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assemblea, bloqueo, donazione… frammenti di vita ordinaria

La quotidianità che prende forma ci ha allontanato un po’ dal blog… non abbiamo grandi novità da raccontarvi ma piccole vicende ordinarie, o quasi.

Il 28 febbraio c’è stata l’Assemblea Parrocchiale che ha ufficializzato l’inizio della Missione Permanente anche qui a Condebamba, come sta lentamente accadendo in tutta l’America Latina.

Per noi è stato bello vedere quante persone, giovani, anziani, catechisti si “compromettono” con la vita della Parrocchia, dedicando tempo ed energia all’annuncio del Vangelo e al servizio degli altri. Contemporaneamente abbiamo però avuto modo di vedere quanto difficile sia fare proposte con un contenuto elaborato a causa di incostanza, difficoltà a rielaborare i contenuti, a volte problemi linguistici o di analfabetismo.

Per quanto riguarda la pastorale, sabato cominceremo un percorso per giovani famiglie che vogliono confrontarsi sull’essere coppia e genitori cristiani cercando contestualmente di creare delle relazioni amicali (ci stavamo provando a Cernusco e siamo finiti per rimetterci in gioco a Cochabamba).

La scommessa su questo percorso è alta perché sappiamo di chiedere un impegno fuori dal comune alle coppie di qua; ci hanno spiegato che normalmente la famiglia non lascia la casa vuota per paura dei furti, ci sono difficoltà culturali nel confrontarsi in pubblico su argomenti intimi della vita familiare e inoltre l’informalità dei lavori di molte persone non da spazio ad un “orario consueto” per gli appuntamenti perciò sarà difficile anche trovare il migliore per tutti.

Sul versante politico segnaliamo invece i nostri primi due giorni di “ferie forzate” a causa del bloqueo. Mercoledì e giovedì della scorsa settimana i conduttori di mezzi pubblici di tutta la Bolivia hanno incrociato le braccia e parcheggiato i loro mezzi nei punti di accesso alle città e sui principali incroci per protestare contro una legge proposta dal Governo al fine di arginare il problema degli incidenti dovuti alla guida in stato di ebbrezza che provocano numerosi morti al mese.

La norma più contestata della proposta di legge prevede il ritiro a vita della licenza di condurre mezzi pubblici all’autista “borracho” e la sospensione dal servizio per tutti i mezzi, e conducenti, della stessa compagnia per un mese.

Il dibattito su questo sciopero è stato molto acceso in tutto il paese perché se da una parte l’opinione pubblica è a favore della “mano pesante”, dall’altra pesa il pensiero di lasciare senza stipendio decine di famiglie per l’incoscienza di un singolo.

Domenica in Parrocchia c’è stata la seconda donazione collettiva di sangue a cura della neonata Associazione Boliviana Donatori di Sangue (ABDS) con una risposta positiva da parte soprattutto dei giovani. Vedere il grande lavoro fatto dall’associazione a livello cittadino e da Don Sergio e Don Eugenio qui in parrocchia per vincere le paure dovute a scarsa conoscenza medica e credenze popolari (donare sangue accelera l’invecchiamento, se ti tolgono il sangue ti rubano l’anima…) ci ha fatto rileggere l’importanza del gesto di donare il sangue. Noi cernuschesi siamo abituati ad un’AVIS attiva ed efficiente, alla presenza di un servizio sanitario nazionale gratuito e possiamo permetterci di non pensare a quante energie che stanno “dentro” alla sacca di sangue che potremmo ricevere nel momento del bisogno.

Ultima nota: ieri “abbiamo” iniziato il trasloco di casa… a Cernusco! Grazie di cuore a tutti gli amici e ai nonni che ci stanno aiutando anche con questi gesti concreti.

ed è già un mese…

 

Dopo un mese dal nostro arrivo iniziamo a vivere una “nuova normalità”, e la sensazione di vacanza sta lentamente lasciando il posto a una bella e ricca quotidianità.

Io, Daniele, da ormai una decina di giorni ho iniziato a lavorare in falegnameria, la cui attività è in fase di ri-progettazione. Assieme ad altri due colleghi dovrei presentare un piano di rilancio a Caritas, unitamente alla promozione di corsi di falegnameria, taglio e cucito e l’apertura di un negozio di artigianato proveniente da diversi gruppi operanti nella regione di Cochabamba.

Un progetto che mi entusiasma e che mi riavvicina al Commercio Equo (un grande amore non si scorda mai!). In questi primi giorni abbiamo visitato due microimprese femminili di cui alcuni prodotti sono già in viaggio per l’Italia. A breve vi aggiornerò su dove gli amici del Kem Kogi allestiranno il banchetto in cui potrete vederli e soprattutto comprarli…

Io, Elisa, ho proseguito la mia attività nella “pastorale della salute”: entrare nelle case, incontrare persone e storie, se possibile accompagnarle nell’affrontare il tema della malattia e della disabilità negli aspetti più pratici. La visita nelle case, spesso una sola camera condivisa in più persone, con bagno esterno, senza armadi e spesso senza tavolo o sedie mi fa riflettere sia sulle condizioni di vita qui sia su ciò che noi normalmente giudichiamo necessario… a Cernusco ci aspetta un 4 locali, abbiamo scelto con cura “il capitolato”, anche qui abbiamo sistemato i nostri locali per questi 2 anni (a proposito, ci siamo trasferiti!)… siamo felici di queste case ma cosa è necessario? Qui incontriamo persone belle, di una cura e dignità straordinarie che escono da case per noi impensabili!

Altro segno di una quotidianità che inizia a prendere forma è che Irene ha iniziato ad andare a scuola. A dispetto dei nostri timori non è stato difficile trovare una soluzione adatta alle nostre esigenze e vederla felice e curiosa nell’affrontare questa grossa novità.

Nonostante proseguano i festeggiamenti di Carnevale anche qui siamo entrati in Quaresima.

Al pueblo de Dios, el Senor lo guiaba, y por el desierto lento lo llevaba. El pueblo de Dios no contaba con nada, tenia esperanzas y asì caminaba. Tambien soy del pueblo Senor y estoy en la marcha, solamente tu gracia me basta y mas nada.”

Buona Quaresima a tutti!

gavettoni, grigliata… insomma CARNEVALE!

Aggiornamenti

..anche se non abbiamo ancora iniziato a lavorare ci stiamo inserendo piano piano nella comunità…come promesso ecco qualche nota sparsa della settimana scorsa.

Domenica alla S. Messa della 10.30 don Sergio ci ha presentati ufficialmente come famiglia residente in parrocchia e lunedì sera abbiamo partecipato al consiglio pastorale, una bella occasione per iniziare ad incontrare la comunità, i suoi volti e il suo stile.

Nel pomeriggio gita dei milanesi in casa bergamasca al Cristo della Concordia, statua di 33 metri ed un pochino (come l’età di Cristo) sita su una collina da cui si gode di una bella vista di Cochabamba dall’alto.

Nella giornata di lunedì, assieme a don Sergio,e ad Oscar, un seminarista boliviano, siamo stati a fare visita alla comunità di Pongo: viaggio di 2 ore abbondanti per salire a 4000 m (abbiamo appurato che i nostri bimbi reggono l’altitudine), bellissimo panorama andino fuori dal finestrino (purtroppo appannato dalla pioggia) e quattro chiacchiere interessanti con Oscar su vari aspetti della vita quotidiana in Bolivia. Quello che più ci ha colpiti e che sicuramente vale la pena riportare è che durante i primi anni di seminario Oscar e i suoi compagni lavoravano alcuni giorni la settimana in miniera per mantenersi…

Arrivati a Pongo abbiamo trovato ad accoglierci altri seminaristi che, al termine degli studi, stanno compiendo il loro anno pastorale a fianco di padre Crispin, un ometto rotondo con impresso nello sguardo l’amore e la dedizione per ciascuna delle persone che popolano le 122 comunità sparse per le Ande e di cui lui è parroco.

Un progetto molto interessante che padre Crispin sta portando avanti con l’aiuto di don Sergio e altri collaboratori è un centro per l’educazione alternativa. Per migliorare le condizioni di vita delle persone che vivono talvolta a molte ore di strada sterrata e poi di cammino da Pongo, sono stati organizzati corsi di agrozootecnia, falegnameria, taglio e cucito e altre materie curricolari con la formula di moduli residenziali: una/due settimane al mese gli studenti, tra cui molti adulti, arrivano dalle loro comunità e frequentano i corsi, avendo il resto del mese “libero” per lavorare i campi e dedicarsi alle loro attività nel loro villaggio. Amici del Kem Kogi, stiamo valutando se questo può essere un buon progetto da sostenere!!

Nella serata di martedì sono arrivati in parrocchia Antonio e Don Antonio dell’ufficio missionario di Milano. Una visita che ci ha fatto molto piacere segno di amicizia, di un’attenzione che anche la Chiesa di Milano ci sta dedicando, e ancor più segno che siamo tutti operai di una stessa vigna: la Sua, un Padrone che non bada a confini e distanze!.

Con loro mercoledì abbiamo assistito ad un evento molto importante, di quelli che potrebbero portare una grande cambiamento nel paese: la prima donazione di sangue organizzata dall’Associazione Boliviana Donatori di Sangue. L’associazione, promossa dalla Chiesa e sovvenzionata dall’Avis Veneto, ha l’ambizioso obiettivo di rendere disponibile il sangue gratuitamente in tutti gli ospedali del paese poiché a tutt’oggi in Bolivia quando si ha necessità di una trasfusione, oltre a pagare (non esiste una copertura sanitaria universale) occorre portare in ospedale due donatori.

Elisa inoltre in questi giorni ha iniziato ad entrare in ospedale per accompagnare un malato, nei centri di riabilitazione vicino a casa… è complesso spiegare: c’è spesso personale competente, strutture di discreto livello… purtroppo, come dicevamo, curarsi ha un costo, la povertà materiale e a volte l’ignoranza non consentono un precoce accesso alle cure… e così ci si trova condividere con le persone tratti di vita segnati dal dolore: di recente è morto nell’ora di educazione fisica un ragazzo di 15 anni per infarto probabilmente causato da una malattia cardiaca non curata, stiamo seguendo la vicenda di un bimbo con un brutto tumore al cervello… Queste storie entrano nella nostra casa, vivendo col parroco è abbastanza naturale, ma il lasciarci coinvolgere ci interroga, liberati dalle incombenze della vita ordinaria abbiamo la possibilità e il dono di vivere questa piccola esperienza di prossimità e carità e questo ci piace.

improvvisazione boliviana

è sera tardi, dovremmo aggiornare il sito perchè latitiamo da alcuni giorni ma le giornate si stanno lentamente riempiendo, i lavori per la casa nuova ci stanno impegnando e quindi ogni giorno troviamo una “scusa” per rimandare. Promettiamo che vi racconteremo alcune delle belle cose dei giorni scorsi ma per questa sera non potete perdervi queste foto!  Avete presente le infinite prove per i balletti in oratorio? dimenticatevele! Oggi, dopo mezz’ora di confuse prove in 10 ieri sera, alla festa della Cappella di Linde nella nostra parrocchia, i ragazzi (e non solo come vedrete!!) hanno fatto un figurone ballando una musica tradizionale afro-boliviana in 20 e tutti in costume tipico. Magie della semplicità e dell’improvvisazione che regnano qui! Improvvisiamo nel bene e nel male, qui ogni giorno occorre essere pronti a lasciare da parte i propri piani pechè altro di più urgente ti chiama: domani dovremmo imbiancare ma prima, in mattinata, Daniele accompagnerà Padre Sergio a portare la colazione ad un gruppo di indigeni della zona amazzonica, che sono giunti in città 5 giorni fa per protestare contro il loro rappresentante che sembra non dia voce alle loro istanze nell’Assemblea Indigena. La Caritas,oggi, si è fatta carico di donne e bambini offrendo alloggio e cure mediche, domani si vedrà!

ancora in vacanza!

 

27 gennaio, giornata della memoria anche qui.. non in Bolivia dove pare non esserci molta attenzione sul tema ma almeno in casa ci abbiamo provato con un momento di preghiera alla mattina e, se non crolliamo dal sonno, un film insieme fra poco quando rientreranno i preti dalle loro attività.

Già che siamo in tema riportiamo due note sulla nostra quotidianità ancora vacanziera (… la eli inizia a friggere…): sveglia intorno alle 7.30, lunga colazione più o meno in condivisione con gli altri abitanti della casa e preghiera in cappellina per affidare la giornata; poi ognuno parte per le sue attività e ci si ritrova alle 12.30 per pranzo e 4 chiacchiere. Al pomeriggio di nuovo ognuno alle sue attività. Noi famiglia restelli ceniamo verso le 19.30 con chi è già rientrato, altrimenti ci si ritrova dopo cena per chiudere la giornata. Normalmente saremmo in 8: noi, padre Sergio, il parroco, padre Eugenio e due ragazzi in servizio civile Alessandra e Matteo, ma spesso abbiamo ospiti e amici che si uniscono alla vita di casa. In questo periodo per esempio ci sono alcuni signori di un’associazione di Bergamo che si stanno occupando di alcuni lavori di manutenzione nelle comunità sulle Ande.

Altra nota di vita quotidiana: sono iniziati i lavori per sistemare la nostra casa!

Nel fine settimana abbiamo fatto un giro in centro e oggi prima gita fuori Cochabamba, siamo andati a visitare un’azienda agricola e una scuola di agrozootecnia che fanno capo all’opera della “Ciudad del Niño”, istituto legato alla diocesi di Bergamo, che ospita orfani.

Ci sentiamo ancora un po’ estranei a questa comunità che pure ci accoglie con gioia e interesse ma sicuramente nonostante l’oceano di mezzo sentiamo che il legame con la nostra comunità di origine, con voi amici è veramente forte: grazie per la vicinanza che ci mostrate fatta di mail e messaggi che accompagnano le nostre giornate!

Inizia il film.. ciao!!!

eccoci qui...

…ancora un po’ anestetizzati dal fuso e dalle mille realtà… o forse dalla consapevolezza che questa volta non dobbiamo capire, vedere, respirare tutto subito perché avremo tempo, non è una vacanza, sarà la nostra vita per i prossimi due anni.
Abbiamo trovato una casa accogliente e persone che ci aiutano a prendere il tempo necessario perché la nostra famiglia possa entrare con serenità in questa nuova comunità. Ci sentiamo quasi in vacanza: tempo per noi, per i nostri bimbi, qualche giro per la città ed il quartiere.. nada mas! Nel fine settimana dovrebbe rientrare dalle vacanze con i chirichetti il nostro parroco e con lui e gli altri referenti proveremo a pianificare i prossimi passi.
Quel che più ci stupisce è la naturalezza con cui fino ad ora Irene ha vissuto in questa realtà tanto diversa… il taxi collettivo, le persone in abiti tradizionali, la città e le case così differenti da Cernusco, il cane di casa (Sancho)… lei guarda, assorbe e lentamente sembra lasciarsi coinvolgere. E’ bello vedere Irene giocare con il cane di casa, e sentire Emanuele chiamare, con un po’ di diffidenza, “sancho, sancho, bau”, questo ci da la percezione che tutto sommato sono tranquilli.
Tutto ciò è per noi fonte di serenità e motivo di ringraziamento a Colui che ci accompagna e al quale vogliamo affidarci.
Oggi qui è Festa Nazionale perché si celebra la “possessione” di Evo ovvero la cerimonia, in stile incaico, di incoronamento del Presidente come capo dello Stato Plurinazionale di Bolivia: intorno sentiamo fermento, c’è chi approva il Presidente indigeno che mostra attenzione alle classi più povere e chi ne teme la retorica populista e la scarsa capacità di incidere realmente sulle questioni più importanti come la gestione dello stato sociale e la corruzione! In questi pochi giorni ci siamo già resi conto della discrepanza tra le notizie che arrivano in Europa e la realtà che vive il Paese… ci occorrerà tempo per informarci e conoscere davvero la realtà in cui dovremo lavorare e confrontarci.

grazie!

Ormai con un piede sull’aereo vogliamo salutare e ringraziare tutti coloro che con il loro aiuto e sostegno ci hanno accompagnato fin qua. Sicuramente questo periodo è stato meno faticoso del previsto anche grazie al vostro aiuto!
A presto

Partiamo...

Gennaio 2010, si parte, destinazione Cochabamba… <<finalmente!>> dirà chi ha seguito il nostro tortuoso percorso fin dall’inizio, altri, più stupiti o perplessi, si staranno chiedendo dov’è e perché. A chi ha condiviso, a chi non condivide, a chi vorrà condividere scriviamo questa lettera.

Il nostro interesse per l’ambito della mondialità e della missionarietà è nato quasi 10 anni fa in seguito al primo cammino di Sichem, propostoci da Don Paolo, che ci ha portato nel 2000 fino ad un viaggio di conoscenza in Ecuador… ancora sono vivi il ricordo della vertigine del primo incontro con un mondo così altro dal nostro ma anche l’amarezza nel vedere povertà e degrado sentendone tutta l’ingiustizia! Emozioni forti tipiche dei 20 anni che però hanno avuto l’indiscusso merito di lasciare in noi un desiderio (vocazione?!) di incontro con altre culture e una sana voglia di capire come nel nostro poco poter contribuire a cambiare le cose.

Ecco quindi i vari viaggi più o meno di lavoro o conoscenza (Bosnia, Senegal, Perù), l’impegno nel “KemKogi” (www.kemkogi.com), il corso  per volontari internazionali presso l’ONG il Celim Bergamo.

In questi anni siamo “diventati grandi”: abbiamo iniziato a lavorare (Elisa come fisioterapista e Daniele nel settore del commercio), ci siamo sposati, sono nati i nostri due bimbi (Irene di 3 anni ed Emanuele di 1), l’impegno in politica locale, nella Caritas… tante cose insomma come molte giovani famiglie, ma ogni tanto il “tarlo ecuadoregno” tornava a farsi sentire. Abbiamo capito che era ora di dargli ascolto e affidarci al Signore per vedere dove questo sogno ci avrebbe portato. Due anni fa il nostro aprirci a questa possibilità ha coinciso (non per caso, ci piace pensare) con l’arrivo di una proposta del Celim e dell’Ufficio Missionario di Bergamo che ci ha entusiasmati e obbligati a tornare a motivare il nostro si.

Di seguito vogliamo condividere con voi alcuni dei mille pensieri emersi in questo periodo.

Da sempre sentiamo di aver ricevuto un surplus di amore e benedizione da Dio che si è manifestato in molti modi: due belle famiglie, una comunità cristiana e cittadina in cui crescere e coltivare relazioni e amicizie vere, due splendidi bambini e non da ultimo la fortuna di poter vivere in modo sereno e dignitoso anche economicamente.

La frase “a chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto” (Lc12,48) non è certo una minaccia, l’immagine che ci viene in mente è la manna che, come ci ha fatto riflettere la prima lettura del nostro matrimonio, è un dono di Dio che marcisce se viene accumulata e trattenuta (Esodo 16). Il pensiero che tutto questo bene ricevuto invece di circolare possa marcire ci inquieta un po’; non che l’inquietudine di partire con due bambini e lasciare famiglie, amici e casa sia da meno. In questi mesi le paure hanno bussato alla nostra porta, sappiamo anche che busseranno ancora e per questo siamo grati a Dio di averci dato un sogno grande e degli amici altrettanto grandi con cui condividerlo e alimentarlo. Il sogno che davvero ci possa essere un altro modo di vivere, un modo e un mondo in cui l’uomo, ogni uomo, valga in quanto tale. Don Gnocchi diceva che occorre andare alla ricerca e recuperare tutti i più piccoli frammenti di vita perché anche questi possano lodare Dio; i progetti di promozione umana in cui andremo a lavorare si inseriscono in questa prospettiva. Pur con la consapevolezza che la realizzazione del nostro sogno, senza che vengano modificati alcuni “macro sistemi”, sarà molto difficile, crediamo che essa passi anche attraverso il cambiamento del modo di vivere di ciascuno di noi. Da questa esperienza in terra boliviana speriamo allora di essere educati alla sobrietà e alla condivisione e chissà che vedere e raccontare il mondo dai 2500 metri di Cochabamba possa far maturare in noi e nella nostra comunità pastorale nuovi frutti.