta Bolivia, e da molte comunitá di migranti nel mondo, i pellegrini si riversano in questa cittadina portando sogni e speranze per l’anno che seguirá.

Durante il venerdì ed il sabato si svolgono le “entradas”, ovvero l’ingresso nel paese di migliaia di ballerini che in abiti tradizionali ballano in onore della Virgen. La domenica é giorno di fiera e festa in paese ma é nella notte  il culmine della festa con il pellegrinaggio a piedi da Cochabamba verso il Santuario e poi al “Calvario”, collina poco distante da Quillacollo, dove secondo la tradizione la Madonna sarebbe apparsa più volte ad una pastorella.

Migliaia di persone camminano, giovani e meno, bimbi piccoli nei passeggini per arrivare alla prima Messa della mattina alle 5 davanti al Santuario. Nella notte lungo la strada si mangia, si dorme, si chiacchiera… un fiume di umanitá che a suo modo si avvicina alla Madonna per chiedere delle grazie. In quest’occasione si può vedere chiaramente la mescolanza di elementi religiosi, culturali, folkloristici, il sincretismo fra religione cattolica e credenze tradizionali é piú che mai evidente. Dopo la Messa infatti la gente, dalle tante bancarelle poste lungo il percorso che porta in cima alla collina, compra vari oggetti in miniatura (salisitas) che rappresentano le loro richieste, arrivati al Calvario le fanno benedire e poi le offrono con un rito andino affinché la “pacha mama” con la Virgen accetti la loro devozione e li aiuti a realizzare i propri desideri. Accanto alla Chiesa infatti ci sono tantissimi  yatiri (i loro”sacerdoti”)  che secondo il rito della chaia cospargono di birra o alcool le salasitas e le bruciano . Sulle bancarelle si vende di tutto in miniatura, dai passaporti per chi sogna di emigrare alle case, negozi, diplomi, soldi falsi… ogni aspetto della vita puó essere affidato alla Virgen. A fine giornata é tradizione rompere a suon di martellate pezzi di roccia della collina e portarle a casa, l’anno successivo le persone ritornano nel medesimo posto per ringraziare ed eventualmente rinnovare le loro domande, riportando alla collina le pietre dell’anno precedente.

Con la gente della nostra parrocchia e i nostri ospiti anche noi nella notte ci siamo messi in cammino con questo popolo, un po’ piú per curiositá che per devozione ad essere sinceri. E’ stata un’esperienza bella, coinvolgente anche se faticosa e che a volte ci ha lasciati un poco perplessi di fronte alla commistione tra sacro-tradizionale-superstizioso… Ci piace peró credere che la Virgen accoglierá le speranze e i sogni e che il suo esempio di donna e madre forte nella fede possa guidare il ritorno dal calvario di quanti nella notte hanno camminato verso Quillacollo.

…come a casa… un po’ in piú!

2010
08.18

É un po’ di tempo che non aggiorniamo il blog, due sono i  motivi, entrambi belli: sono arrivati a trovarci lo zio Massi e la zia Sere con Tommaso e in questi 20 giorni la casa si é riempita con molte visite!

Che emozione ritrovarsi dopo 6 mesi, vedere il nipotino cresciuto, scoprire nella relazione che per i nostri bimbi é come se non si fossero mai salutati. L’affetto che ci lega, aiutato dalla tecnologia, é davvero piú grande di quell’oceano che c’é in mezzo!

Agli zii abbiamo fatto subito il battesimo di Bolivia… avevamo programmato 4 fantastici giorni di turismo in una delle zone culturalmente piú interessanti del Paese, ovvero le Chiquitanie, ma causa festivitá locale, bloqueo e la classica disorganizzazione boliviana, non sono stati proprio rilassanti. Tre giorni inseguendo il mezzo piú pratico per spostarsi e comunque tre giorni di spostamenti lunghi e scomodi. Il tutto non ci ha impedito di restare affascinati dall’arte e dalla natura di questa zona… e per fortuna i bimbi avevano cosí tanta voglia di ritrovarsi e giocare che non si sono arresi neppure sul taxi piú stretto!

Strano al ritorno a Cochabamba, sentirsi a casa… una casa piena di persone: volontari, seminaristi, amici in visita, chi ha perso il volo e ha bisogno di un appoggio. Una casa viva, a volte faticosa (…per chi un po’ conosce Elisa), ma bella. Bello incontrare tante storie di persone curiose, generose, bello dover spiegare la propria presenza rimotivandosi. Cucinare per 15 e trovarsi in 20 e condividere cene ricche di chiacchiere, scherzi e riflessioni! Stingersi in cappellina per ridirci il centro di questa comunitá ed esperienza.

Un agosto intenso quindi… e ancora manca il racconto del bel pellegrinaggio ad Urkupiña la notte dopo ferragosto… ma a questo dedicheremo il prossimo pisolino di Irene!

Incastrato!

2010
07.31

cosí mi sono sentito domenica quando, 5 minuti prima dell’inizio della celebrazione dei Battesimi in carcere, suor Mariangels mi ha chiesto di fare da padrino a un detenuto che non si era organizzato al riguardo.

Mi sembrava inopportuno dire di no, perchè probabilmente l’uomo di fronte a me l’avrebbe inteso come un rifiuto verso di sé più che come una riflessione sulla mia capacità di essere davvero il suo padrino di Battesimo, con tutte le responsabilità del caso. Prima di sabato ero stato padrino solo di mio nipote con la consapevolezza che lo avrei potuto davvero accompagnare nella sua crescita e nel percorso di fede e stargli vicino (anche se non sempre fisicamente…) per il resto dei miei giorni.

Davanti a un detenuto però la situazione è molto diversa: io non sarò in Bolivia per sempre, quanti anni dovrà stare dentro lui? Che percorso lo ha portato a richiedere il Battesimo? Come potrò stargli vicino? Avrà davvero un desiderio di conversione?

Di tutti questi dubbi però ho preso coscienza mentre passava il tempo e attraversavamo le varie tappe della celebrazione. Di fatto da sabato ho accettato di farmi carico del cammino di fede di un detenuto che prima avevo incontrato solo alcune volte alla messa e spero che il Signore mi potrà aiutare in questo difficile compito.

Nel frattempo questa settimana, nell’altro carcere maschile della città che io non ho ancora visitato, si è creata una situazione davvero surreale: i detenuti hanno iniziato una protesta perchè il nuovo governatore del penitenziario sta cercando di porre fine alla corruzione.  In accordo con la responsabile del regime penitenziario, che è già stata più volte attaccata dai detenuti per il suo impegno nello smantellare il sistema di corruzione e taglieggiamneti, il colonnello ha imposto controlli rigidi sui nuovi entrati cercando di evitare che subiscano ricatti e abusi, non pemette più che le perosne in visita paghino l’ingresso e ha ridotto, a norma di legge, gli accessi dei parenti al carcere. Il mio pensiero è andato subito alla maggioranza dei detenuti che, oltre ad avere subito taglieggiamenti e soprusi, sono stati costretti ad inscenare questa protesta dai loro “delegati”, che sono i veri artefici della rivolta per conservare la loro posizione di potere.

Mi auguro che la situazione si risolva al più presto e che questo sistema di ritorno alla legalità possa diffondersi anche alle altre carceri del paese e non rimaga un caso isolato. Molto dipenderà dal fatto che la responsabile venga lasciata lavorare e non sia costretta a dimettersi, come già altri 4 hanno dovuto fare prima di lei, per il dilagare delle proteste dei detenuti.

Daniele

2010
07.13

Settimana scorsa abbiamo partecipato all’incontro proposto dalla Fondazione CUM per tutti i missionari italiani presenti in Bolivia. Abbiamo avuto occasione di confrontarci sulle tematiche relative alla famiglia, accompagnati da alcuni relatori e, lavorando in gruppi di interesse, abbiamo cercato di leggere la realtà della familia boliviana oggi tra problemi economici, povertà vecchie e nuove e un patrimonio valoriale da difendere e promuovere. Dal confronto e dall’ascolto sono nati alcuni interessanti spunti per la pastorale e il lavoro quotidiano che ciascuno di noi vive chi in parrocchia, chi in ospedale, chi nel lavoro con i ragazzi.

Più interessante però mi è parso il clima di fraterno dialogo, di incontro tra i 30 missionari presenti (dei 237 operanti in Bolivia: fresche e timide esperienze di missione (come la nostra), accanto a consolidate e intense esperienze di 40 anni e più di missione insieme per scoprire come essere Chiesa che annuncia la Sua parola e il Suo volto.

A volte, soprattutto quando si lavora nel sociale e non nella pastorale, si rischia di rincorrere problemi da risolvere, cose da “aggiustare” perdendo di vista il nostro mandato, perdendo la centralità della nostra presenza qui e cioè cercare, in ogni gesto e in ogni relazione, di riscoprire e annunciare il Maestro che salva. E’ stato bello riscoprirsi Chiesa.

Un grazie quindi a quanti in Italia hanno promosso e permesso questo incontro e lavorano perchè nella Chiesa si formino questi ponti di scambio.

Vacanze!!!

2010
07.07

siamo riusciti a ritagliarci 4 giorni per visitare un po’  questo paese da cartolina…

Potosì e l’altiplano con colori meravigliosi

e intensi come il freddo che abbiamo preso!

e poi la elegante capitale Sucre (non è La Paz la capitale della Bolivia!)

Belli i posti, bella la gente incontrata, bello recuperare un tempo di “famiglia”.

Buone vacanze a chi tra tutti voi in Italia si riposerà e viaggierà in questo periodo!

DONNE FANTASTICHE IN EQUILIBRIO!

2010
06.27

Mi sono promessa che mi morsicherò la lingua ogni volta che proverò a lamentarmi!!! Perchè? Perchè a certi incontri uno non può restare indifferente… ci sono lezioni di vita e di stile che ti si appiccicano sul cuore!

Ho incontrato due donne fantastiche… due vite diverse ma entrambe parlano di amore e di forza, per rispetto non dirò i loro nomi i fatti contano di più!!!

  • 4 figli, un marito che lavora lontano 4 giorni a settimana… e trovare il coraggio per rimettersi a studiare per finire l’università senza tralasciare, insieme al marito, il servizio alla comunità come catechisti degli adulti!!! Una casa semplice, poche diversioni ma forte il gusto della vita, della famiglia, forte la serenità che trasmette… come si regge questo equilibrio?
  • 5 figli, sola, con davvero una situazione di povertà forte. Sveglia alle 4,30 per preparare vestiti e pranzo, poi al lavoro fino alle 17, poi un piccolo lavoro di pulizie portandosi i figli, un “matesito” di cena tutti insieme e poi, a volte, quando i bimbi sono a letto, ancora due orette di lavoro in un altro posto… la domenica è tempo da dedicare ai bimbi e alle faccende domestiche. Incontrarla qui in parrocchia, con i suoi bimbi sempre “in ordine” ed educati, sempre con il sorriso per me è un po’ destabilizzante… come si regge questo equilibrio?… con quale forza?

A volte ci perdiamo in mille discorsi (saggi, veri ed importanti!!!) sulla parità di diritti tra uomini e donne, sulla  necessità dell’emancipazione del ruolo femminile e ci scordiamo che alcune realtà vanno avanti solo con la forza dell’amore di alcune Donne!

Mi morsicherò la lingua e affiderò a Dio il mistero di questo equilibrio!

elisa

Bello!

2010
06.05

Rientro da 2 goirni ad Ansaldo! Bello, ribadisco la bellezza di questa semplice struttura ospedaliera! Bello il cielo azzurro, l’altipiano giallo del grano appena tagliato, i colori delle donne che camminano con i loro bimbi in spalla! Bella la semplicità di queste persone povere di tutto e ricche solo dei colori forti attorno a loro! -elisa-

FESTA DELLE CULTURE

2010
06.02

Caio amici! Con piacere vi segnaliamo questa interessante iniziativa del comune di Cernusco sul Naviglio! Vi ricordiamo che SABATO 5 in piazza ci sarà anche l’asociazione KemKogi con nuovo artigianato in cuoio che abbiamo inviato dalla Bolivia! UN ABBRACCIO A TUTTI E BUONA FESTA!

Dal 3 al 6 giugno la terza edizione della Festa delle Culture

La narrazione come testimonianza. Questo è il tema conduttore della terza edizione della Festa delle Culture, organizzata dall’Assessorato alle Politiche Sociali e in programma dal 3 al 6 giugno.

Il racconto di vite in viaggio alla ricerca di un mondo migliore, per fuggire dalla miseria, dalla guerra e spesso dalla disperazione. Concerti, dibattiti, due mostre che proseguiranno fino all’11 giugno, rappresentazioni teatrali e di animazione per bambini avranno vari palcoscenici: la Biblioteca il Municipio, la Casa delle Arti, l’Auditorium Maggioni, la piazza Unità d’Italia e il quartiere ALER di via Don Sturzo. Un ricco programma di eventi che coinvolge le scuole e le associazioni che, insieme all’Assessorato lavorano, dall’autunno del 2007 in una rete che li collega tutti.

IL PROGRAMMA COMPLETO DEGLI EVENTI

GIOVEDÌ 3 GIUGNO
Casa delle Arti – Via De Gasperi, 5 – ore 21.00
Inaugurazione festa
“Parole Vaganti- Storie di migranti”- presentazione del Progetto e della mostra. Interverranno il Sindaco Eugenio Comincini, Rita Zecchini (assessore alle politiche sociali), Arianna Scommegna (attrice), Tot Lenin (giornalista), Jovica Jovic (musicista).
Moderatore Ana Bel Mayo della redazione di Good News
VENERDÌ 4 GIUGNO
Auditorium P.Maggioni – Via Don Milani, 6 – ore 21.00
“Anna è Furiosa” - Spettacolo teatrale in collaborazione con la Direzione Didattica 2° Circolo
(Via Mosè Bianchi, Via Don Milani) e il Centro Psicopedagogico di Daniele Novara
SABATO 5 GIUGNO
P.zza Unità d’Italia
ore 10,30/11,30 Spettacolo musicale a cura di Michel Koffi ed Enea Bezzi con i bambini delle classi III
della Scuola Primaria di via Manzoni
dalle ore 15,00 Banchetti associazioni e Mostra elaborati BAU ATELIER
ore 16,00 “Maschere dal mondo” Laboratorio per bambini a cura dell’ass. La Tela del Ragno
ore 17,00 Spettacolo musicale a cura dei ragazzi delle medie
ore 18,00 Danza del ventre a cura della scuola di danza Aloysius di Bussero
ore 18,15 Concerto dell’orchestra “Golfo Mistico”
ore 20,00 Cena multiculturale
ore 21,00 Concerto dei Selton, Musica di Jannacci e Cochi e Renato in salsa brasiliana
Auditorium P. Maggioni – ore 15.00
“Che fine ha fatto Peter Pan?” in collaborazione con il gruppo
teatrale PLE della Direzione Didattica 1° Circolo – Via Manzoni
DOMENICA 6 GIUGNO
Quartiere Aler
dalle ore 10.00 Banchetti associazioni
ore 10.30 Tombolata
15.00-18.00 Caccia al tesoro con merenda al sacco a cura di CNGEI e Variopinto
ore 17.00 Musica latino – americana e africana a cura dei Locos Band e dell’ass. Benin
Auditorium P. Maggioni – ore 16.30 e 20.30
“Che fine ha fatto Peter Pan?” Spettacolo teatrale in collaborazione con il gruppo teatrale
PLE della Direzione Didattica 1° Circolo – Via Manzoni
DAL 5 ALL’11 GIUGNO
Ridotto Sala Consiliare
Parole vaganti – storie di migranti – Mostra fotografica
Biblioteca Civica
Mostra BAU ATELIER
Le mostre sono visitabili negli orari di apertura della Biblioteca e degli uffici comunali.
MERCOLEDÌ 9 GIUGNO
Casa delle Arti – Via De Gasperi – ore 21.00
“MAGIE NOIRE” – Spettacolo teatrale Con il gruppo Pè no Chão e Ophelia Compagnie de Thèâtre

Cocaland

2010
05.15

Di ritorno dal viaggio in Chapare, qualche mese fa, vi avevamo promesso un approfondimento del mondo “coca e cocaina”… a distanza  di un po’ di tempo cerchiamo di raccontare qualcosa.  Abbiamo avuto modo di chiacchierare dell’argomento con Padre Mauro, missionario bergamasco che per 10 anni ha vissuto in quella regione., alla fine della sua missione in terra boliviana ha condiviso con noi qualche settimana in Condebamba, ci siamo consegnati l’entusiasmo del nostro inizio, il suo rammarico per il rientro in Italia accompagnato dalla bellezza di 12 anni intensi… lo ringraziamo davvero per la sua presenza e per il suo sguardo semplice e disincantato su alcuni temi importanti della vita e della politica qui in Bolivia. Non abbiamo la pretesa di spiegarvi il narcotraffico boliviano, semplicemente vogliamo condividere alcune idee emerse da queste chiacchierate.

Il Chapare, che è  una regione preamazzonica dove il clima caldo umido permette una abbondante coltivazione della pianta di coca, da alcuni anni da piccola regione disabitata è diventata una regione importante che ha subito un fenomeno migratorio: molti campesinos vi si sono trasferiti sfruttando anche l’incentivo governativo per cui ogni abitante riceve e ha diritto di coltivare legalmente a coca un “cato” ovvero un appezzamento di terra.  La coltivazione legale risponderebbe alla preservazione della “cultura tradizionale della foglia di coca dei popoli andini” ma nella realtà è sotto gli occhi di tutti che nessuno possiede solo un “cato” e che la produzione effettuata non risponde solo al bisogno del mercato interno per gli usi tradizionali della coca (da masticare, per gli infusi o per i rituali) ma alimenta il fiorente mercato internazionale della cocaina.La coltivazione della coca garantisce una rendita nettamente superiore a qualsiasi altro coltivo: 3 o 4 raccolti all’anno, poco investimento in mano d’opera e un prezzo di mercato che non ha pari con altri raccolti. Ogni campesino appartiene ad un “sindicato” ovvero ad una organizzazione territoriale che presiede allo svolgimento della vita sociale nelle piccole comunità sparse nella foresta, ma i rappresentanti stessi dei sindicati sanno dove e come si trasforma la foglia della coca nella pasta base da esportare per fare la cocaina. Il metodo di trasformazione prevede l’essiccazione e la triturazione della foglia che poi viene fatta macerare e trattata con alcuni acidi e con la benzina fino ad ottenere la pasta base.: tutto questo si svolge in piccole fabbriche-baracche sperse nella foresta. La pasta base viene poi fatta uscire dal Chapare attraverso i posti di blocco della polizia con vari metodi, dai più fantasiosi ai più orrendi. Appena arrivati qui in Cochabamba era apparsa la notizia che ad un distributore di gas era scoppiata una bombola di una macchina provocando una nube bianca di cocaina che era stata nascosta nel serbatoio, ma molto spesso la pasta viene inserita nei palloncini delle bombe d’acqua che poi vengono fatti ingerire ai trasportatori, a volte anche ai bambini. Tutto questo mercato illegale immette una quantità di denaro nella regione che destabilizza la vita personale e sociale delle persone: gente abituata a vivere con poco si ritrova a poter usare molto denaro e, in forma accelerata, si stanno presentando i problemi della società del benessere. Una scala di valori che si sta capovolgendo dove il possesso dell’auto o del cellulare vale più dell’essere, dello studio, della morale, una società dove si può pensare di comprare tutto, dalla promozione del figlio al silenzio della famiglia di una vittima di stupro… E’ davvero difficile restare ai margini di questo fenomeno, ogni contadino accetta moralmente di lucrare pur sapendo le conseguenze del mercato della droga.   Di fronte a questa situazione che cosa si può fare o che cosa fa il governo? La politica attuale sembra una politica lassista: sotto il motto “coca sì, cocaina no” in realtà si cela un permissivismo che sa di colluso, le rare incursioni in foresta per distruggere le fabbriche non portano nulla se non al trasferimento delle stesse. Una proposta molto pubblicizzata dal Governo è l’impianto di una fabbrica statale di trasformazione della foglia di coca in prodotti di consumo (infusi, biscotti, bevanda gasata al gusto di coca, prodotti per l’igiene) ma il limite di questa iniziativa è il mercato stesso della foglia di coca: il prezzo che pagano i narcotrafficanti è ben più del doppio rispetto a quello che potrebbe pagare la fabbrica. Il tema economico è davvero il centro, tutti i tentativi di soluzione al problema hanno proposto l’incentivo di colture alternative (caffè, banane, arance..) proponendo anche fabbriche di trasformazione per incrementare il mercato: la questione è che nessuna di queste è altrettanto redditizia come la coltivazione della coca e quindi non ha potere attrattivo sui produttori.

Difficile dare soluzioni facili e veloci… stimiamo il lavoro di persone come Padre Mauro che provano a diffondere una cultura della legalità ma ancor prima a mostrare la bellezza di una vita dignitosa e piena  anche sostenendo progetti di scolarizzazione e socializzazione… piccoli semi affidati nelle mani del Padre.

In conclusione vi lasciamo due link  a due siti di amici di Padre Mauro che hanno realizzato un interessante lavoro di documentazione in Chapare: www.cocaland.org (blog con video e racconti) www.photoshelter.com/c/marco_vernaschi/gallery-list (sito con belle foto del Chapare col titolo “BROKEN PROMISES – Bolivia”).

Disabilità e dintorni

2010
05.09

Eccoci qui in una pigra domenica pomeriggio, così ho un po di tempo per raccontarvi qualcosa.

Qualche giorno fa siamo stati a trovare il Dott. Pietro Gamba nel suo ospedale ad Anzaldo, un piccolo paesino sperso sull’altopiano cochabambino: l’occasione è buona per presentarvi questo testimone appassionato dell’amore di Cristo nel servizio agli altri e per fare qualche riflessione sulla disabilità e dintorni.

Pietro è “il medico dei campesinos” che da vent’anni lavora con passione nell’ospedale da lui fondato per poter assistere la gente di quest’area rurale lontana dai servizi della città: assistenza medica, chirurgica ma soprattutto il tentativo di restituire dignità al malato. Assistenza di alta qualità professionale, un ospedale pulito ed efficiente con il proprio laboratorio di analisi, la possibilità di dare accoglienza ai parenti dei malati che spesso risiedono a molte ore di cammino, l’abitudine di stabilire il compenso in base alle possibilità dell’utente… abbiamo davvero trovato un ambiente professionale e allo stesso tempo umano. Con gioia vi segnalo il link del sito dell’associazione che lo sostiene, vale la pena conoscerlo meglio: www.pietrogambaonlus.org .

Oltre ad essere una visita di conoscenza, Pietro ed io abbiamo approfittato per dare assistenza fisioterapica ad alcune persone seguite in ospedale: Emilio, che cito perchè la sua storia è già nel sito di Pietro, ed altri due pazienti. Con Emilio abbiamo proseguito il lavoro verso l’autonomia già iniziato da altri colleghi, esercizi di potenziamento del tronco e delle braccia, piccoli accorgimenti per vestirsi e svestirsi da solo…. piccole cose per ridargli il gusto di una riabilitazione che procede, di una speranza che si fa concreta! In settimana ho incontrato un altro ragazzo paraplegico, con una lesione molto alta e una storia medica post incidente abbastanza brutta: coma, letto per 3 mesi, rientro a casa senza ausili o aiuti.. lo ho incontrato a 4 mesi dall’incidente, le sue condizioni cliniche non sono ancora stabili ma soprattutto ancora nessuno lo ha accompagnato nel percorso di comprensione e rielaborazione della sua nuova condizione. E’ toccato a me! Parlare di danni permanenti, di disabilità ma anche di possibilità ancora aperte, di impegno e speranza!

Mentre parlavo con lui e con Emilio un po’ mi sentivo inadeguata ma soprattutto a disagio perchè ho chiaro in mente che purtroppo, a parità di disabilità, qui in Bolivia esita un handicap ben più grande che in Italia. Carrozzine standard, vecchie e inadeguate (non esiste una fabbrica in tutta Bolivia) da spingere su strade dissestate, sistema sanitario privo di mutua, una cultura che tende a nascondere il disabile più che integrarlo…. Che futuro ha davanti questo sedicenne?! In un mondo dove la maggior parte dei lavori sono irregolari, piccoli espedienti, piccoli lavori per lo più manuali… quale possibilità di lavoro può avere un disabile? Normalmente succede che rimane in casa, in un letto ad aspettare che passino le giornate, i mesi…

Fatico a parlare di speranza e voglia di farcela davanti a questo ragazzo, intuisco però che anche da piccole vittorie personali possa passare un possibile cambio per questo Paese… l’esperienza ventennale del Dott. Pietro e la sua grinta lo testimoniano con forza.  Elisa